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Full text of "Dialogo di M. Lodovico Dolce della institution delle donne : da lui stesso in questa quarta impressione riueduto, e di piu utili cose ampliato, & con la tauola delle cose piu degne di memoria"

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DI M* LODOVICO 
DOLCE DELLA INSTI- 

TVTION DELLE DONNE. 

DJL LVl STESSO 17^ QUESTA 
quarta jmprefìione riueduto 3 edipiu utili 
cofe ampli ato,& con la tauola del- 
le cofepiu degne di memoria . 



C TsL 'PRIVILEGIO. 




IN VINEGIA APPRESSO GABRIE& 

GIOLITO DE» FERRARI. 

M D h X. 






"* 



/U 




ALLA ILLVS. SONORA, 

LA SIGNORA VIOLANTE 

DA SAN GIORGIO.. 
TF^ES IDEATE Z>J CJLSJLLE. 

GsABB^IEL GIOLITO DE* F E ^^£ ^1. 

7ANTVNQVE,//. 

luftre SionoraJ'huomo 
fa di tanta maramgho 
fa Eccellenza 3 che da 
Greci picciolo mondo fk 
detto : nondimeno s'edito intelletto con le 
buone difcipline delle uirtu di continuo no 
uà colt mando , di nobile ftf) di gentile , di- 
uien rozp ft) uile,di maniera , che poco fi 
può dire differente daglialtn ammalile he 
fono priui della ragione. Ile he f auuiene al 
l y huomo;alla Donna e da conchiuder c:cht 
auuenga parimente >et in parte molto più , 
per effère ilfffo femimle non cofforte, co- 
me e quello deglihuomini.Mafe allo'ncon 

trofrmolgono alle uirtu ft) a i cofumilo 

A ij 



deuoli^ambedmperuengono a tata perfet 
tione>che $ ammano a quella degli Ange- 
li. Onde battendo molti antichi Scrittori in 
diuerfi Libri dejcrittitiPgli h uomini i pre- 
cetti della uita;^) nejfuno alla Donna ha 
uendo(che io fappia)lafcian particolari re 
gole: ho uoluto io, per giouar loro , dare m 
Luce il preferite Dialogo di M. Lodouico 
Dolce: nel quale egli, feguit andò in ciò ileo 
fiume delie Api, ha raccolto da molti Filo 
fofi gli ammaefir amenti, che appartengo- 
no alla buona fg) uirtuofa uita,cbe dee te- 
nere una Donna in qualunque flato che 
può cadere . Quefia opera dunque d'altro 
ornamento bijogno non hauea > che di por - 
tare in fronte ilnome di V. S. Illus. in cut 
tutte le più belle ftj eccellenti uirtu , che fi 
pojjòno difìderare in fitggia ft) ualorofà 
Donnajengono il loro principato:in guifa, 
che nejjkna parte di gentile ft) uirtuofo fi 
zontiene in quefliragionamenti,che nofia 



nella perfena duV. S. marauiglwjamente 
raccolta. Ile he ottimamente Jì comprende , 
riguardandofì non pure al prudente et rno 
defogouerno y coche ella ammimjlra le co 
fé per tineti alla Jua cura: ma alle tante et 

fingolari prodezze ft) mirabili eccellenza > 
che fi ueggono ne i fuoi Illufòri ft) ualorofi 
fgliuolide quali jenza dubbio fi pò fonop'm 
toflo inuidiare , che imitare. Hauranno 
adunane le Donne nel picciolo uolumetto 
honefti ff) fanti ammae fi r amenti : ff) in 
V. S. l'efmpio, anzi più tojìo tefmplare 
di tutto quello y che in ejjo leggeranno. Et le 
"Donzelle impareranno da V. S.lapurità, 
le Maritate la fede, ff) le TJedoue la tol- 
leranza ff) la caft ita. Ella intanto riceue- 
rà il picciol dono con quell'animo > che io 
glie lo porgo y defderofo di moflrarle fem- 
pre alcuno più uiuofgno della debita diuo 
tione ft)fruitu , che io le porto. Di Vinc- 
aia. <^AlliVL di T^ouembre. mdxlv* 

A iif 




395 



tavola delle cose 

CHE NEL DIALOGO 
SI CONTENGONO. 



«sr 





^E L VIDIMO LIBICO. 

H E Ciafcuna Lauori, ch'erano tifati dalle <tn- 
Donna doiereb fiche Komane:& quelli , che fi 
he lattare i debbono tifare hoggidi. i f 

fuoi figliuoli . Che la giouane fi de efercitare 
a car. 6 in tutte le hi fogne della cafa : 

Di quanta importanza fia il la lommodità C? l'utile, che 
latte > & della proprietà gp da quefio ne deriua . u 

nirtu di quello . 7 che la Donna de imparar lette- 

Conditioni , che fi debbono ri- re,dannandofi la openion dt* 
cercar nella Balia . 7 uolgari . 15 

Quah deono effer 1 primi gtuo- Di fior fo, nel quale fi dimoJìra t 
chi della fanciulla . 7 tutte le Donne letterate , effe- 

l>\odo , che fide tenere ad infe- re fiate honefie , c-r di ottima 
gnare alla fanciulla i buoni ulta : lodando fi alcune, illufiri 
cofiumi,in cheguifa riprender Donne della noflra età. 14. 15. \6 
1a,& efortarla allauirtu. 9 Che fi de eleggere Donna oHuo 
Due fini, a i quali fi dee indri^- tno dotto & di buona uita, che 
%are ogni Donna : Kelìgione , indegni alla figliuola . 17 

O' gouer no di famiglia, io Quale dottrina appartiene alla 
Due uirtu, nelle quali fi dee prin Donna , & 1 libri , che ella de 
cipalmente ammaefirarla : leggere. 18.19 

Vergogna , £? timidità, io Loda della Virginità, quali uè* 



i AVOLA. 

rame» te fi debbono addman- tu da una gentildonna a un 

io? yarghù) % & il danno & conuito. 28 

biafimo, chefegue alla Donna, Quanto la madre de effer guar 

chtdilet jifrtua . 20 diana della figliuola . 28 

Ninna altra eccellenza ricercar- Che la madre non de menare la 

fi mila Donna. fuori, che la ca- figliuola a filaci ,nea fefie. 

fina . 23 a car. 28 

La cura,che de f onere intorno a Danna fi nelle Donne il giuoco 

ìa>,&con quai modi può dell? carte, dt Dadi , ey del 

conferuarla, 14 Tauogliere. 28 

Quale effer debba il cibo , il uè- Defcrittione della lingua,^ del 

Jhre, & 1 inter lenimento della Vufo di quella. 28 

V ergine. 24 Modi e coftumi,che de ojferuare 

Che la giouane fopra tutte le co- il padre in trouar marito alla, 

fé danofe de fuggire Vocio . 28 figliuola , & quali conditioni 

Dannafi L'ufo de* belletti, & rac de ricercare in quello . 3 1 

contafì la prudenza dimofira- Con figlio di alatone . ji 



T^EL SECONDO L1BBJ). 

QVello,chedè confederare caflita e amore . 4* 

la fpofa prima, che ella limale, che commette , rom~ 
entri in cafa del nouel- pendo le leggi del matrimonio, 
lo marito, J8.39 a car. 41 

Diffinitione del matrimonio. 39 Kifyofia d'una honefia matro- 

Legge offeruata da domani fo- na a unfuo amante . 41 

pra quelli , che fen\a moglie La moglie effer tutta fottopofia 
erano peruenuù alla uecchieZ- al marito . 42 

\a di Licurgo, & di Lacedemo Efempi di alcune antiche , che fi 
m . 39 ucci/ero per ferbare la cafiita . 

La moglie & ti marito effer e un a car. 44 

corpo filo , di cui il marito è Amore delle mogli uerfo t mari- 
capo . 40 ti . 44 

1/ di delle no\Z* douerfi /pende- lìiftoria di Gamma, che per uen 
re in oratiom , & non in dan- dicare la morte del marito aue 
\e e conuit* . 4 1 Uno fefieffa, £T colui , che lo 

Due parti , che principalmente hauea uccifo . 4* 

debbono trouarfi nella moglie. Il marito ejjer l'anima della mo 



TAVOLA. 

glie, #» quanto è a lei debito \ddio e/Jèr per tutto: et maxima, 
l*ej]er retta & governata da mente dotte è la pace et la cari 
quello. 47 tajaquale de fempre trouarfi 

Con quanto sìudio de cercare di tra il marito e la moglie,e del- 
fempre feruìre , honorare , e-7* la concordi a } & di alcuni utili 
piacere al marito, & come fi ammaeflr amenti infegnatiai 
fuo acquiflare l* amor e . 48 dtfeepoh da Pithagora , & la 

Efempio bellifimo d'una Vinitia moglie non douere tjìimare al- 
na;laquale il marito nel letto tra cofa propria , che la bontà 
infermo dieci anniferuì . 49 & la caflita . 51 

Che la moglie de effere humile , Della Gelofia ; e come la moglie 
& /offerir tutte le auucrfitàje de [chi far e di non dar cagione 
quali per cagione del marito, al marito di dtuemr gelofo\ & 
di fortuna le auuengonc. 49 a lei lagelofia non conuenir- 

Che de tenere i fuot affanni O* fi. 55 

le miferie fegrete fenica appale Efempio d*una giouane, che per 

farne alcuna . 50 trar da pericoli il marito,con- 

Che a luogo & tempo de ripren fentì,che ejfo nella fua ca/a me 
aere piaceuolmente il marito naffe la amata giouane. $$ 
negli errori , ne* qual è incor- Quello,chefcriue Artfiotele d'in 
fo. jo torno alla cura famigliare. 59 

the ella dèpofponer tutte le al- Modo di orare & brieue di fior- 
tré atùoni per feruìre a' bifo- fo per tutte le attiont,che de te 
gni del marito. 50 nere la maritata. do 

T^EL TERJLQ LIB F^O . 

Q vale degli fati fia più gra Quali efflr debbano le fue ora* 

t to a Dto,o il Virginale, tiont , £r quale tutta la (uà 

il Matrimoniale , ti Vedoui- uita . 78 

le. 64 ?arole di S.Girolamo in materia 

Jn che guifa fide confortar la di conferuare la buona fama , 

Vedoua. 70 cofa che multo alla Vedouaap- 

Che la Vedova bauindo figltuo- paritene. 79 

li , non fi dte rimaritare , ma Efempio di Giudi th ; nel quale 

leuarfi tutta con lo Jpirito a fi contiene la forma di tutta la 

Dio . 71 uita della Vedoua,& lode di al 

Cura delle fepolture , &> delle cune uedoue tllujìri , & amare 

fompe,che fi ufano . 7* Vio^fer. 80 



LIBRO PRIMO 

DEL DIALOGO 

DI M. LODOVICO DOLCE. 

NEL CAVALE 51 RAGIONA DELLA 

Inftitution della giouane non maritata. 



D OB^OTHEiA , FLAMINIO. 




O h a v e v a in animo SU 
gnor Flaminio, di proporui una 
bella materici da ragionare : mi 
ueggttido, quanto intentarne?}» 
te leggete quel libro , che ui re* 
co il Sannuto diBafìlea , rimet* 
\ tendok a un altro giorno , vie* 
uenuto dijìderio di dimandami il fogget to , di che effo 
tratta. Fla, Sig. Borothea il [oggetto di que&o libro e 
diletteuole^w utile : o 1 a me farebbe Sommamente caro, 
che uoi ìntendefte li lingua Latina ; concio jìa cofa , che 
quantunque fiate tale , che poco più dire fi può aggiun* 
gere alle rare uirtk er alle belle doti del twftro animo: 
non di meno io ofo 3 dire che ui far ette affli migliore col 
frutto della fua leHioneipercioche nìurì altra e più coue* 
neuole a honefia donna , ne perauentura più necejfarii. 
Dor. Quafi y che io andaua tuttauia indonnando meco 
fleffa luna cofa zr l'altraiaoc >chSl libro foffe fritto 
nella lingua^che diterfdU quale fiett d'ogni tipo JludÌQ- 



LIBRO 

fo <tmdr dirìgili, et appreffo,che egli trattaffe di qudlche 
[oggetto nobilcinon però mi farei appofto,che'l /oggetto 
conueniffe dDone.ma di gratia,fe cofi èrtemene pdrte 
cipe di alcuna picchia purte.'ELA. Quefto io farei uolen* 
tieriianzi uorrei io y che per opra della mia lingua uì por 
Lille con noi tutto quc$o,cbe nel libro fi contiene;fe tono 
temejluche la memoria m'abadonaffe tra uia . che tufare 
ufficio dì Spofìtor di parole^oltre che è co falche folamen 
te fi richiede co* fanciulli nelle feote: pen forche duci far eh 
he più tofto di noia,che di diletto . M* perche fappìate 
h materia ,- ejjo tratta il modo d'inftituir uirtuofamente 
la Donna ne i tre futi , che occorrono nella u.ta humd* 
na : formando a perfettione una Donzella , una marita* 
ta>cr feguentemente una uedoua . Dicod perfettione ,in 
quanto è conceduto alla debolezzd humdna ; concioftd 
-co fa, che niente nel mondo è di perfetto. D o r. Dunque 
non uì grauì di effermì cortefe di fi bello er pretiofo the 
foro . Netrouate mecofeufa di mancamento di memoria: 
ch'egli fi fa bene, quanto in quella parte , fi come ancora 
in molte altre^è fiata liberale er fauoreuole la natura; 
ne leggerle mai cofa , cheeUa con perpetuo fuggello non 
uis 'imprime ffe nell'intelletto ♦ Però aggraditemi di que= 
ftofauoreine ricufate dì ufar uerfo di me quella cortefia, 
ebefenza uoflra perdita può effere di molto mìo utile. 
F l a. Poi che jete cotanto defiderofa d'afcoltare ; io per 
fodisfarui,fon contento di far proua,fe e ucro queUo,che 
dite, della mia memoria . ilche fé fatto mi uerra, come io 
defidero,fìa a beneficio non tanto di uoi, quanto di Lau 
retta uoftra;che hord tenera fanciuUd attende dalla uos 
ftra uirtùla ricchezza di quelle doti, che non fi poffono 



PRIMO. 5 

Ufciir per hereditd . Se io calerò [etto quefto pefo , U 
uergognxneuerraauoi;chemi ponete adoffò carico , 
che forfè non fono atto afoftenere ,Dor. Di quefto la» 
fcUte pure , che ne uenga a me tutto il biafìmo: chi io iti 
prometto di douerlo riceuere in me ftefjk molto uolcntie* 
risi però, che Uifia in piacere , che alcuna uolta io pofs 
fa interromper ui^ dimandarla la dichiaration di quel* 
le co fesche per debolezza del mio ingegno, non farò atta 
d intendere cofi facilmente , F l dimandate pnre,ej in 
terrompetemi ad ogni uoftro talentoiche io ui rìfpondea 
ròfempre cortefemente,et con lieto animoicomc che io mi 
creda y che ciò non ni fari dibifogno.Ma prima ritiriamo* 
ci dirimpetto a quefla finejlra:perciocbe la piaceuole we- 
dutd di quefto Giardino ; ilquale bora riuefìito delle fue 
fyoglie,tutto beUo,*cr tutto ridente ci fi dimoerà ,fard 
me più pronto a ragionare , cr uoi perauentura a udU 
re.DoR, Incornine iateiche io battendo con gran difìde 
rio .Fla, Riputate adunque,che parlando io,mede(ìma 
mente parli quefto libro . D-o r. Anzi io slimerò , che 
quefto libro fu mutolo, et che infua uece ragioniate uoi: 
fi come quello,che fé pure effo parlafje ,folo ( rifletto a 
me)\ntendete ilfuo linguaggio ♦ F l A.Bella materia, co= 
me io duo , Signora Dorothea, e quelU>deUa quale uole 
teycfrio uiragioni:percioche niuna cofa al ripofo de" mor 
tali è più necefjaria,che infegnar uirtu,cr honeili coftu* 
mi alla Donna;laquale in tutti i bifogni della ulta , e com 
pagna perpetua dell' huomoiq tutti do fi uede , che l'amici^ 
tie,zrgli amori, che nafeono infra i buoni, fempre dura 
no^matraicattiui hanno termine in breue tempo. Cnde 
fu detto lìQiifewza cagione da un gra F/Zo/o/o, che quelle 



LIBRO 

cittì , netlequali le femine fi trouano poco bene difciplia 

nate fono d'una gran parte dì felicità priue . Et per cer* 

to qual può effer maggior mifcria, di quella , che è a do* 

uer uiuer tutto lo (patio della ulta, che ci è conceduta da, 

Dio,infieme con la compagnia d alcun maluaggiofilchefe 

meritamente dtf)equdfauio huomo delle città; più conue 

neuolmente fi piw dire d'una cafapriuata, perche quado 

le cofe pr tutte uanno male, no pojjbno camwar he le pu 

bliche. Molti hanno fcritto dìutrfì libri Regnando il mo 

do di conofcer la bontà e la bellezza d'un cauallo, di do* 

marlo,cr di gouernarloima come fi debba allemreAcco* 

fiumare , er ammaeftrare una giouaiie , niuno fino a qui 

(fuor che quefto autore)ha moffo la mano a fcriuere. 

Forfe,percbe è openion d'alcuni dotti, che fi leggano più 

uolentieri le cofe diletteuoli, che le utili , o che maggiore 

utilità porga al mondo l'ufo del cauallo, che non fa ddla 

Dotma.ma non cndo io,che alcuno fia di cofi pouero giù 

dicio,che a quefto faocco parere appoggi la fui creden* 

Zaipercìoche noi tutti nafeiamo di Donne , uiuiamo con 

Domme,et fenza Donne non fi poffono conferuare, ne he 

reggere le nolìre foftanzeAn cctal guifa la maggior pars 

te della tranquilla, et all'incontro de' difturbi delle citte 

di er delle famiglie derìuapur dalle Donne . Appreffo, 

que Ubriache ci recano maggior profitto, dilettano etian 

dio molto più gli intelletti fanr.et di coloro, che nel legge 

re apprezzano più il diletto, che,quel che gioua,e da far 

ne poca fttma:perche efii fono fimili a coloro, che tengo* 

no più caro il uetro,che le gemme, una imagine dipinta, 

che una uer a ; er infume col cane di Efopo , la fidando il 

proprio nudrimento dell'anima, cercano t ombra fuggiti 



PRIMO- tf 

ux nell'acqua delle uanita bumane. Md quale e più dolce 
cofa, della uirtu i quale più utile ì quale più nobile ey di 
maggiore ornamentoteerto ninna. Molti ancora hanno in 
fegnato con gran diligenza & coltiuare i terreni , trala* 
filando queftaparteiquafi, ebepiu fi debba prezzare il 
uiuere,cbe dbatuiuere.Douendo io adunque darprin* 
àpio a quejìo utile ragionamento, dico, prudente Signo* 
ranche a uoler,che lhuomo(ey [otto qucfla uoce huemo 
intenderete , che fi comprendano ambidue i fé fi ) riejca 
perfetto in alcun' arte , neceffariacofa e, che a quella dia 
opera dafanciuUoiperòfu opauone d'alcuni > che l'Ora* 
tare s'incominci affé a formar dalle cune . Onde , fi come 
a un pouero artefice fuol parer molto tardo quel giorno, 
nel quale egli dee riceuere il premio delle fue fatiche;®* 
al pupillo defiderofo di uiuereafuo modo , affai rincree 
fee affrettar la uenuta di queWanno , che apporta fine 
al noiofo imperio de y Seueri tutori : cofi debbiamo noi 
giudicar, che tardi ogni tempo, in cui $' incominci afjpar* 
gerc ilfeme pretiofo della uirìu nel petto de* noftri figli* 
uoli,ey per qual atgione credete uoi, che quejìo Alloro, 
che c'è qui innanzi fi* crefeiuto cofi bello et cofi diritto; 
fé non perche alhora,che e fio era picchia uerga,fu dal* 
lo appoggio, che gli fecero le uoftre mani, maejlreuolmc 
te ritenuto er fojìentatoì Somigliantemente il cane corre 
audace nelle felue, che da picciolo fu auezzodi latrare al 
la pelle dell'Or fo, del Cinghiale, er d'altro fi fatto animi 
le poflagli innanzi.^ adunq; mefliero,Sig.mia,che que 
{li efempi con tanto maggior cura fi offerumo dal padre 
della famiglia in ammaeflrar la figliuola, quato ha io pi* 
dibìfogno g/j huomini d'una f emina ben creata, che d un* 



LIBRO 

puntd crefciuta dirittamète, o d'un cane eccellete in cac* 
cu . Pigliar À adunque il principio non pure da gli anni 
teneri, mi ancora dal Ulte iftefjb: il qual latte uorrei, che 
in quanto fare fi poteffe,foffe della propria madre:percio 
che di qui tra lei er la figliuola quafifempre maggior ca 
rità cy amore nefegue.e lafciando flare molte particola- 
rità, che in ciò fi potróbono dire: fi auiene egli, che pare- 
aciafeuna affai più uera figliuola quella, che effa non Job 
ha portata mi corpo , er d'indi con la dura Ugge del na= 
[cere partoritala bambinetta fu dolce pefo delle fue brac 
eia, fu nutrita del fno fangue,po(ìa a dormirc,uegghiata, 
accarezzata, et trattenuta con que dola alktta)nenti,che 
fenz* umore non altroché freddamente , e con poca cura 
fìpojfono ufar dalie Balie, Quefio aW incontro è cagione, 
che la figliuola ama con più caldo zelo la madre : tlqual 
Zelo aceejo in lei nel femplice er tenero petto , ne glian* 
tu poi della ragion arde con maggior fiamma, confederati 
do efja le fatiche er gli affanni portati er fofienuti per 
lei . Ma non ueggiamo noi gli animali bruti: come fono i 
Leoni, gli Qrfì,z? altre crudeli e rapaci Fiereiamar con 
tanta tenerezza gli huomini,chegli hanno allenati, che 
per loro non ricufano di morirefche adunque penjaremo 
che far debba la creatura dotata della ragione! Auuiene 
più oltre, che non [olamente l'amore, (ilche da fefleffo è 
affai) ma in un certo modo ancora la inclination [delle ni 
ture, cri coflumifi beueuano col latte , er di qui è,che 
jpeffe uolte fi ueggono figliuoli di madri honefiè riufeir 
dishonefli, er disfvnili da padri loro : er molti fé ne ma 
rauigliano per intender di quanta importanza e il latte * 
Vero fi legge appreffo GeUio quella bella ammonitiondi 



PRIMO. 7 

Yanorino-xbe ogni grati mdtrotu dourebbe tittarconle 
proprie m immette i fuoi piccioli figliuoletti . nefenza ca 
gione e in bocci de uolgari,che certo huomo, per batter 
prefo il Utte di um Scroffi y in modo amò fempre il 
fangoso* le brutture detti terra, che godem di riuoiger= 
fi per quelle;®- jhrui dentro tutto ilfuo tempo.Ricorda 
mi batter letto, che unfanciulletto, nudrito dal Utte \tn» 
ni Certa y crefeendo diuenne ueloafitmo nel corfo . Et e 
uera,che y l capretto ejjendo lattato dalli pecora, prò 
duce i peli del naturale più teneri: cr all'incontro l'agnel 
lo fé prende il latte dalla capra, gli fa più duri : ancóra 
nelle piante bi più forzi thumore er li candition del 
terreno , che non ha d feme ♦ Per qual cagione adunque 
fi rimangono le nobili Donne di queflo primo cofi debU 
to er pietofo officio uerfo i figliuoli f per pcco amore 
non credo io ; perche ninno amore è uguale a quello deU 
la midre : ne alcuna può efjer di cofi fiera natura , ch'eU 
la habbia in odio lejue carni : altramente farebbe in qué 
fio la Donna fuperaU dalle Beftie : lequali amano i figli 
loro , gli nudrifeono, ZT alleuano con tanta beniuolen* 
Zi>cbe mai non gli ibandonano , in fino a tanto , che co* 
nofcono,che efii hanno bifogno dell'opra loro. Vartorifct 
lOrJa ifuoi figliuoli , quafi maffa di carne fenzi perfeU 
tione alcuna:® con la lingua 9 a ciò eficace inftrumeto dal 
la natura conceduto , a poco a poco gli uà formando , di 
maniera che non pur madre y mi artefice di quelli meri- 
ta efjer' detta . E la donna , amoreuole cr humana ,i 
fuoi di lattare non degna ; forfè parendole queflo ufficio 
feruile,-o perche teme di non offender la morbidezza 
della pcrfona,o almeno per fuggire la fatica! A me pare 



LIBRO 

ciafcuna di quefle cagioni affai leggiera:perche fé etla ter 
rà(come ben diceua quella llluftre Cornetta madre de* 
Gracchi)che'l maggior tbeforo detla fui cafa fieno i fuoi 
figliuoli ; giudicherà ancor a,niuna fatica effer più cara 
ne più lodeuok; di quella , che fi pone d'intorno alia cura 
P'gouirno /oro, £7^ il lattare nonfolo non offenderà 
gioua. anzi il contrario facendo ,auuiene , che nel fece ar" 
fi del Utte{come uoì fapcte meglio di me)fpeffo la Donna 
m qualche in firmit incorre • Prouide la maeflra natura 
alla nudntiurc de* fanciulli, conuer tendo con marauiglio 
fo artificio il fangue in latte , affine , che quello aj petto no 
fpauentaffe:v «otte, che i primi alimenti f: prendeffero 
da quello fìeffo, onde efii fono formati: cr U madri ciò a 
loro bambinetti ricufando, peleranno di non peccaretPec 
ca in uero chi toglie quello d'altruime cofa e più propria* 
ne più conueneuole > chef! conceda a figliuoli, che la me 
defìma fojlanza , della quale fono formati ,Dor ( Tale 
cpenionfufempre lodata da me:ma la cofuetudine d'bog 
gidì è in tutto contraria* F l a. Douerebbono i Prencipi 
fare una legge, per laquale tutte le donne foffero aflrets 
te a lattare i loro figliuoli: ma : , perche lo errore confer* 
tnato per lunga ufanza e difficile a emendare , er molte 
co fé fi feguono , non perche noifappiamo, che elle filano 
bene y ma per effer e introdotte datt y ufo:poi,che le gentiU 
donne abboniscono quefia opera di pietà ,* pongano elle 
almeno ogni diligente cura in trouare una Balia,degna a 
cui ft le debba commettere l ufficio di tanta importanza: 
nella quale le parti principali, che fi ricerchino, fiano la 
fattiti er la bontd'Mtefo , che dalla fanita della Balia de* 
fpeqde ancora la fanti* detta fanciuttaxonciofiacofa, che 

non 



PRIMO S 

voti offenderli Utte altro £bcfxngue$c quello e dx cì;.:U 
(heinfirmttx cdfrotto.per la boccx.di lei entradoJ] jjwr 
gè per fattele parti del corpo^ produce effetto fidile 
a luì. La bontà uveo è necejfarix: perche quando lam 
deUx nudrice e cffc.o dx qualche uitio.beendojì grxn pxr 
te di quello col latte, egli x guifx di pejlc> che dx unx xd 
altrx perfonx s^auuenta^ie infetta l'animo parimente del 
lx fanciullx.Ondo appreffo Virgilio uolcnìo Sidone bix 
fimxre Enex di crudeltà, dice, che IcTigrigli bxueuxno 
dato il Ixtte . Et di nero i petti teneri fono , come leffcu=, 
gnojequalt afeiugano cofi le acque dolci, cerne le amarci 
€T,fi come il uafo conferux lungamente l'odor di quel li 
quoro,che dx prima gli fu fyarjo dentro: cofi in contrae 
rio diffìcilmente fipolfono lafciar que\ojìumi 9 cbejì ap* 
prefero dx gli anni primi. No/ ueggixrno molte uche ai t 
alcun fegnaUto diieito,che fi uede nella età maturxscn- 
derno la origine alle Balio ; cr meritamente ma con più 
monto fi dourebbe di ciò incolpar lx miìrejxqnxk 
lx curx,di cbepxrlixmOytwn hebbe qucti pienj con'. 
ratione,che e mefiieri di hxuere. Alcune hanno rignar= 
do xl pxefeiet fogliono fxr tra loro grxn dijf'erenzx;cb. 
lx Bxlixfix nafciutapiù inuna,cbe in altra citilo cc. ? ;~ 
txdo,o cxftello.lxquxl differenza è tut tatua iunx;pcnL>e 
non fono i paefi cagiono ne della uirtk^ne del uitio,mx o 
lx buonx,o lx cxttiux croxnzx 9 ey cofi medefimxmente o 
lx buonx,o lx non buonx uolontì di chi uiue in quelli: al 
trxmontc ne feguirebbe>che lx giuftitix doueffe dello fede 
rxtozzcycbo fi commettono daglihupminiypunire i luo* 
gbi,c? non gli buomini. Aggiunta adunque a quefle due 
parti mila Balia iaboiaza del latto, altro in lei iifidt rar 

B 



LIBRO 

non fi deeiperche effendo eUif emina, come s'è detto, di 
bontà; furi neceffariamente fobria,modefta,amoreuole> 
Cr attender a con diligenza aìlafua cura. Dor, Bello è 
quefto primo auuertimento,zr tanto più v.eceffario, 
quanto alcune ui cipenfxno meno.Y l A.Toltd , che fard 
la fanciuUi dal latte , cr faprà fauellare , cr moucr con 
fenno paffo i piccioli i piedi ci reftano di molte confìde* 
rationijequali import antifiime tutte fono . Et per incoa 
minciar dalla primicra,debbono effere ifuoi primi giuo 
chi con le fanciulle della fud et d,fempre trouandofi lor 
prefente o la madre, o la Balia, ouero altra feminagrd 
uè di anni et da beneddquale quefti giuochi uadd a poco 
a poco riflringendo, cr ombreggiandole fotto quegli U 
honeftd cr la uirtk . Non fi lafci corner fdr co" fanciulli 
ntdfchi:conciofìdeofd,che oltra che molto nuoce auezzar 
la cojì tofto d dilettdrfi del noftrofeffb;noifolemo natu* - 
Talmente amar lungo tempo coloro , co' quali habbiamo 
hduuto le nojlre prime domeftichezze, et i noftri primi 
folhzzisfftndo fanciuUUlche molto più duuiene nelle fé 
mine;lequali,per dire il uero/ono di più debole complef 
fione,che nonjon gli huomini:er>fe perauenturd in quel 
ld eù s'appiglia dmore ; egli dapoifa co fi falde radici, 
che non fé ne può leuare. D o r. Ne quejìa certamente e 
parte, che fi debba trapaffare con gliocchi chiufi. Fla. 
Vorrei per la feconda confìderatione,cbe quejli giuochi 
puerili fofjero di qualitd y che conteneffero in loro quafì 
uno abbozzamento di tutta ld uitd , che dee tener caflx 
Cr uirtuofu Donnd ♦ La onde rimojfe da lei quelle faoc* 
theimagim,cheft cojlumano per ogni Cdfa,ueftitecr 
àforkx di gemme cr di uarij panni (lequali dpprefenta* 



P R I M O. 9 

no certi fìntigli snz* d'idoliiconfìgliereLchcin ifeambio 
di quelle lefì poneffero tra le mani gli finimenti di tut* 
te le bifogne della cafa > in certa piccwla forma, come U 
ueggiamOyin legno, ein diuerfi metalli, ridetti. Perciò* 
che doue tufo di quelle infegna alle fanciulle prezzar gli 
ornamenti er le pompe, accrescendo il difìdeno,(he por 
tafeco dalle fafee naturalmente ciafeuna f emina ,■ la con- 
fuetudine di quefli altri fard cagione,cbe effe ìmpareran 
no con diletto er il nome,v l'ufficio di aafcbeduno.Ol 
tra di quejìo lefauole, delle quali è cofì uaga lafemplicc 
fanciullezza > non fi ano tali,qualifogliono communemen 
te raccontar le f emine f empiici er di greffa p a fi a. ma ho 
nefte,ingeniofe,ey efemplarUfotto ilpiaceuolepngimcn 
to di quefle quando rifuegliando la fanciulla nctl'amcr 
di Dio, quando accennandole la riuerenzd,cbe fi dee al- 
la madre, er quando una uirtk,v quando un'altra di- 
fcoprendole colei, che èpofta,quafì accorta er diligente 
Architetta, alla cura di tanta fabbrica . Segue la terza 
er maggior confiderationedaquale e, che non foto dob- 
biamo guardarci di fare alcun , attomen,chekoncfto in 
prefenz* delle noflre figliuole ; ma di dir parola ne la* 
fciua,ne inconfìderata:perche,fì come elle fono atte a tm 
prender con poca fatica er quelli er qucfle;cofi ad ogni 
tempo ne fanno di loro la memoria con dolce diletto con 
ferua.et auuiene,che non folo le cofe per lungo ufo uedu 
te,z? afcoltate,ci dimorino nella memoriamone io dico, 
ma,che ancora nonui penfando noi, ci efeano fuor di 
bocca,zr in opera le mettiamo;®* tanto più le cattiue, 
quanto la natura humana(colpa di quel no ftro pruno pt 
dxt Aimo)epiu inchinati al malerbe d bene.Nefije* 

B if ' 



LIBRO 

gua in ciò il cojìume dannofo d'alcuni imprudenti: iquu 

li non foto hanno caro.che la figliuoli dica fpcffo o mot « 

to o parola ripiena di dishoncftiUma riputandola accora 

ta, albora con le rifa la baciano er l'accarezzano moU 

toznonfì accorgendole ella tanto più [e gli fa famiglia, 

ri, quanto conofce,che*l padre ne prende piacere, er le 

da laudeiet col tempo faine a formare urìhabito,che non 

pure è difficile, ma imponibile a mut&rfì . Deb dubitia= 

mo noi, che inoflri figliuoli debbano effer troppo tardi 

alla cogmtion del male : laqual trabemo tutti generaU 

mente dalla origine di quefla carne ì certo no : perche 

gli effetti fi dimoiano in tutto contrari] . La onde,fi\ 

come ueggiamo fare in Vwegia a ì Uaeflri delle naui t ; 

iquali bauendo a formare di molti legni un corpo folo, 

cbeftiafopratonde,cogiungono infume una tauoh con 

V altra con maeftreuole intefiitura; er quefto non baflan 

do, pongono tra le commiffure de" legni canape in molta 

copia di maniera, che alcuna apritura non ui rimanga t\ 

in ultimo ricoprono tutto quel corpo di tenaciftimape* 

cc,afftne,che l'acqua no poffa da niuna parte entrar den 

tro; cefi doura far ciafeun padre nel fatico fo componi» 

mente dell 1 animo della figliuola . confi der 'andò, che que» 

fìocorpomortde,caguifadinaue pofta nel mare di 

molte. fceleratezZ''J€quali,perche non poffono penetrar 

nella parte interna(che e lofteffo animo)in modo,cbe no 

fìfommerga in quelie^bt fogna chiuder loro tutte l'entra 

te.ilche fi far lageuclmente, allontanando da glioccbi,et • 

dalle orecchie della fanciulla, quanto fi può, il uitio, er 

quando auuiene, che ella dica parola fozz*, o uituperom 

fa,difubito ne uenga, riprtfa dd padre ,4aU<t tnadre,Q 



PRIMO. io 

datla balid;che le fi troui prefente, facendole fi duedere, 
■quello non effer detto,chefi conuenga dUa buona fanciul 
' la . co jì [e dimoftrera coftume alcuno uitiofo, uifì debb* 
ufar fwute effctto,minacciàndola condeftrd maniera-Jal 
Vìente>cbe ella tenni di commetteremo di dir cofd , per tu* 
quak dapoifia coflrettd d pidnger e. Similmente nelle co* 
[e bendette etfdtte con bel coftume ,/i dee accarezzarle* 
• et cimoftrarfele grati con qualche piccicl dono contiene 
noie a quella etàiperche da una parte la paura delle mi* 
naccie, d'altra lafperanza del premio le infegnera a pò 
co d poco hauere in odio il uitio (poflo,che ella àncora 
non lo conofca)r? amar la uirtu. E v da riprender f&pra 
tutto ne" padri et nelle madri la fouerchia dffettiomper 
Uquale concedendo alle figliuole queUo>chenonfi deut> 
fono dapoi cagione ,che elle trabocchino in quetto,cbe no 
conuiene.Però dee il padre riputar e,cbe lafua cafafia ft 
mile a una Kepublica ifenon in qudnto nella Kepubhca 
molti hanno infìeme il gpuerno^et egli efolo Prcncipe det 
la fua famiglia.Hauendo adunque la per fona del Prenci* 
•pe>ancorafegli richiede, che ufi ufficio di Prencipe\ilt 
quale è di dimoftrarft giu&o egualmente uerfo ciafcunoz 
ma non dee però ufar tanta fcuer ita ne' figliuoli, che non 
fi ricordi d'effer padre,ne tanta benionita.che fi dinenti 
chid'effer Prencipe: ma bifogna ancora tenere tra luno 
cflremo et l altro un certo mzzo.per loqualefui di pari 
temuto et dmato.^rfe è da peccare in uno di queftì due; 
i men dannofo peccare nella feueritì.che netta piaceuoà 
lezZa : perche quefla corrompe CT ciuelh ammaeftrd . 
dell'una il figliuolo ,{rejj>iv tinche fono que* primi empiiti 
& mmorzdti qu€ primi ardori gtouamli)fente doppio 

B iij 



LIBRO 

chligo al padre,hauendo da quello riceuuto non foto ti, ' 
/ère, ma il buono effere.deVS altra, quando ei incorre nel 
te mifer.it > gli d<x carico, er fi lamenta, che da fanciullo 
gli concedette troppa liberta.?? di qui auuiene,che mot 
ti effóndo condotti alfupplicio y ne rendono la colpa alpa 
dre* Adunque è utile, che la figliuola fyejfo pianga , cr 
s'attrìfti ej fendo faiKÌutta,percbe eUapoffa riderei? ui 
uer lieta, quando farà attempata.!) o n.Per certo e' non 
fi dour ebbe fare altramente. Fla. Tirate quefie prime 
linee, ueggiamo di ombreggiare er di colorire il noftro 
difegno . Come la fanciulla farà peruenutain età, atta a 
imparar lettere (ilche fia fecondo alcuni faui nelfettimo 
anno, & fecondo alcuni altri nel quarto, o nel quinto, 
Crpùtzr meno, in quanto che fi troui i intelletto capa* 
ce)uoglio,che alhora il padre confideri in lei due finititi 
no la religione, cr t altro il gouemo della cafaicr fecon* 
do queftt due fini s'affatichi di far e, eletta fi ammaejlri 
nelle difeipiine uirtuofe, er ne gli efercitij, che conuen* 
gono a chi ha ad effere Donna difamiglia.netle difcipli* 
ne porremo U contezza di Dìo er dett'honefto j quella 
pertinente al componimento dell 'anima, er quella alle d 
tioni del corpo.ne gli efercitij fi contener à il gouemo er 
i lauori.del gouemo fi parlerà diftintamente nel formar 
della maritata . i lauori faranno bora i primi, ne iquali 
porrem mani Ma prima etiandio,ch y io di que&i ragioni, 
uoglio dirui,che due cofe ricercar ei nella mìa fanciulla, 
timidità er uergognaikquah habbiano ad effer qua fi bs 
fé zr fondamento di tutta la fabrica delle uirtù,inche 
noi intendiamo difciplinarla, zrfenza quefle e da crede 
re, che tutto lo edificio roumwin modo, che ci bifogna 



PRIMO. fi 

principalmente in lei tutta cr l'altra pianUre,dccrefce* 

re ;&* fermarla di tempo in tempo.Vengo a i lauori.uoi 

douetc,Signora Dorothea mia 7 faperc,che y i lauoro delle 

Gentildonne antiche era tifilo et la lanaidue cofe di gran 

de utile alla conferuation delle famiglie.koggidi fono arti 

bedue rimafe aìlefemine di baffo gradoicol picciolo guaì 

ddgno delle cudifoftengono la lor pouera famìgliuola* 

O wentefa umta,o delicatezza dannofa dette Nobili del 

nojlro fecclcrpoiychecjuefte fi recano a uergogna quello, 

che in tutte le età fu difommo honore alle Donne d'alta 

fortuna 3 cr celebrate per molte uirtk. Ridotto tutto lo 

imperio del mondo fotto la podeftad'Augttfto, non heb 

he cjucfto buono cr prudente lmperadore per cofa uile, 

che la figliuola cr le nipoti ne i lauori della lana fi efer 

ataffero . Era etiandio coflnmc di tutte le Romane , il 

giorno^che nella cafa del nouello fyofo fi trasferiuanojtt 

quella con effo loro portare tlfufo cr la conocchia : cr 

toccando le foglie della porta con certa quantità di Una, 

di effa, a guifa di ghirlanderà coronavano . Era Tana* 

quii, moglie di Tarquìno Prifco> adorata • per Dea , non 

per altra cagione, fé non per che uiuendo lei, fu la lans 

cotinuo lauoro delle fue manine la fua [tatua fi rapprefen 

taua con una conocchia in mano per efempio cTinduftriai 

a tutte le Donne . He è da tacerebbe effendo il figliuolo 

di Tarquino inftemc coglialtri giouam uenuto d'impro* 

uifo a Roma , per terminar la contefa y che efiihaueuano 

con Collatino [opra la caftita delle mogli; dopo lo hauer 

ciafeuno trouata la fua in conuiti cr danze, trouarono 

nel fine Lucretia, che fedendo in mezo delle fue farti 

uà intentamente opera a quejìi Uucrijbauendo a eie cun* 



B uij 



LIBRO 

ìrttfà là parte fu*: CT per quello riputiti più ci^ 
: , C dittino fu u incitore . A neon uolendo Tcrentio 
Àmèfbrère una fanciulli modejìi cr pudia,dice che e/* 
U con la lana cr con li teli il fuo mucre procacciati . 
Ne pcr.'bychc motto importi, che pia o km o Uno <kU 
• le nofìrc Donne ft buori: quando Ambedue appartengo* 
no parimente i gli ufi neceffarlj ;cr furono fempre ho* 
mftifiimi fatici delle Gioumi di uxlore . Ann* moglie 
di Hclcanc tejfeia con le proprie rifatti tutte le anùrie > 
chtlfuo figliuolo Samuele portila, cr li cafti Veneto* 
p e, Re iti a degli ubichi, col tejfer detti fui lungi teli 
ìngxnnò uen t'irmi li nana tifpètt li coloro, che le 
fue nozz^foUecitiuano : dopo laudi ritornò i lei il fuo 
aro cr diftderdtti mirteo . Che dirò io delle Rane di 
Mdcedomtttèf di Epiro;l:q:>a!ì teffetidnà incori elle,et 
cucinino le uejli de' miriti? Se' fratdK'i defoglinoli, cr 
Ut 1 parenti lóro t'Ché di Akffxndo Magno, ilquxle alle 
Reine di Pi aie, fatte pur dalla madre & dijfie 

forelìe, ne dimojhò ? Odo, che la Reina ìffabeUa mog ie 
'di Ferdinando, Uottc, cbt quattro lue figliuole (che tante 
uè rìÌKbbc)fapefJeroflare,cu;;rc, et raccamare maejìre 
uolmentc; delle quali k d irono Reme di Por* 

thogallo ; la terzi Reina di Spigrii, madre del prc finte 
Cirio Qjtìnto lmper.;rorc;cr /. : Reina d'highil 

te)Ti,T)o?:nidi Remico cttiuo. Et certo i lauori di 
vano fono neceffirij non foto alle Donne prillate, mi in 
coro, alle Prencipejfe cr alle Reine : cr tinto più a que* 
&e,qu.v;to mmeofentono lagrauezzi delle cure fa- 
tnigliiri . percioche che fintino eUe ? confumeranno 
Jemprele bore tra U moltitudine delle Damigelle cr <k* 



PRIMO. 12 

Cortegiuni f Quali ragionamenti faranno i loro? parie* 
ranno fempre di motti er d'argutie ? o pure noueUerana 
no! non haurano quefti ragionamenti mai fine fa che 
daranno poi opera f penferannò mi ri/pondera alcuno . 
i pen fieri femuuli fono per lo più ueloci, inflabdi } leggie 
ri , erranti, er non fanno doue fermar fi . leggeranno.ot 
timo efeeratio, al quale primieramente debbono indriz* 
Zar VanimoMi fempre non fi può leggere:?? loflare in 
odo , come più inanzifi dira, e cofa tanto dannofa, che 
% nulla più. Ne debbono imitar lefemine di Perjiailcquali 
tra il gran numero degli Eunuchi fedendo , inconuiti, 
in canti, cr in continui piaceri cr lafciuie ne menauano 
i giorniiì quali per ifchifar lafatieù,fi mutauano in di* 
uerji modi, er f / fine deWuno era il principio dell'altro: 
ne però con tal uarietk poteuano contentar t animo; con* 
ciofiacofd, che quefìo non e il fuo uero cibo. Di qui egli 
fempre alcuna nuoua cofa difideraua : a guifa di uno,che 
uolendofì uejlire de" panni $ altrui ,Jopo hauernepro* 
nati molti didiuerfe qualità er mifure, non ne trouando 
alcuno, che gli (ila bene , quando torna al primo , er 
qiundo alt ultimo ; cr infine gli danna tutti . Ma gli 
honefli lanori fempre dilettano, cr dopo le fatiche fono 
i ripofì più grati . conchiudo, che le noflre Donne non 
dourebbono di/prezzar quel lauoro,che aUepajfatec 
(lato in ogni tempo, come feueduto, honoreuole,er di 
fommo pregio . Mi poi , che quefìo buon coftume m//e= 
me con molti altri è corrotto,tornando alla mia fanciuU. 
la, fappia almeno ella cucire bafteuolmente . D o r. In= 
uero, tutto che ilraccamare fu lauoro ingeniofo cr bel 
lo i non effendo quanto il cucire>neceffarioi non recara 






LIBRO 

d uergogna il non faperlo : ma diro bene , che ilfaper 
cucire a noi Donne Unto appartiene, quanto a uoi bua 
ìmiiì tlftperefcriuere.'E l a.Io inaerò non fo tutti i la* 
uori, che ui s'Appartengono ,* ma conjlglio benebbe niu* 
no fi lafci adietrOyO* uorrei appreffo,che nonfolo quee 
jla fanciulla faddeflraffe nelle facende particolari della 
cafa(che molte nefono)fì come in adornare una camera, 
deconciare un letto ; far che tutte le malfar icie famiglia* 
rifìanodiuifate con ordine era luoghi loro, in modo, 
che palanche tutta la cafa da ogni parte goda , zrfid 
piena d'allegria: ma etiandio della cucina, imparando il 
modo di cucinare er di ordinar le uiuande : lequali uon 
rei, che per la maggior parte foffero curate er ammi- 
nijlrate da lei. percioche cifonofempre più grati que y ci 
bi, che uengono dalle mani delle noftre ofirocchie y o mos 
glie,o figliuole,che habbiamo,che non fono que gli altri, 
che uengono dalle fantLBen fo io,che alcune delicate Md 
donne fi faranno beffe, er mifcberniranno(fe quelli ras 
gionamenti perueniffero alle orecchie loro)cfrio uoglid 
occupar nella cura della cucina loro figliuole • ma quel 
lefolamente, che (limano più bella loda , che le figliuole 
imparino Jn che guifafì compogano i beUetti,che quefld 
parte nonfolo commoda, ma neceffaria in ciafeuna cafa; 
percioche iltuttoftfafempre con più ordine, con mag* 
gior nettezz<(,0* con minore ff>efa,z? etiandio con più 
cura,effendo diuifo er appreftato o dalla madre della fa 
miglia, o dalla figliuola.ma uegniamo hoggimai a queU 
lo, che inportd piu.D o ^Veramente non è cofa neceffd 
ria neUd cafa,neUd quale alla donna non fi conuenga di 
metter mano . »Fl a. Quanto alle difcipline deUafan* 



3 



PRIMO i* 

ciuUa ; che quelle fono che Appartengono alt unitilo, ha* 

uendo perfine, come s'è dettoja religione; Signora Do* 

rothea mi trouarete contrario aUa openione di molti. Si 

fuole dal uulgo communemete hauere in fofpetto le Don 

uè letterate ^come che alla malitia naturale fé ne aggiun* 

ga l'artificiale . qua fi , che medefimantente non fi deb* 

bahauere in maggior foretto gli huomini;fe auuie* 

ne, che allo ingegno maligno s'accompagni l'ajlutia,che 

fi apprende dalle dottrine ♦ Ma tale e la condition de' 

mortali yche'l bene non fi cono jce, fé egli infegnatonon 

uiene ; er /'/ male, [e bene altri cel cela , non fi può na* 

feonderc : percioche effo in ogni luogo e predente, da fé 

medefimo fi dimoflra, er ama di far fi uedere . Quefto 

mondo èfimile a un bofeo ofeurifimo er pieno d'cgn'in 

torno di te fi lacci ; ne quali noi ciechi er ignoranti del 

nofiro bene, c'inuiluppiamo di uolonta.ne ueggiamo al= 

tro lume, fé no quanto ci fi dimoflra dal raggio della Di 

uina bonùyilquale fgombrando le noftre tenebre, ci apre 

glio:chi,et c'infegna per molte uie,come hMUmo a ufei 

re,et guardarci da quefti lacci: ne c'è la migliore di quel 

U delle fcritture,nelle quali, fi come il Sole riluce nel eie 

lo, co fi riftlende la luce della uirtu . Confefjo e (fere aU 

cune dottrine nane, lequali fono tenute fcioccbczz? ap* 

pò Dio . ma la dottrina, che io giudico neceffaria a tuta 

ti gli huomini er a tutte le Donne, e fana er cafia; amz 

maefira er non corrompe ; porge l'armi della contincn* 

Zd er non della prodigalità ; deUa ragione er non de 

gli appetiti ; er togliendo aU'un fejjo er all'altro la 

contezztycke io dico, è, come disarmare un foldato , er 

lafciarlo in podere de* fuoi mima* Mafie auuiene>tbt 



Li b R o. 

noi /limiamo, che'lfapere fiadannofo atte Donne, bene 
farà di ridur le noftre figliuole nelle foletudini dette uil* 
le : er /"e egli fi [copre in effe alcuna fauilla d'ingegno , 
o'ffufcxrla, ammorzarla^ far quelle ,per dirlo in un* 
p*rola,d'animali dotati detta ragione, diuenir beftie jen* 
Za intelletto: Ricordami hauer letto, che AriflotekdU 
manda,donde procede,che iMu fici,cbe fono condotti per 
prezzo nelle fejie,fi ano communemente huomtnilafciui, 
mni,zr di niun ualore . Ri/fronde, che conuerfmdo efii 
di continuo fra conuiti,et fi-a piacerone effendo chi infi 
gni loro gli ammaeflrameti detta ¥ilofofi^ne meno hau'c 
do occajìone,di uedergli huomini albora,che fobriamei 
te uiuouo, non fanno ancora tenere altra ulta da quella 
che hanno ueduta et imparata per lungo ufoJaqual rifa 
flami muoue a fare uno argomento fortifiimo et appn 
uato dalla ejperientia . crqueflo è, che ninna Donna fi 
mai impudica,fc non o per nonfapere,o per non confida 
rare , quanto bello er pretiofo theforofia lacajliù,t7 
come prillando fi di quefia,prhtafe medefima d'ogni be* 
ne ; anzi infume colfuo honore uccide la propria ulta : 
conciofiacofa,che dalle lettioni dette buone lettere, s'im- 
para a /prezzare il uitio,&fifccrge la uia,ch'a buon 
fine dirittamente conduce . llche conofcendo & hauendo 
aitanti la Donna, è imponibile > che fi lafci tra/portare 
a commettere effetto, che macchi il candore delkbcn* 
tàiofepure per difetto diquejla carne inferma tra* 
{portata ni uiene ,• penfi tra fé fieffo ciafeuno, quando 
tanti buoni ammaefir amenti, che fi contengono in uarij 
libri, non thauranno potuta ritrar dal malaquanto me 
no [enza fi fatta cognìtione far ebbe rimafit tinuolger* 



PRIMO. 14 

nifi, er d'abbracciarlo . E> fé io uoglio addurui in que= 
fio iuogogli efcmpi delle paffate età , non tr onerò gran 
fatto,che uerunafemina dotta fìa fiata impudicaiunzifi 
uedrà egli chiaramente,che la maggior parte de uitij de* 
tempi andati, er de' prefentijono in talfefjb proceduti, 
er procedono dalla ignorantiaidico igncrantia,per non 
haueretle letto quei ricordi nobili > che deluero orna= 
mento delle Donne(benche brieuemente,eynon quanto 
fi conuerrebbe)hanno lafciato feruti molti fanti huomi- 
ni,zr antichi Filofofanti . che fé letti gli hauefjero,mi 
gioua crederebbe non haurebbono molte di uoi dita fi 
larga materia a Vceti Tragici er Satirici diferiuere con 
fi accurata mano tante carte in biafimo ucftro : perche 
ciafennafi farla contenuta tra i confini detthonefia , 
Totrebbono perauentura alcuni in contrario delle mie 
ragioni di tutto il numero delle famofe antiche addurre 
due,otrc,lequalifuron dotte ey impudicbcicome Safo, 
che tanto lafciuamente amò Faone ; Leontia concubina 
di Metrodorro; er Semproma,da Salluflio lodata in 
un medefimo tempo di lettere (che ella era dotta nelle 
Greche er neUe Latine)ey biafimafa timpudìcitid,qua 
fi che io allo incontro di quejìe tre non pojfa ridurre in 
fieme un numero quafi infinito di quelle, che col wc~o 
della dottrina peruennero a grandipima perfetti on di 
uirtkeydi bontà; ne follmente delle no jlr e, ma delle 
Barbare ancora, ma prima, che io uenga a quefto, e da 
rifondere alle oppofitiom di cofloro . er dico , che al* 
cuni autori degni di fede affermano, che la Safo di un* 
to grido nella lPoefia,nonfu queUa,che amò Yaonc : ma 
uriétu non manco nobile di dottrina , che di bontà, di 



LIBRO 

animo:®* Leontianon entrò dottd neUd cdfa di Metro» 
doro y mi da lui dpprefeld dottrina, Idc/uale fu Epicu» 
rea , cioè maeflra er conceditrice de" diletti mondani. 
Sempronio dltr a uir tu nonbaued imparata, che l'arte 
del dire : laquale fenza le ottime discipline er la uita 
buond e ddnndta dd chi nefcrijft , Ma>$'io ui fo uenire 
indnzi Idgloriofdfcbierd delle Donne dotte er cafle; ui 
fi moflrera primd Cornelidmddre de' Gracchi; laquak 
oltrdy che fu efempio di dottrind er di cafìitàyfuella an 
cord maeftra de' fuoifigliuoli t Seguird dapoi Lelia, Mu= 
tidyZ? Vortia di Bruto ylaquale raccolfeneifuo petto afa 
fdi gran parte delfenno di quel gran Catone fuo padre • 
Verrà appreffb Cleobolìndy di Cleobohy uno de' fette fa 
ni della Grecia , figliuola . queftd uifje cofi intenta alle 
lettere er alla uirtù , che tenendo a uile tutti i piaceri 
del mondo ymori con la corona della uirginita.il cui bel 
lo efempio feguitando la figliuola di Pithagordy dopo la 
fua morte fu elettala legger nella fcola del padre er infìe 
me prepojla a tutte le Vergini.Di quefta difciplina The 
ano Metapontina meritò d'ejjer lodata no meno perfcien 
tia dUndouinare, che per eccellentia di cafliù . Leggefi 
ancora y che le diui Sibille furono uergini : er uergini 
furono parimente Cafjandra er Crijje indouinatriciiftt 
na ripiena dello fair ito ì Apollo , cr l'altra di Giunone, 
cr era la uerginitò a tutte co fi fatte femine quafìflntia 
le er proprio ornamento, Lafciarò da parte demone in 
uentrice del uerfo Heroico : er Uortenfìa figliuola di 
Hortenfioy Donna di tanta honeftà,zr di eloquenza in 
modo fìntile al padre, che eUa hebbe una Oratione dina 
%i d qtti tre cittadini, che occuparono la Kep f Romana 



PRIMO. 15 

in materia del fuo feffo:et quefla Orditone lafegueteeta 
nonfolo conferito a marauiglia cr honore di etcquentìa 
feminile ; ma leggeuafi etiandio nelle [cole, come le ora- 
tiomdi Cicerone et di Demoftbene.Trapaffofimilmente 
Adefila Ale/Jatidrina per mrtk cr cojlumi tenuta a mi* 
r acolo del fuo f ecolo . Taccio Corinna figliuola di Ar* 
cbidoro , giouane ripiena di caflitk cr di prudentia ; 
CT tanto eccellente nella Poefia, che cinque uolte>ccns 
tendendo con Pindaro , lofuperò . Ne parlo di Eri/u 
naTeia y atempidi Platone nella maeftadel uerfoHe* 
roico creduta eguale a Homero; che uiene pareggiato 
ad Apollo. Et chi non ha letto di Paola moglie di Se» 
neca ; lacuale fu emula nonfolamente delh dottrina del 
marito, ma ancora de y coftumi f chi non ha udito ragion 
tiare di Pola Argentana di Lucano ; matrona di tanta 
dottrina cr difiuiuo gìudicio , che più n?Ite aiutò il 
marito nel componimento de'fuoi uerfi ,• CT il fuo Poe*> 
ma delle guerre ciudi tra Cefare cr Pompeo correfjc 
CT emendò ,• non meno acquiftando parimevìe lode di 
bellezza > che di cafliù i A chi non è noto il nome di 
Zenobia fpecchio d'ogni bel co/lume : lacuale nonfo- 
lo wild lingua Greca cr nella Latina fu dotta, ma etian 
diofcrifjc Hijìoria f che dirò io delle nofl re Ckriftia» 
ne i Incomincierò da Tecla Bifcepola di fan Paolo ,- o 
da Barbara, di cui fu Maeflro Origene f pure da Co» 
terina figliuola di Cofto,Re di Aleffundria : laqual uin* 
/e difettando tanti dotti cr eloquenti Filofofi t Or non 
fi leggono a noflri giorni molte epiftok della, beata Ca* 
Urina da Siena ,V ergine di fommo pregio incile qua* 
Ufi «de rilucer purità iifantifiimo animo ì NelU ttì 



LIBRO 

dclgloriofo Girolamo tutte le Suite Donne ermo altre 
fi dotte» onde molte fue bette er eleganti epiflole.fi ueg± 
gonofcrittea diuerfe ; molte etiandio a diuerfe AgoflU 
no y Ambrogio ,er Eulgentio ne fcriffcro. Ma per uenU 
retila età noftra,ho udito affermare > che le quattro fi* 
gliuole della Reina Ifabetta ; delle quali ubo detto in- 
nanzi ; furono anch'elle molto letterate . Ft raccontafi, 
che la Reina Giouanna, madre dello ì&ejfo Carlo lwpe= 
radorCyfoleua rifonder d'improuifo a tutte le Oratio*. 
ni Latine,chefi fogtiono da gli Ambajciadorì per le cit* 
ù hauere dinanzi a inuoui Prencìpi,dico rifonder con. 
eloquenza rara er più che uirile.il fmile della loro Rei 
najorella dilei>fauettanogli \nglefi;C? altrettanto ra- 
giona eia feuno delle altre due -, che morirono in Porto* 
gatto . Et fé egli fi conuemjfe y Signora Dorothca,do~ 
poleReine nominar lepriuate ; non uorrei tacere Cafs 
fandra Fedele delia mia città : laquale pudica Donna, fu. 
er e ancora, talmente dotta, che più uolte difputò publU 
camente con grandtpìmo honore . e? fra le epiftole del 
Volitiano una uè ne ho già letta fritta a lei : nella qua*. 
le quel chiaro huomo dimoftra, quanto ijìimaffe le fue 
uirtk : er non meno potrei lodarui la Mag . Euridice 
Barbara . Ma che mi Infogna difendere allepriuate y ha 
uendo innanzi due itluftn efempij'uno della S. Vitto* 
ria Colonna Mar che fa di Pef cara, zr l'altro detta S.Ve* 
tonica, Gambara Conteff a di Correggio ; ambedue àoU 
te nette humane er nette diuine lettere , er ambedue 
efemplari di religione er di cafliù parimente t lo uidi 
in Melano la Signora Anna, fioretta del Reuerendifa 
tno Cardimi Movono Legato ài Bologna^ giafiglU 

uok 



PRIMO- 16 

twia del ualorofo Signor Girolamo, che fu Governatori 
di quello flato : laquale al prefente, moglie del Conte 
Mafiimiano Stampa Marchefe di Sonano, e (per quan* 
to io n y odo per fama) Donna di tanta uirtu, che que&d 
fola baflarebbe a far chiara la nojìra età . Vi uidi lefue 
dueforelle,laS. Helccr.ora>gia moglie deUUonorato 
Cavaliere Girolamo de* Botti,<zr bora uedoua difomma 
uirtu er hcmftàyZrla moglie del Signor Catdiano Ga* 
hrato,a lei in ogni co fa eguale. In Pauia udì ancora ra* 
gionare della S. Giulia conforte del Conte Scaramuccia 
Vifconte, lacuale fu figliuola di Alfonfo pur d€ Vifcon 
ti, già in Melano Caualiere di molto nome . coflei e lo* 
data di uirtu , er dì belltzZd >* di honefld , er di ogni 
gentil coftume . Ne m'nor laude udì dareatla Signor* 
QttauiaBaiarda di Beccaria, giouane di tanta betlez* 
za, che poche altre fi pófiono comparare a lei, & di 
tanta eloquentia,che tutti i uirtuofi Signori et GentilhiiQ 
mini, che paffanoper quel paefe,non fé ne fanno diparn 
tire ; trattenuti da ifuoi accorti er dolci ragionamene. 
ti,non altrimente,che dal canto delle Sirene . Racconta* 
no appreffo alcuni Gentilhuomini miei amici,la S.Uip* 
polita Gallarla effer Donna di ualore quafìfopra hu* 
mano: er nella bella Eufrofma Vifconte Pallauicuia tre* 
uarfi con fomma mrth congiunta una fortezza ài ani* 
mo co fi grande, che la nimica f or tuna,che indegnamente 
la uà perfeguendo ,di gran lunga e uinta da UL Ne pop 
co mi fu lodata la S. Anna Bazzuta . il gentile er uitp 
tuofo M. Gabriel Giolito : il cui nome ui dee effer nolo 
per le diuerfe opere, eh e co fi fpeffo fono portate in luce 
dalle fue betleftmpe : trottandomi io in Cafale di Mon* 

C 



LIBRO 
ferrato ,mi fece uedere la S. Violante di S. Giorgio de** 
gnifi.Con forte del S. Pr e fidente di quel luogoinella qua 
U parendo a me hauer ueduto infieme con una donnefca. 
MaeftitZr piaceuole kumaniù , ch'ella dimoflr a nel* 
la/petto , U perfettion di tutte quelle bellezze > che 
Zeufi con fatica trouò nelle cinque fanciulle di Crotone: 
igli mi difje } che la bellezza dell'animo non era punto 
minore di quella del corpo : fi come di Donna , che di 
utrtk , dibonefta,cr di modeflia poteua agguagliar fi a 
qualunque delle più honorate crfamofe antiche. Mi ra* 
gionò [ancora di molte uiriuofe qualità ■ chea guifa di 
fieri in uago giardino, fiorifeono nel bel petto della &'» 
gnora Pantafilea dalla Valle . Ne tacque della S. ifabct* 
ta Scottarne della S. Buona Maria Soarda,erdiCicÌB 
Ha da S. Giorgiome ancora trapalò confilentio i meri* 
ti della ualorofa Anna del Carretto ; ne meno di Lione* 
ra Montagliere,zr di Margherita Soliere fuafigliuo* 
la , ne finalmente della S. Caterina dd Pero , afferma)}* 
do , ciafcunadi quefle effer non piccolo ornamento del* 
le donne , Majaret inuero troppo lungo , fé io uolejìi 
feguir ragionando di tutte le ualorofe er honefte Dona- 
ne: er la noftra fanciulli in damo afyettarebbe , che 
io ritorna fii a lei . perche farla dibifogno, che in quefto 
fi logoraffe tutto il rimanente del giorno. Dok. Qj^» 
che dicono mal delle Donne, non debbono hauer ne Ut* 
to,ne intefo la uirtìi er la eccelUntia di muna di quejìe. 
Fla, Quei, che ne dicon male > fono mofii da altra ca 
gioneima non uolendo hora ufeirt del mio primo ragio* 
namentOyperli addotti efmpi conchiudo , che glijludi 
delle lettere fanno U donne buoM* CTpuf fc affermano 






PRIMO, 17 

nella bonetti : perciò che tengono prima la mente torà 

tutu occupata ; dapoi la inalzano a bel penfiero dico* 

fé nobili, di maniera, e he non ui lafciano entrar uil con» 

fìderatione : er fé pure alcuna ardifce alle uolte àen* 

ir arui;ef fendo ella cinta di que forti rtpari 7 che le fanno 

d'intorno gli ammaeftramenti buoni, difubito U (caccia 

iifuornperò non fi piega a cofa brutta uiUibauenda 

da tutte le parti infinite maniere di diletti , aafe un uè* 

rifiimo,punfiimo>dolcifiimo,zr dal quale fi attende glot 

ria er bonore ; onde ella fi può pafeere di ogni tempo . 

Di qui io penfoy che Pallade, Dea de glingegm er delle 

faenze , CT parimente le Mufe furono da gli antichi ri* 

putate Vergini . Ne /o/o allontanerà da fé 1 penfieri con, 

taminati il petto nudrito colUtte delle buone dottrine* 

conferuandofìpuroz? fìncero ; ma tutte quelle fciocchc 

uamtàje quali fono prezzatte&bauute care dalle Voi 

gar i:\ioe le potnpeje danze, le fefte > cr i conuiti ; di» 

jprezztra egualmente . Perche adunque il pruno fine* 

alqualefi dee indrizzare la noflra fanciulla, ragione* 

uolmente b abbiamo pofto la religione; laquak iappog* 

giatafopra un folo capo , che e Chkuto Signo* 

re cr conferuator noftro >• la primx dottrina , che d(b* 

botto cercare 1 padri d'imprimer nel tenero cuore dell* 

figliuola yfu effo Chkuto. ilebefarc non f\$o* 

tràife ella non coaofce, lui efferfuo creatore, er fuo re* 

dentorcEt non potrà fimilmentè uenire a notula di que* 

fio, (in cafo che lo f\>irito del Jìgnore fenza altro mezo 

in lei non operaffe ) fenon per uia delle fritture , nelle 

quali fi cotégono i marauiglioft mifterij delle fuc parole. 

Altramente in damo ci haurebbe egli awmoniti,cbc «0- 

e « 



L I B R O 

lendolo noi ritrouare, riguardammo dì er notte nefuói 
libri, onde la principale dottrina, come io duo , farattflo 
te fare lettere ; cioè Christ o.l\a,perche non fi può 
tfcenàere aW altezza , fé non per gradi : er prima, che 
il fanciullo fìa atto a mangiare il pane, è meflieri,che 
egli beua molto tempo il latte ; ftando per horx ne i prU 
mi ter mini ,troui fi alla fanciulla, fé trouare fi può, una 
maeftra letterata er di ottima uita . fé non fi può ;fceU 
gafi a quefìo ufficio in ifeambio di lei un'huomo di moU 
ti anni, buono er interoùlqyale mi farebbe caro, che mo 
gite haueffe, donna di qualche bellezza >Z? che egli mol 
todmafft:percioche chi può uiuere commodamente di 
fuo,rado fi moue a occupar quello d'altrui . Quefto mi 
par ricordo tanto neceffario,che non fo fé ueruri altro 
glifi* eguale . conciofia cofa, che i Maeftri di lettere fo* 
no o fola o principal cagione di tutti i beni er di tutti i 
maliche fi fanno per le cittdiperche tutti,ef)endofan* 
ciuUi, [otto le loro difcipline flati fi amo: e? quanto im* 
portino i buoni er cattiui principi} , dimanditene non 
pure ad Ariftotele,ma aUaefperienza ifteffa, chefuok 
tffere certa er infallibile blaeftra di tutte le cofe . \nco* 
tninciandofi adunque infestare a leggere alla fanciulla , 
prendafi quefto principio folamente da alcuni libretti fan 
f/er ripieni di buoni ammaeftr amenti, accio ch'ella im* 
pari infume gli elementi delle lettere,?? le regola della 
bontà . Similmente infognandoteli il modo difertuere , 
non le fi ponga per efempio alcun uerfo uano,oripienot 
di mdo odore ima qualche brieue fententietta raccolta 
o dalle lettere, che detto habbiamo,oda precetti de' buo 
7W Filofofi ; acciocché eUafcrwndola molte uolttM im 



primi er confami nella memori* . Qjianto aUimparam 

re , fu giudicato dafaui huomini, che [offe poco tempo 

tutto il corfo della uiti . però io pofjb credere, che non 

fi conuenga diterminare alcun fine co fi alla Donna, eoa 

me atthuomo : fé non in quanto attbuomo e meftiero U 

cognition di più difcìpline, e/fendo egli tenuto diprocum 

rar non pur lutile difeftejfb er detta fua famiglia > ma 

il bene della fua Republica > o delfuo Frencipe, er p<*» 

rimente de gli amici . Ma U Donna; in cui altro non fi 

ricerca ,cbe 7 gouerno detta cafa > uorrei > che ella fofft 

riuolta allo ftudio detta Yitofofia morale fenzapiu.pera 

cloche non dee effer Maefìra di altrui , che di fé medefìo 

ma , er de" fuoi figliuoli : er non le appartiene tenere 

fcola,o difputar tra gli huomini . ilebe molto accurata* 

mente le è infunato da fan Paob nella epiftoU , che egli 

fcriue a Corinthi,zr in quella , che mandò a Timoteo . 

Non m'è afeofo trouar fi alcune fanciulle, che fono poca 

ètte alle lettere,come ancora fi trouano de y mafchi.a que 

fie infegni la uiua uoce quello, che non poffono le morte 

parole-Alche farà pure di molto utile ♦ Dor, Fin qui 

io ui ueggo formare una fanciulla , che potrebbe effer 

baflante a gouemare un regno , non che una cafa pri* 

uata . ma haurei caro d'intender quai libri uorrefle, , 

che f off ero letti da lei. 

Fla. Quanto alla cognition di D i o , penfo , che ina 
dubitatamele baflino i duefacri uolumi del ueccbio,eT 
delnuouo teftamento : iquali tenga fempre innanzi U 
notte e il giorno . er gii ef^o fuori di quefli le faranno 
Ambrogio, Agofiino , Girolamo, & fi fatti 5 * er <mo> 
ékuno autore modernoQion parlo di coloro, che efeot* 

C iij 



LIBRO 

gorfo lafcrìttura non fecondo il itero fentimenta , mai 

fodisfattion del mondo , er ad utile di fé mede fimi ) ap* 

prejfo quel tinto di lume, che a lei degnerà dì concede* 

re il Signore , aprendole efjb glioccki dello fririto , er 

chiudendole quei dell* carne > Ne/ che de auuertire di 

non effer molto curiofa : mx battendo trouato Chxi= 

sto, tenga per fermo di effer lattata nel fuo f angue : 

CT affaticando)! , con l'aiuto di lui , di con formar fi con 

ia fua uolonù, in modo ch y eglifolo regni in lei y non cer* 

chi più oltre . Quanto alle difcipline morali, come che 

U facre lettere infognino a baftanzd tutto quello, che al* 

la buona tuta s'appartiene: pure per ornamento, e? per 

bduerfempre in che tenere occupato tanimoftudiera in 

fieme con Fiatone, Seneca,e tutti quei Yilofofi, da iqua* 

U fi poffono ritrar fanti, cr honefli coflumi . Ne ttor* 

tei , che'l padre foffe confetterò , che le uietaffe alcun 

nauoltalalettion di quei libri, che il nome prendono 

dalla humanita . perche oltra, che etiandio da queftifi 

ritraggono efempi buoni ; non può trottar jl a una gious 

ne ne il più honejlo , ne il più uirtuofo intertenimento ♦ 

E s uero,che le bifogna farne fcelta ♦ Onde ttoi douetefa* 

pere, che noi habbiamo due lingue : luna moderna : cr 

t altra Mica . La moderna è detta Volgare, er tanti* 

ca Latina O^e/la è imparata da noi per effer neceffaria 

élla cognition di molte cofe , che gli antichi in effa dot* 

i "amente, cr con molta diligentia hanno ferino , queUx 

per tifarla, quando ci accade , o parlando oferiuendo, 

efprimere i noftri penfieri . L a Greca io lafcio da par* 

te, fi per non metter cofì gran pefo fopra le fratte delle 

Eonne,cr fi morder che forft ci può baftar la cogni** 



P R I M O. i? 

tiondi quefle due . Ora molti libri fi traudito netta Uhm 
gua Latina ; iqualiio non uorrei , chefoffero ueduti , 
non che letti dalle honefte Donne : er intendo in quefti 
qua fi tutti i Poeti , eccetto Virgilio , illude non confi* 
gliereiperò , che fi leggejfe tutto ,-cr fuor che alcune 
parti di Horatio , cioè le più cafte , £T le più morali • 
Ben le conforto a legger Prudentio, Proff>ero,Giuuen* 
co, Paolino, er tra moderni la Chrifteida del Sannaz* 
Zaro , CT quella del Vida . De glifcrittori di prò fa pò* 
iranno uedere tutte le opere di Cicerone , e? tutti gli 
Hijìorici , fi come Lituo , Salluftio , Quinto Curtio „ 
Tranquillo , Suetonio,zr gli altri : perche dalle lettio* 
ni di Cicerone altro non fi può raccogliere , che efem* 
pi di uirtu > er buoni configli : er la hi&oria e maeftra 
della uita. Netta lingua Volgare fuggano tutti i libri la* 
feiui , come fi fuggono le Serpi er glialtri animali uè* 
lenofi . Et fé noi ueggiamo,che lenoftre fanciulle fi di* 
lettino di leggerli, procuriamo, che ette alcun libro piti 
non leggano , er fé fare fi può , che habbiano a defim* 
parar di leggere : perche è maglio effer priuo d'una co* 
fa buona, che male ufarla . Tra quelli , che fi debbono 
fuggirete nouette del Boccaccio terranno il primo luo* 
go . er tra quelli , che meritano effer letti , faranno i 
primi il Petrarca er Dante . nell'uno troueranno infie* 
me con le bellezze detta uolgar Poefia er detta lingui 
Thofcana efempio d'honeftifiimo et caftifiimo amore ,er 
nelValtro un'eccellente ritratto di tutta la Filofofìa Chrt 
(liana . A quefti s'accompagnino le diuine opere del 
dottifiimo Bembo , t Arcadia dtl Sannazaro , i mora* 
li cr eleganti Dialogi dell' Eccellenti filmo Sprone , cr i 

C iiij 



? * L l\ Bf R O 

partigiano delCaftiglione ;dal quale per mio giudiefa 
' potrà apprender tutte le uirtk, er i belli er bonefti co* 
fiumi ^ebe appartengono a gentildonna, er infume un 
modo di direte non del tutto Tbofcano ; almen puro, 
iUuflre,ej (enz* alcuna affettatane . ma non però U 
mia difcepola fi a tanto intenta a fi fatti ftudij, che elU 
iafei da parte i lauori conuementi, er efjendo congiunu 
ta a marito ,i gouerni della cafa, perche queflo non ri* 
cerca Iddi oulquale uuole,che tutti fecondo il grado et 
tonditione loro fi trauaglino he i bifogni neceffurij della 
uita? e? per quella jtrada , onde fono chiamati, camU 
nino al Regno dzUa beatitudine.Ma fìano le bore di qut 
fta fanciulla diuife er compartite inguifa,cbe ciafeun 
degli ftudijjZ? uffici , che le appartengono , b abbia 
proprio er commodo luogo, er il principale ottengano 
le or adoni : deUe quali è da credere , che non fi poffa 
trouar la miglior di quetla,che infegnò afuoi Difcepo* 
ti il figliuolo di Dio ; preponendo loro la breuita ; er 
dannando coloro, che ijìimano douer efjere efauditiper 
la copia deUe parole:®* giudico,che quefta bafti . Lodo 
iene tRore dedicate alla beatifima Vergine ; alla quale 
dee hauerfì fempre dalla fanciulla ogni debita riueren* 
tia er diuotione : confederando, che ella fu madre di co» 
lui,che è padre di tutti i udienti . Onde egli la fantificò 
prima , ch'ella f offe creata ; erfece quella fanta anima 
Zrquelfanto corpo ripieno albergo di tutti i thefori 
deUe fue gratie. Et poi , cbe'l filo del ragionamento 
niba tirato a far mentiondeUa Reina di tutte le Ver* 
giniweUa quale non fi troub macchia^lafciando da par* 
te le lettere (che hoggimai mi pare bauerne parlata 



. PRIMO. *o 

idflanz* ) ragionerò detta uirginità : laquale ccrtamen» 
te è tale, che di lei non fi poffono,nefi debbono dire pò» 
che parole, ma io farò Irene , per non effer quefto il 
mio principale [oggetto . Dor, Molto mi farebbe ca* 
ro ,che ui ueniffe dtjìderio diferiuer quefto ragionamen 
to : o [e il [oggetto è fcrittoda altri, ui di/pone ft e a rU 
durlo in [orma, che poteffe effer letto er intefo da tutte 
le Donne . F l a. Forfè, che quel diftderio,ch'è in me di 
far cofa,che grata ui fu, ne accenderà un'altro di met* 
termi a queft a fatica : ma intanto ascoltate il rimanente. 
Chiamo Virginità , uirtuofa Signora mia, cofì la intea 
grità detta mente, come del corpo: laquak integrità non 
paté ne infirmiti, ne corruzione alcuna.?? di co fi [atta 
ulta niuna e piufimile alla celefte ; per cicche nel regno 
di D io, liberi dai lacci detta carnea purificati nel 
fuoco del[uo[anto ftirito , faremo a guisa di Angdi >• 
doue non fi faranno nozze tra iun feffo, er l altro . Et 
in uero fé fra tutte le creature del Signore non ni fono 
mie più pure , ne le piufciolte da tutte leferuitìt di quc= 
&a carne , che lefoìianze Angeliche ; quale altra uirtk 
fra mortali quefta perfettion più rappre[enta y diquel 
lo che fa la Virginità t Ma la parte principale di effa 
Virginità, anzi qua)! tutta è pofta nell'animo : nel qua* 
le ancora è il fonte di tutte le uirtk . perche il corposo* 
me co fa terrena er brutta, e folominiftro della no fifa 
uolontà : ne lui riguardale apprezza .Dio, perche 
non efuo ma bene ama er gradicela mente , come na* 
tura a lui ( che tale la fece )fimile , er molto uicina . 
Onde chiunque conferua il corpo mondo,et corrotto hs 
t animo, indegnamente ? attribuire il nomecrlalodt 



LIBRO 

della uirgìniù. er cotali Vergini fono dal MaeftrodtU 
la uera dottrina addimandate fatue : percioche non fon 
no differenti dalle ftatue finte er dalle dipinture uane , 
lequali altro di bello, che lafuperficie non hanno . Po» 
iranno per auuenturaquefle effer Vergini appo gli huo 
mini, che riguardano la carne con glioccbi della carne: 
ma non tppreffo Dio,ilquale mira lo fyirito con lo fai* 
rito. Mane anco fono Vergini appo gli buomini,quan* 
do auuicne,chefi conofea da alcuno l'intrinfeco del cono 
taminato cuore. La onde ben diffe uno Autore, che 
la Vergine, che de fiderà lo ftupro, benché ci manca tef* 
fetto , e già corrotta . Ora, fé la Donna , che riceue iU 
congiugnimelo deWhuomo ,• fenza dubbio perde l'or* 
namento er // titolo della Virginità ; come fi potrà ad» 
dimandar Vergine di Christo colei y cfrè uiolata er 
contaminata daftauuerfario delfuo Regno f Quale con 
ueneuolezza, SignoraDorothea, può hauer Bdaal col 
figliuolo di Dio { quale Iddio purifiimo con l'ani* 
mo guafio * il perche nonfenz* cagione le ) acre lettere* 
quando ìbuomo fi diparte da D r o, chiamano quella di* 
partenza fornicatìoneiconcio fìa cofa,cbe y lnoflro animo 
fottometta lafua caftità(cbefolamente e debita aDio) 
4l dominio del nimico della falute . certo è, che quefto ni 
tnico s'affatica di toglier la uirginiù del corpo con li* 
frumento dell' buomo , ma a quella del cuore per fé me* 
Àefimo è intento . Adunque doue ueggiamo fopraftarc 
il pericolo maggiore, quìui dobbiamo fare i ripari più 
forti .cingali di fermi /leccatila mente, di maniera, ebe 
eUa nel corpo uergine non riceua oltraggio,^ parimcn 
te tutte le bellezze W le ricchezze della integrità in 



PRIMO- 21 

quello [ode ér inefpugnabili fi conferuinó.[T^è d ^ ^U 
fanciulla jome da principio io difti,gliocchi er gli orec 
chi talmente ferrati) che non ueggano, ne intendano aU 
cnnacofa,che contaminare la poffx . regga col freno del 
la ragione i lo fmgheuòli appetiti^ guardi, che la Koc 
ca dell'animo nonfia uinta er tradita da quei di dentro. 
ha Virginità uer amente efteriore y cioè del corpo (te 
tjuAenonpuo efjèr fenz^t interna) è, come hueggia* 
tno , tanto nobile , che per inftno glihuomini impudi* 
chi là inchinano , er U tengono in riuerenza . Di qui 
fingono i Poeti * che quando la Maefta difcefe in terra, 
ella fece lafua primiera habitationt con le Vergini, non 
altramente, che fdcefje con i Principi & <on i Re. Dan* 
no ancora la Verginità a Obde > er madre di tutti gli 
Dei la difcriuono.La diedero fìmilmente a Giana : er fa 
fAìnerua tre cofe notarono ecce1lentifiime;la Virginità, 
la fortezza,?? U fapienza; er differo , che ella fu prò* 
dotta del cerueUù di Gioue ; ilquale ijlimarono Re & 
padre de gli huomini er di tutti gli Dèi ; & da cui non 
poteua ufcir partofe non puro, caflo, pièno d'intelletto, 
nobile, er mar auigliofo. Appreffb giudicarono la Vir* 
giniù in modo congiunta con la fapienza^che il numero 
fettenario dedicaroro alluna ef allah fa . Et per non 
ripigliar da capo quello, cfrio ho detto delle Muft er 
delle Sibille, fu in Roma un tempio alla Dèa Vefta : i cui 
facrifici erano folamente amminijlrati da certo nume* 
ro di Vergini : alle quali il Senato fendeuagran difiimo 
honore,zr ueniuano parimente honoratè da i Magiflra 
ti,<& da tutto il popolo. Dirò più auatìti, ch'egli s s e uè* 
àuto più uolte molte Donne bauer [erbata li uirginiù lo 



h I B R O 

ro tra le mani di cruddi Tiranni , di Hbidinófi Capita* 
r«,cr di licentioft Soldati ; e? fenza offefa efferfuteri 
meffe alla libertà . Perche nputauano efii gran peccato* 
per cofd di fi poco diletto guaflare un bene di tanta nobi 
lìti . E x ben dunque fcelerata,& indegna di uita quelU 
Giouane,cbe uolontariamentepriuafe medefima di quel 
jheforo * che i Tiranni jprezzatori delle leggi , i Cd* 
pitani le più uolte fenza honefià,ey i Soldati a tutte le 
rapine er fceleraggini auezzi ' , hanno tema di preda* 
re:<zr che ancora gli amanti in mezo a caldi ftimoh del 
le amorofe fiamme fuol ritardare er raffrenare affai fom 
Mente .pèrciocheniuno e,che cojì perdutamente ami * 
che uenendogli a mente t amata effer V ergine, non (ir i* 
fuegli,zr ritirandofi in fefteffo,di lafciar quella im* 
prefa non fi configli: fi fattamente tutti pauentano di 
leuare alle Donne un tanto pretiofo ornamento : ilquale 
ne efii pojjono dapoi per fé medefimi ritenere >ne a quel 
le ritornarlo : tuttoché delfuo non facciano alcuna per 
dita ♦ Et la federata fxnciutla non temerà di perder co» 
fa; che perduta,non potrà più r acqui jlar e :<zr tanto 
più effendo quefta la più nobil gioia, che uenga poffedu* 
ta da leif lo coftei,prcgo,chefe gli affetti humani pofjo 
no alcuna cofa ne* noftri cuori, mafiimamente i naturali 
et bonefiì(cbe pur molto pojforw)dopo tal perdita riuol 
ga gliocchi er la confnleratione, douunque ella uuole : 
€T uedra ciò che c'erutto perfua cagione ripieno di tri* 
ftezza , tutto me fio, tutto lamentevole , tutto lagrima 
fo, irato > er nimico a lei. Quale ui credete noi, che 
fu la doglia de 9 parenti: iquali tutti per la fola macchiti 
jdi coilei > fi veggono diffamati 7 er uituperati * Quale- 



PRIMO, 22 

i7 rammarico,?? il pianto del padre, detta madre, er di 
coloro, che l'hanno alkuata ! Tali fono i contenti er i 
diletti, che loro fi danno per tanti trauagli er fatiche ? 
cotale e il premio della nutrituratO quanto vitupero ne 
feguealle famiglie . o come tutti iuicini, gli amici, er 
iconofcenti dicono male di lei, er acerbamente la mor* 
dono : come mene moflrata a dito,er beffata dalle altre 
Vergini t er come diuien fauola a tutte le Donne ; fenj 
zacheniuna fauiafe lauuoleper compagna; anzi dì 
tiafcuna sfuggita, come (ì fuggono le cofe hombili.zr- 
non pur le Donne, ma i Giouani, che da prima làmaud 
no, er la uagheggiauano, thanno in odio, CT ad altre 
riuolgono i loro amori ♦ Marauìgliomi io,che la mefchv 
na ciò ueggendo .mille uolte il dì non difìderi di morire f 
ù che il dolore da fé medejìmo non l'ancìda . che dirò lei 
ejfer non pure in odio, ma in ira al mondo er agli huo* 
mini ì Per lequali ire s'è ueduto molte fiate da propri} 
padri occider le figliuole, da fratelli le forelle,da tuto* 
ri le pupille, er da parenti le congiunte . H ippomcne 
Vrencipe d'Atheniefi, hauendo trouato la figliuola bwU 
uer data la uirgmita in preda a unfuo amantejei infìe* 
me con un feroci fimo cau allo fece mettere dentro una' 
ferraglia fenza cibo.il cauatlo hauendo per alquanto jh& 
tiofoflenuta la fame, da quefta er dalla naturale fero* 
cita riuolto in rabbia>sbranò la Giouane, er fyenfe il di 
jgiuno con le fue carni . 1» Roma Pontio Aufeduno tra 
uata la fua dal Pedagogo data nelle mani di Saturnino, 
fuenòleio'il feruo . il fomigliante fece Attilio ¥ujco 
della fua, effendo in fi fatto biafimo incorfa.fu ance* 
ra ntlk ifìeffa cuti trouato Lucio Vir^moiilqUaìc noi* 



L I B R O 

le più tofto perder la figliuola uergine, che batterici uU 
ua,guafta er contaminata dalla forza del furiofo TU 
ranno . Onde, come dice il noftro Poeta , 
A fua figlia er a Koma cangiò flato , 
Vuna e? Ultra ponendo in libertate . 
Laqual libertà , non potendo egli darle per altra uia ,. 
glie la diede con la morte . Ho udito ragionare a Mefjer 
Lodouico Pigna , non efjer molto tempo paffato y che in 
Vadoua furono due fratelli ; iquali tfjendofi auuedutì , 
(he una hroforetla non ancora congiunta a marito y er& 
grauida, tennero tanto tempo afcofo ilconceputo fde* 
gno,che uenne il giorno del partorire : er attefa tho* 
ra,che eUa hauea dipo fio il parto ,trouandofi tui anco» 
ra prefente la comare, le cor fero adoffo co* pugnali igni* 
di, er lei con molte ferite , con kquali le aperftro in, 
più parti il corpo, tolfer odi uita miferamente » Ma di 
tali efempi ne fono ripiene le tìiftorie degli antichi , &* 
ft ne ueggono de* nouelli tuttodi.Ne inuero è da maraui 
gliarfi , che talicr co(ì ftauentofi homiadij fi commet* 
tano da padri , o da fratelli : er che efii eflinguano cefi 
inunfubito ognifauiUa di paterno er di fraterno amo* 
re : quando aW incontro fi uede , che alcune Donne per 
cvnfeguire i lorfozzi cr dishoneftt appetiti, difeacaan* 
do in tutto del petto ogni debita pietà , odiano motte uol 
tei padri, le madri j i fratelli, er le forelle ; non purei 
propinqui, gli amici, i domeflici, er i famigliari . Ma 
quando etiandio morte alcuna loro non ne douefftfeguU 
re; quanto filmate uoi , che a molte roda di ogni tempo 
il cuore il rimordimelo della propria confeienzafeerto 
injjnitamente 9 chenon e alcuna coft maluagia,che ritcr* 



PRIMO t$ 

nando infefteffa, non confideri la grandezza della fez 
ler aggine, nella quale e incorfa ; er che noti fi uergegni 
di compatir frale Donne . ne cofa fi ragiona , che ella 
non la (limi detta [opra il fuo uituperojo peccato : ne 
huomo, of emina uede,acui non tema, che cfjofìa mani 
fefto.Quellifono gli flimoli,che affligono gli federati: 
O quefte le furie , affigurate da i Poeti . iquali /limoli . 
benché netl'un feffocr nell'altro fiano pungenti fimi ,- . 
nel uoflro auanzano di gran lunga le confuete punture , 
Et certamente chiunque fenza lafciarfi corromper dalla 
affezione, uorra confeffarc la uer ita, farà indotto a di* 
re , che tali femine fono degne di più afpn flagelli , cr 
di piufeuere pene, che non fono gli huomini, per pefi* 
mi,che efiifì trouino . percioche ali huomo fono infume 
neceffarie molte cofeuome farebbe a dire prudentia,elc~ 
quentia,peritia di gouernar Republica, ingegno , mc^ 
moria, arte, er indujìria di regger la mta,giufhtia, /rV 
ber alita, magnanimità, er altre parti, lequait farMt 
troppo lungo a raccontar tutte . di quefte fé alcuna gti 
manca , non e da efjer rtprefo : pure, che alcune uè ne 
habbia. Ma nella Donna non fi ricerca a profonda ita* 
quentia sfottile ingegno , o efquifita prudenti* > oa^ 
te di uiuere,o ammuujlration di Republica , oGiufli*» 
tia 9 o altro, fuori che la Caftita.laqualc in lei non fi tre*, 
uandù,i,comefe mancaffero ali huomo tutte ic [opra- 
ddte uirtk : percioche in femina quc3a ualc per ogni? 
altra ecceUcntu. Et perverto e ben uile er da poco co* 
lm f che non fa difendere cr conferuare una Rocca co;?;* 
meffi al fuo governo ,douendogli da quella conferuatioa 
ne demare utile cr hoporcj onde rimanga fcapre Ite* 



L I B R O 

t o : er dal contràrio riujcir danno er ucrgognd da ui* , 
uerfempre mifero. zr tanto più non cjjendo alcuno,che 
glie\l*pojJa togliere > ne impadrcmrjì di leì y fenza che 
egli non lo amfkntd . Se a que fio foto riuolgerà il pen* 
fiero l'accorte Gioitane , fard più attentai? più folle*, 
citd guardiana della fud honefìàAaqual conferendo, con 
ferua ognifuo] ornamento ;& perdendola , perde ogni, 
fuo bene. Deh,diffe Lticretia, quale cofapuo efjcr fatua- 
a una Donna, c'ha perduta la Caflitaiet tuttauia nel cor 
pò corrotto baued caflo l\tnimo.No però rirnife etU d'a. 
prire il fuo mondo ,cr difdegnofo petto : accio , che ta*. j 
nimo pudico fi partiffe daii albergo contaminato . No» i 
racconto io quefto efempio; perche lo proponga da imi* 
tdre alla mia difcepola: che, cane s'è dettola Cafliti 
CT la Virginità, che fi conferua nettammo, non può ri* 
ceuer macchia nel corpo . Dor. o quante f emine Si* 
gnor Flaminio, fi dipartono di quefla ulta con la gbir* 
landa della Virginità, che dal giù fio Giudice cono fato* 
re de 9 nofìri cuori, fono ammefje nel numero delle mere*, 
trici : er per contrario, quante ne teniamo noi impudi* 
che , che dal medefìmo faranno caftifiime giudicate *ì 
Fla, Co fi è, come dite , fenza dubbio alcuno . Leud* 
te adunque alla Donna la bellezza , la nobiltà del fan* 
gue, le ricchezze , la gratta , laeloquentia , lapron* 
UZZA dell'ingegno , er in fine ciò che più difia : er da*. 
Ule in contracambio, o la Virgininà, o la Caftità t ogni 
cofa pienamente le hauete data . AUo y ncpntro concede*, 
tele con piena mano le cofe predette : er rimouetele l'um 
Udii quefle due, il tutto le hauete tolto. Et pera fi legge* 
Che chi fi lafcia di fuo bonorpriuare ... 

Ut Donna 



PRIMO. 24 

Ne Donna è più, ne uiua . | 
Chi direbbe,cbe un fi picciolo Animale, come è l'Arme» 
Imo , cjopfeàta lafciar(ì prendere , er morire , prima 
the macchiar nel fango la candidezza della fua pelle ? 
Magnanimi, natura cr degno cojlume , onde la Donna 
prenda efempio di confcruare la cafìitaiCT tanto più e f» 
fendo iofa , che non fi può racquiftarc, quando una uoU 
ta (x per dui a.Et ha fu quanto alla Virginità,?? alla Ca 
fitta hauer detto fin qui . Ma fé io parlando del primo 
flato , che e della Donzella, mefcolo alcuna par te, che ap 
partiene al fecondo y che e quello della maritata , lofo 
perfeguir l'ordine di queflo libro; er ancora perche fa* 
uellando con uoi per tutto queflo difcorjo,fi tocchi qual 
che cofa,chefi acconuega a uoi >• che hauete afeefi i due 
Gradi, vfete nel terzo , Dor, Tutto, Signor ¥la* 
minio , e ben detto : ejfino a qui conofeo ieffer moU 
to tenuto alla uoflra cortefia>CT alla uoftra memoria: 
pcrcioche uo guftando nel mio animo un grandifiimo pia 
cere di queflo bello ragionamento : ilquale io non dubU 
to, che non habbia a produrre in lui frutto tale, che pò* 
tra effere etiandio di molto utile alla mia Lauretta : CT 
forfè, che meritaremo noi ancora parte di quella lode, 
che merita il cenfcruator detta Rocca, che hauete det» 
to . fegutte adunque . Fla, E v configlio d'Arijlotele, 
che quantunque il padre cr la madre debbano effere in 
tutti i tempi diligente fimi guardiani delle lorofigliuom 
le: quefta guardia fi metta in opera conpm cura, albo* 
ra che ella fi accofta a gli anni maturi ♦ 

Primi regola adunque,come s'è dettola di no lafcia 
re dia nojlra Dozetta occafionc ne di uedere,nc di afcol 

D 



LIBRO 

tare,neetiandio dipenfar cofa,chepoffa non pur cor* 
rompere , ma fidar la mente fana V indrizztìa a quei 
buoni ftudij , che di [opra furono detti det me. nel che 
gioua affai la moderatezza del uiuere . Sari adunque il 
fuo cibo parco -', er diuiuande communi , febifando er 
allontanando da lei tutte quelle , chepoffbno aggrauar 
t intelletto , er defiar lalufuria. Le molte aftinenze 
non lodo]: er ricerco un'ordine di uiuere, non che inde* 
bolifca il corpo, ma che folamente fnerui le forze , er 
raffreddai calore della feruida giouanezz* •l'ufo del 
uino non lo poffo dannare, effendo hoggidì commune aU 
tunfeffo er all'altro . dirò bene, che alle antiche Roma 
ne era uietato ifxpendo queifaui.ne mai abajlanza lo* 
dati huomini, lui effer dannofo alla Cafìitk . e uero, che 
tifandolo temperatamente, non folo la Caftitanon of= 
fende, ma conferua egli er accrefee tafaniti. Però efor* 
to,che la mia Giouanefia ancora in quejìo moderati f 
fimaizrle fi tolgami più pretiofizr delicati nini, 
benché, quanto aUafaniti del cor pò, e meglio, che fi doU 
ga loftomaco , che la mente > che l'animo fìa padrone 
del corpo, cheferuo, che zoppi anzi il piede, che la ho- 
nefta.La Natura fu fempre di poco contenta . onde eia* 
fcunaDonna , che fi riguarderà di non p affare a quel 
troppo, che in tutte le cofe è dannofo , ferbando la me* 
àiocrit\, non folo fi conferuard incorrotta dalla libidi* 
ne, ma trouer a fempre t intelletto puro , er leuato alla 
conjìderatione delle cofe cele/li; che è quel fine, per cui 
fumo nati . Molti efempifi potrebbono in quefto luogo 
addurre : iquali lafcio da parte,perche fono troppo no* 
itili letto della mu Vergine far action delicato, ma mon* 



PRIMO. 1$ 

do : non fcntuofo, ma commodo . il Cimile fu ietto del 
ucjiirc : dquale non uuole effcr lafciuo,ma boneftc;non 
ricco, mi ripieno di mondezza • perciocke e pure , che 
Pantrito mondo ami naturalmente un* femplice mondez- 
za , & il corrotto i pumi pompo fucr fregiati, con prò 
fumi di diuerfl odori . ìlfcnno non fu lungo : non pe= 
rò, che ft tolgano le bore conueneuoli al rijìoro del cor 
pò . mafappu,come ho detto, che in tutte quejìe bifo* 
gne naturali là mediocrità è fempre utile , er il troppo 
dannofo . dà quella ne uiene la tranquillità delVanimo,et 
la buona difpofitton del corpo : da queflo ne deriua la 
perturbatane deli' uno, cria infirmiti dell'altro . 

Aptrcjfo tutte quejìe necefarifime offeruationi, bU 
' fogna,che la Giouanefia occupata di continouo in alcu* 
no di quegli fttidì ,lauori,et intertenimentiyche fono det 
ti difopra ; er che mai non fi troni odo fa . percioche 
Vocio e nemico delle uirth,zr cagione di tutti iuitij. Ne 
lAuuerfario troua più larga (ir ada da entrare alla più 
bcUi parte di noi , er offenderla con lefue armi , che 
quella deilocio . Dr qui nafee l'amore : non quel DiuU 
no er Nobilesche accende t animi della bellezza cele* 
fte : ma quel mie er terreno, che la infiamma delle brut 
ture di qua, già : ernonfolo ciò auuiene nella Donna ; 
ma nel più forte er piti continente animale y che e l'huo 
moftuede auuenire. concio fu cofa , che 'glianimi no* 
flri , per efjer tutti gli huomini creati alle fatiche, go* 
dono de* lauori honejìi,CT della indu(lru,in che fi ten 
gono occupati ; er di quelli fi pafeono, fi ricreano , er 
prendono fortezza er uigore . il contrario ne auuiene 9 
quando anima opera uirtuofafono intetr.onde per non 

D i) 



LIBRO 

iflare ociofi,neceffariamente alle cattiue difendono . 
Quel Ufciuo Nlaeftro de gli Amanti Ouidio,ne i libri 
del rimedio polendo addur la cagione , che Muffe EgU 
fio a corromper la moglie del fuo cugino Agamenno* 
ne, dice, perche era ociofo . er il primo rimedio, che 
egli infegna contro, Amore , fi e il fuggir lodo , me/i» 
tre dice . 

Contra chi l'odo fugge in damo f cocca 

Cupido ; er refta ogni fua face eflinta ♦ 
Crefce Amore; zrfa grandi fiime radici dentro l 'animo 
di colui, che molto penfa d'intorno alla cofa amata . pe* 
ròfì legge appreffb quel nojìro > 

Datemi pace o duri miei penfìeri ♦ 
Chiudefi adunque facilmente Ventrata alle dannofe cogU 
tationi con l'effer fempre riuolti a qualche lauoro. GrU 
da Signora Vorothea , il trombetta di Christo: 
Non mangi Ihuomo ,che fi fta indarno . dall'altra par* 
te canta il Profeta : Benedetto colui , che delle fatiche 
delle fue mani fi uiue . I giuochi delle carte , de' Dadi, 
er del Tauoliere ueggo ufarfi communente fra le Don» [ 
ne.mafe noi uorremo efjer ueramente nello effetto queU 
li, di che facciamo professione nel nome ; del tutto gli 
bandiremo dalla noftra figliuola , percioebe fé efii fos 
no di danno non meno, che di uergogna, ne gli huomi* 
ni (che non fi può dire, che non fimo) quanto maggior 
mente e da creden, che effer debbono nelle Donne . 
Ma intorno al uefkire,zr all'ornamento del corpo, /'«« 
Jo d'hoggidi è cofi guaflo, che poco è quello , che ne ho 
detto fopra . Dimoftr imi alcuno, per qual cagione fo* 
gliono oloperor k Donnz tante zrfidiuerfcmxnkredi 



PRIMO, iS 

belletti fcofa necefjaria è y cbe effe ciò facciano o per pii 

cere afe mcdcfime,o a gli buomini. Se lo fanno per pia* 

cere afe medefime,e jouerchio : perche ciafcuno è trop* 

pò più caro afe fieffo di quello, che perauentura far eh* 

he dibifogno.Se per piacere a gli buomini, quefìo non e 

conueneuole a Donna bone fta,o* tale, quale ricerchi** 

mo , che debba effer la noflra r>onzettd>Ma,quado pure 

lefofo conceduto, che ciofleffe bene,cpiaceffe a Dio; 

(a cui chi uuol piacere, conuicne che prima diftiaccia a 

fé mede fimo cr al mondo)uorrei, che alcuna mi diceffe y 

fé per cagione de" lifei ella procaccia di parer betta ad aU 

trui (er pongafi,che niun'altro ui fi habbia a intende* 

re,faluo che'l marito) quando pojciafegli haurà leuati 

dal tufo, in che manieragli potrà ella effer gratat fé per 

auentura non faceffe penfìeró di non fi lauar giamai le 

tinte er gli impiaftri ; ma di portar fempr e la mafcara y 

er quando ne uà al lettor quando leua,zr a tutte l'ho 

re,z? co fi tra la moltitudine, come in cafa. il che tutta* 

tua non fi può fare: percioche ilfouerchio caldo,z? uni 

gocciola d'acqua leuandone hor qua hor là le tinture,nc 

fanno uedere la pelle natia . onde non fi può direaba* 

ftanza, quanto alhora feonciamente paia brutto , er 

diforme quel uifo * Faceuafì in Vinegia, non ha molto, 

tra alcune Gentildonne uno affai folenne conuito : dopo 

la fine del quale hauendo una di loro ordinato quel no* 

flro giuoco piaceuole : in cui ciafcuno ha certa autorità 

di comandare per una uolta a compagni quello, che gli e 

in piacere : feguendo l'ordine di mano in mano, toccò la 

fua maggioranza a una Giouane uirtuofa er di gentile 

intelletto . laquale preflamente fece recar dcfi\K(]iu ) a t 

D il) 



LIBRO 

lafciugatoio : cr comandò t che ciafeunofì bagnaffe te 
mani in quell'acqua ; cr lauatoft con quella bene il uoU 
tOydapoi lo afeiugaffe col panno ini recato . laqualcofa 
fu ella a far prima : cr perche non ci haueua belletto } ii 
fuo uifo col lauare più bello cr più lucido ne diuenne. le 
altre, che erano dipinte, lauandofi con V acqua i colori, 
rimafero affai più brutte : cr ucrgognandojì ìuna deU 
V altra, Hindi in poi lafciarono di adoperare i lifei, cr 
contentandofì della faccia naturale , di/brezzarono U 
finta cr mendicata dall'arte fido . D o R.Certofu mol 
to prudente colei, che comandò quefto giuoco . 
Fla, Apprejfo chi farà quel giouane accorto } che bel 
la filmi una Donna, laquale egli conofea hauere il uoU 
to mafearato con i colori tfenza , che etiandio quelle, 
che fono betle , ueggendofì dagli huomini effer dipin* 
te,perdonol ì honore cria lode della beVxzza . perciò 
che tutto quello, che appare di bello, fi attribuì fé aliar 
te, cr non alla natura ♦ Ma che diremo noi, che tai beU 
letti fono cagione di far cremare la pelle, cr il uifo gioa 
uanile parer uecchio innanzi tempo ì s'aggiunge a que* 
fio, che i fiato diuiene puzzolente , i denti negri , cr 
tutto il corpo rende graue cr cattino odore , par ca* 
gionedelSullimato, dett Argento uiuo, della Biacca , 
CT di fi fatte lordure, cr come ben gli chiamò Ouidio 
ueleni; co" quali fi dipingono cr fi Ufcuno il uolto.Di* 
rò ancora, che fé le Donne non poteffero trouar mari* 
to,fenon per cagion del bianco cr del uermiglio;fa* 
rebbe affai meglio , cheferbaffero perpetua VirginU 
ta con la perdita di tutto ilfeme humano,che maritar fi 
con la offefa di Dio ; cr maritarft ad uno, a cui piace 



PRIMO. 27 

iu un poco d'incroflatura bianca, che unafemina buon 
u. Perche fi può egli dire, che fu trottato tufo di cotai 
belletti, faluo che per non contentarli di quella faccia, 
che ci ha fatta Domenedio creator di tutte le cofe * Se il 
noftro Mcffcr Titiano dipingejfe una figura ,[er la ri* 
duceffe alfuofine > non farebbe a lui grandi f ima ingiù* 
ria un'altro di quetlarte(pojlo chefojfe buon dipinto* 
re) che ponendo le mani [opra quella, mutaffe o rifor* 
naffene alcuna parte ? non farebbe queflo un dannar la 
uà opera i certo fi .e? le Donne filmeranno, che'l mu= 
tar cofifpejjò co' li fa il uero ufo ; che e la ifìeffa ima* 
gine di Dio ; non fu offendere effo Dio t Lafcierò dd 
parte quello, che fopr a di ciò fenffero molti fanti huo* 
mini i&folamente addurrò una fola autoriù di quel 
Licurgo , che diede le leggi a Lacedemoni : ilquale gite 
ìicando,che folamente fi doue/Jero prezzarle Donne 
>er la uirtu, cr non per li ricchi panni, er per glior* 
■lamenti efleriori, ordinò , che in tutta Sparta a niuna 
Donna foffe lecito ufar belletti, annodar le chiome, er 
ornar la per fona con ueflimenti di molta ff>cfa : fi come 
cofejequali egli conofceua , che corrompeuano le uir* 
di cr le buone difcipline . che diremo noi ancora di tan 
-e tinte di capelli : con liquali amano le giouani, alcune 
lifarfegli biondi , altre negri, cr le uecchie (quanto il 
più pojfono) trasformare la canutezza t che diremo di 
tanti ricciuoli,auolgiture, CT diuerfi modi di legare le 
trezze i che delle cuffie d'oro, quando a una foggia, W 
quando a un'altra-che dirò infine delle perle, dtUegem* 
me, delle catene d'oro,cr delle ueftì r accaniate, ( on ri* 
melfi,confi-atagli,& con fodere d'infinito ccjìo icre* 

D mj 



% I B R O 

iete d me, che di qui ttdfce U origine di tutti i mdUptr* 
cioche mentre che tuna contende di auanzdr l'altra, er 
piupompoftapparere, non potendo hduer dal marito 
le ricche uefìi, procaccia di hauerne per altra uia.Rac* 
conta ?lutarco,che le [emine di Egitto per coftume del* 
la patria non [oleuano portare ifcarpe, accio, che hauef 
fero cagione di non ufcir di ca[a.Vorrei,chc quefto co* 
fiume [offe hoggidì nella Italia {diamente nelle fouer chic 
pompe . er ben fa la Eccellente Kepublica Vinitiana a 
prouederuici cofìfyeffo. Mafappiala mia honejla fan* 
ciuUa, che la naturale bellezza, ha più gratia in un uè* 
fiir mediocre, er ifchietto,che ne i panni d'oro, o uarid 
ti di tanti colori: perche è di necefitd,che la cofa mino* 
refìdfouerchiata dalla maggiore : er quello, che in tal 
guifa piace , recafx, come s'è dettola ornamento , er non 
d beUczz* ♦ Però fi legge appreffo il miglior Poeta del* 
la noftra età ♦ 

Ne in drappo fchietto care membra accolfe, & 

Vinced la neue il ueflìr puro er bianco ♦ 

Nort dico però, che la Donna non uejla fecondo il gra* 

. do y che tiene: ma fcelga fempre le forme più [empiici 

cr le più honejle . er auerrà , chef, come nel più tro* 

uerà di ogni tempo chi l'auanzi ; cof. nel meno (che è 

quefto mondo er hone&o uejiiré)haur apoche, che l'ag* 

guaglino : er quello , che par cofa diffìcile a poter [are , 

piacerà infume er a Dio er al mondo ; tenendo per co 

[a [erma er indubitata , che l'ornamento delle Donne 

non fono i panni fregiati \ma i coflumi buoni . Gli odo* 

ri ueramznte ne in tutto gli ammetto , ne in tutto gli 

danno : mi laudo ancora in quejìi la mediocrità > per* 



PRIMO» 28 

ciochefefono moderiti ; cfii confortalo t'animò . Onde 

legge fi, che la peccar ice Uebrea uersò fopra i l capo di 

colui iche era nio cr huomo,un uafo di pretiofo Nara 

io,perloquxle tutta la cafa fu r empiuta d'odore : Uche 

a lui non difyiacque ♦ Ma ifouerchi odori altro , che 

uno incitamento di Infuria non fono:& jpeffe uolte dm 

no d~ fòfpetftte a gli huomim.che colei,cbe gli ufa,fac* 

tìà per cefi ejlinguer la puzz*> che per qualche difeU 

to efea delle fue carni. Per conchiudere , la nojìra firn* 

ciuUa non confenta di bruttar fi la faccia col belletto, ma 

t la mondi con l'acqua pura: non s'intinga i capelli, ma 

gli tenga netti ZT purgati dalle immondicie : non fi dU 

letti di odori delicati; ma fìa intentale non efea da lei 

cattino odore . Guardi fi nello (pecchie non per ordinar 

le trezze confouerchia cura^ma con uno auolgimento 

febietto, che conuenga a tutto il corpo ; er per uedere 

che in ninna parte Ut re (li co fa, che poffa dar biafimo a 

una Vergine modefta r Et fé etta è betta ; curi di fare, 

che non habbia l'animo brutto : fé e brutta, s'affatichi 

di ricompenfar la bruttezza del corpo coti la bettezz* 

dell'animo . Efea di rado fuori di e afa : er quando ut 

efee ; habbia fempre la madre con effo lei : nefolamente 

tenga la madre compagnia alla figliuola fiordi cafa: 

ma etiandio efjendo in cafa no la lafci ma allontanare da 

gliocchi. No/* uoglia > che douunque ella uà , la meni 

feco ; come farebbe a danzt , afeile,a cornuti, doue 

qualche cura domeflica uè la induce . ma tenga nella ed» 

fa alcuna f emina da bene er fidata ; a cui poffa fecura* 

mente commetter la guardia di lei ♦ cr in ciò fi dee por 

re una diligentifima confideratione : perche niuna pe* 



LIBRO 

fte è maggiore nepin dannofa di quella, che fi rinchiu* 
de in cafaiey in damo fi procaccia di conferuare un le*, 
gno dal di fuori, fé di dentro è rofo da i Tarli . Sia an* 
cor a queftatalfemina non foto da bene; ma diquaU 
che anno . er tale, che la prudentia, i co fiumi, le paro* 
le, er il uolto la facciano degna di riuerentia er d'hono 
re. Siano ifclazzi di quella Donzellale pure alleuoL 
te bifogna rifiorar l animo co qualche diporto honeflo} 
con le Vergini fue eguali cofì di etd,come di conditione. 
Amifopra tutte le cofe,& tema, prima Dio >• er dapoi 
habbia in fomma riuerentia la madre : aUd quale jempre 
fi dimoftri nelle parole er nellopere obbediente. Sia mo 
defla,fia humile, er fempre diligente fi ne gli (ludi, che 
detto habbiamo , come in tutti i lauori er uffici, che le 
appartengono. Vropongafi innanzi qualche bello efema 
pio da imitare ; er s'affatichi d'effer fempre funde atte 
migliori. Habbia la cajlita, detta quale Ipeffo io par* 
lo, come Reina di tutte le uirtà . A quefta fguiranno 
le due infeparabili fue compagne, la Vergogna, er la 
Sobrietà : alle quali uerra dietro tutto il coro deUe aU 
tre la Modeiliayla Continenza, la Humiltaja Frugali* 
ta,la Diligenzd>et quella,che tiene il primo luocoja pu 
raz? fmeera Religione. Torno a dire , che di rado 
efea di cafa& quando ui efee^penfx d'andare in unofpet 
tacolo detta uita humanau uitij detta quale, che d y ogtiin 
torno le fi dimoreranno, non habbiano forza di cor* 
rompere il ben difrofto animo, ma più tofto di ammen* 
darne ifuoi, er tfea, fi come s'è detto , in compagnia 
della madre * o di alcuna fuacongiunta.Donna attempa* 
ta er dì interifiima uita.Sia ilfuo pajfo ne co molta fret 



PRIMO. 29 

ti, ne motto tir io : perche l'uno cfcgno di leggi enz* 

za^U* t óltre indù io di fupérbia . Ef perche è cefi urne 

(maf imamente detta noflra citta)che le Donzelle portU 

no per iflrada d'un lungo uelo il uifo coperto; no cerchi 

la mia honefta Gioitane di riguardare altrui,ne meno di 

tffer riguardata da*alcuno,crnon riuolgagliocchiin di 

ucrfe parti : ma Unto fi contenti di uedere, quinto le e 

meftiero al amino. Non pcnfi,cbe i circolanti riguar* 

dino lei,o ragionino di leijkhe auuiene appreffo di <xU 

cune,per riputarf belle, fé ciò fanno, dimoftri di non 

fé ne auucdere . ¥uggxfopra tutto il rifo in tutti i luo = 

ghiipereffer fegno di lieue animo : cr nelle occajìoni 

più tojlo lo accenni , che ne dimoflri effetto : hauendo 

fempre con efjo lei 

Timor d'infamia, cr fol de fio d"honore ; 
CT deffer meritamente tenuta honefìa cr prudente * 
Quanto alfaueUare,non lodo, che ella ufi molta copia di 
parole ,- tra le Donne, non che fra gli huomini . non mi 
piace però, che ftia mutolamia che poco parli , er con* 
(ideatamente ne i tempi, cr fecondo^ che uerrk li oc* 
cafone . Perciocke oltre , che alle Donne generalmcn* 
te f difconuiaie ufr molta copia di parole , è molto ne* 
ceffario cr utile,che nella fanciullezzi s'auezzinoafd» 
ueQarpoco : concio fa cofa , che dalla Unga procedono 
molti mali. Però la prudente Natura hauendo l'huo- 
mo nelVhab ito del proprio corpo in molte guife animo» 
nito dell' ufficio, che gli appartiene ; fi come per hauer* 
lo formato di fi atura diritta,^ con li faccia alti uerfo 
il cielo, gl y infegnò,che (prezzando egli te cofe terre* 
ne, &* mortali ; attenuali glialtrì animali fanno natu* 



LIBRO 

ralmcnte chini er piegati ;doueffe ricercare le cele/li er 
eterne : er per hauergli dato ignudo er debole corpo, 
uolle dimojlrargli,cheeffononera nato alle guerre* 
nella guifa, che fono le fere, lequalidalei furono prù 
uilegiate di proprie armi; ma alla concordia, alla pace, 
alla carità, er all'amore : appreffo, perche le piacque, 
che l'intelletto haueffe ilfuo feggionel ceruello , come 
nella più alta parte, er quafi Rocca del corpo, lo am* 
tnaeftròì che tutti t non fani defiderij fi douefferomo* 
derare er reggere fotto il dominio della ragione : cofi 
parimente uolfe collocare la lingua in parte, er legarla 
in modo,che afiai bene fi potefje comprender, niun ment 
bro di tutto il corpo effer più dannofo, ne anco più utia 
le. Ver cloche fé uogliamo riguardar di parte in par* 
te l'ordine er la compofitione di quejlofafcio mortale, 
uederemo,che la natura a ciafeun membro ha dato ilfuo 
luogo fecondo la nobiltà er la commodità di qualunque 
di loro .tiene l'intelletto, come s'è detto, ilfuo feggio, 
come in alta Rocca,nel ceruello . \l cuore ottenne il fuo 
luogo fotto la manca mammella ; di natura mufeotofa , 
er inteffuto quafi di molte fila di nerui> ilqualeha due 
fegreti ricettiamo de gli /piriti, er l'altro delfangue : 
A cui fiafopra il polmone congiunto al dofjb della fai* 
na; ilquale,aguifa di Mantice , raccogliendo er man* 
dando fuori lofpirito rtftorazrrìfi'igera effo cuore 
temprando il calore Al Polmone a modo di fpongia Ueue 
er cauernofo, in forma d'un'unghiadiBue fidiuidein 
due fibre, affine ch'eifia più capace a dare er a riceue* 
re lo fcirito con ifcambieuole mouimento. Sotto le pre* 
cordìe e il uentricoh; alqude dalla deftra è uicino il fé* 



! 



P R I M 0- 50 

\ito y er d fegato e congiunto il file : dalla finiftra è U 
nelzd . Ma lafaando le altre parti , che non fanno al 
ioftropropofìto,ueggiamo,come fiala lingua. A que- 
la, come a interprete del cuore cr dell 'intelletto , diede 
a natura ilfuo luogo nel mezo di amendue:di maniera , 
he foggiacejfe al ceruello, ne foffe lontana dal cuore: 
lai difopra, hauendo uicini gli organi di tutti ifentimeiu 
i glioccbiy le orecchi, cr il nafo, cr effendo dalia par* 
l inferiore legata dalle precor die atta cafx del cuore: 
uantunqiie alcuni in ciofiano contrari] non pure ad aU 
1 , ma a Cicerone mede fimo , negando , che 1 legami 
i effa lingua pafiino a quefta parte . Ora hauendo effa 
atura pojla la lingua nella più alta parte del corpo,af* 
ai ci die ella a uedere la nobiltà di quefto membro. Ap* 
>re(fo haucndole affegnato luogo tra il cuore cr il ctt* 
'.elio, accio che ella foffe efyomtricc de ifegreti di amen 
lue, chiaramente ci dimoflrò, ch'ella non dee effere con* 
trarla al cuore, ma obbediente alla ragione, a cui è fot* 
topofta: ne prima dar corfo alla uoce , fé non s'è confi- 
gliata con le orecchie cr con gliocchi fuoi uicini , a cui 
tra i [enfi del corpo e attribuito il prim ipato . ma do* 
uerjì configliar molto più con l 'intelletto ,o con la ragio 
ne cr memoria,interne parti dell 1 anima, Icquali ancora 
hanno il lor feggio cr albergo nelcerudlo. Diquiui 
potete auedere Signora Dorothea, quanto fanno contro, 
gli ordini di Naturd , cr peccano ftranamente quelle 
"Donnesche de gli huomini non e bora il noflro ragiona 
mento) lequali [dolgono la lingua in uarie parole, prU 
mu che habbiano intefo ueduto,o confiderai nel lo* 
tv animo hfomxzr qualità, di quello , che uoghono 



LIBRO 

proferire : o quali Ciano coloro ,inanzi iquili deono rfa 

gion. ire : facendo i'ujì:ero\ che l'ufficio della lingua fìd 

lultimo di tutti . ¥J taccio >che battendo laiftcffanfa 

tura fattoci due occhi >cr due orecchie , non ci fece piti 

d'una lingua : er quella } cerne in ofeura [pclunca , non 

falò ci afeofe dentro il palato, ma la legò dalie fue radici 

con tanti legami, che alcuni già uotfero,che ella da quu 

fio ricette ffe nome di lingua . oltre a ao le appofe in u& 

ce difteccati di fatto cr difapra due ordini di dentilo* 

pò iquali , quafi porte, aggiunfe k hbbra.Lequai tut* 

te cofi fanno chiaro argomento , netta lingua effer rU 

pofìo un molto prctiofo theforo, poi che ella fatto tanti 

ripari l'ha uoluto nafeondere : er all'incontro ,che uf* 

fandojìfuor di tempo er (enza mode fai a, a gran perico* ' 

lui conduce , poiché ancora ha uoluto auolgerU con 

tanti freni . ìnfegnijì adunque atta nofl ra fanciulla l'u* 

fa di parlar poco <& bene , facendole uedere , quando 

e tempo di tacere , e? quando di fauelhre , er ancora 

curiamo, che ella non cojlumi altra faudla, che la prò* 

pria er natia della dtù,pure che ella fi accolli più atfti 

fa ciuik,che a quello del popolo -per fuggire il hiafìmo, 

in che incorrono alcune (ne tolgo fuori anco le nojlre ) 

lequaii per hauer qualche famigliarità con le rime del 

Petrarca , o letto alcuna nouella delBocaccio , cercano 

d'imitar la lingua Thofcana,di maniera, che chi hagiu* 

dicio,non le può udire fenzd rifa.Nefì lafci mai in luo= 

go foletario ragionar molto a lungo con uerutihuomo, 

quantunque efjo le f off e fratello , o ftrettifamo paren 

te : perche gran potere e quello , che ha il nimico fopu 

di noi . zrfìpojfono addur molti efempidi coloro, chi 



PRIMO. 3t 

per tal uid le [or die molarono . <A moti figliuolo di Di* 
uid innamorato di Tamar fua fioretta, finfe d'effere ama* 
lato; er chiefia al padre lei per mimjlra, con l'agio del- 
la fcletudme peruenneallo fcelcrato effetto . in fomma 
tanto più e utile , quanto men di domefiichezz* ha la 
fanciulli congh buomint : er lepirole debbono efjer , 
come s'e detto epoche , er piene dimodeflia cr di pru- 
dentia . nel che irìè di caro, che elUfìa tenuta da cattiui 
anzi poco eloquente, che da buoni poco honefta.cr per 
raccoglier le molte parole in una , beUifiima laude della 
Donna è il filentto . 1/ faper danzare, fonare, er can* 
tare a una Giouane non e di bia/.mo ; ne di molta loda y 
communcjue fi fìa , Molte cofe io potrei anco dire oltra 
alle ragionate : lequali pretermetto ; fi perche la memo- 
ria non mi jerue,zrfiper uemre al fecondo fiato, che e 
quello della maritata.!) o r.Io di quanto ne hauete deh 
to, rimango fodisfattifiimaifi che paffate pure a queffal 
tro grado . Fla. Giunta la mia ben creata fanciulla 
in età da marito, refta una grande imprefa per trottare 
a quella unofpofo tale,checon efjo luipojja uiuere tutti 
igiorm di fua iuta quietamente er fenza difturbo . 
Tutte le diuerje qualità d'Ammali con la generation de* 
figliuoli fanno perpetua la fyetic loro ♦ Ma per \fifer 
gli ammali bruti creati (fi come tutte le altre coje) per 
l'buomo , er thuomoptr quella marauiglicfa Deità, 
che lo fece conforte dclfuofigliuolorfi qui auuienc,che 
accio che le parole di età in età fi cotinuafie fanta et pu= 
ra,doue gli altri Animali s'accompagnano tuno con tal 
tro confuf amente, ej fenza ordine o legge alcuna; piac* 
que a Dio di ordinar per Jibuomo U matrimonio-folto U 



LIBRO 

Ugge del quale egli poteffeferuire a quefta Opera di ftt* 
tura y fenzx peccate ì Et perche fi ricerca thuomoapar 
te di tutti i bem sfortune detta Donna cofi publiche, 
come prillate ; CT a lei compagno <& Signore perpetuo 
er infepar abile e dato ; di maniera, che fola morte ne: 
rompe quel modo; procede ancora ragioneuolmente , 
che quejìo fia carico di Unto pefo , che forfè . non ne 
ne e alcuno più grane : effendo cofa,che,come e in prò* 
uerbio , noli fi ha a fare [e non una uolta , er errore , 
quando auuiene, che correggere non fi puo t però difoU 
tileclf commento y & di lungi confìderationefadibi-* 
fogno . Nia,perche la ueu Verginità non conofee, ne de 
fiderà il congiungimento deU'buomo; la noftra fanciuRÀ 
lafciera tutta la delibcratione di quefto nella cura del pi 
dre,riceuendocon lieto animo colui in marito , che la 
uern detto da lui . pcrcioche o! tra, che tal cura non fi 
conuiene aUaDonzàla ; per non hauere ella eftericntti 
delle cofe del mondo, non potrebbe fare buona elettione. 
Bene è ufficio conueneuole di padre, ufare in ciò nonfo* 
lo la debita carità.: mx riceuere ( per dir co fi ) in fé mei 
defimo la perfona della figtiuola.conciofu cofa,che moU 
ti o per bnprudentia^ o per maligniti ui peccano gran* 
demente ; mouendofta crcdcre.che colui; ilquale iftima* 
no douere effere utile genero a loro {le fi , debba effer fo 
migUanteméte buon marito alla figliuola.onde le più uol 
te ad altro non riguardano, che atte ricchezze* *tta no* 
bilta,et a quelle condii ioni, delle quali f credono di trar 
profitto maggiore^ non hanno in confìderatione il bc 
ne detta figliuola ; laquak infume col marito in una me* 
deftma cafaer in mmedefimo letto dee mere er già* { 

cere % 



* 1 



PRIMO- * 2 

cere, infino che la morteji tutte le cofe ultimo fine, quel 
la compagni. i ne diparta.Di qui altri affettano far rie* 
cbire,cr altri col nucuo parentado{cjfendo tali gli ap* 
petiti de gli huomini)o di accrescere in dignità, o di di* 
{buggere i loro nimici fanno disegno . quefio ultimo 
alimene in quelle città, dotte fono odi] cr parti, er quel 
primo può auuemr: nella nojìra . Perciò cjuejìi tali dire 
fi debbono più tojio mercatanti, che padri,deUe loro fi* 
gliuole . Ma il buon padre,chefolo procaccia t ut ile del 
la figliuola ,- er comprende, quanto importa a legare al 
tnu d'un modo, che non fi può mai difiioghere ; mette* 
rà in ciò quella diligenti a, eh e fi colimene a opera di tati 
to nfeo . Due ce fé fono da effer confidente nel mairi* 
momo ; la compagnia er la prole . ncltuna confi fte il 
perpetuo uiuere ; nell'altra il modo di mantenere i figli* 
uoli , fecondo il grado er la condition del padre. (ìuan 
to alla prima, douendo la Donzella lafciare il padre, la 
madre,e^r i fratelli,*?? altroue uiuere foggetta all'huo* 
mo, accio, che ne nafea quella perfetta union, che è det-> 
ti da Dio ; è me jìiero, che' l padre confi deri primiera» 
mente la condition di colui^cbe cerca eleggerle a marU 
tojciegliendo huomo di eguale alla fu*,®* non di mag* 
giore,ne di minore, perche tradifuguali di rado fi uede 
mfeere autore , che fermo er durabile fia :erf}>cfio -il 
merito Nobile rimprouera alla moglie la ignobilitk; er 
co fi alVincontro la moglie Nobile biafima il marito igno 
bile: e? mentre timo fifiimad'ejfere fuperiore all'al- 
tro, nefeguono le contefe er le difeordie fra ambedue .. 
Et fi come una Kepublica,quando i cittadini difeordano, 
uifono tra loro paliti er diuifionife forche tv ab* 

E 



LIBRO 

hocchi : cofì una cafa priuata , quando la concordi* er 
l'amore del marito er della mogliera non lafoftiene , di 
facile cade in reuma. Onde prudentemente Vittaco,uno 
de' fitte [ani di Grecia^efjendo dimandato da un Gioua= 
ne, qvai doueffe nel prender moglie d? duoi partiti eleg 
gere per migliorerò Donna di lui più ricca er più nobU 
le,o a lui eguale ; rifèofe ; prendi quella , che più tifi 
contitene, accennando alla eguale . Da quejla prima con 
fideratione, ne deriua ima feconda ; laquale è, che tra il 
pianto er la no/tra figliuola fi troni conformità di natie 
ra er di coftumi >• percioche la conformità de 9 coflumi 
è ftrettifiimo legame di amore. er deue ella èfìantjofem 
pre le guerre, er i litigi lontani .ne inficine ben fi accapo 
piano i Kibij con le Colombelle i Lupi con le Agnelle . 
A quejla fuccede la cura delfojìenere la tutamcl che non 
fi dourebbe ricercar più oltra,quado fi uede batter l'Imo 
mo tante faculta,quante ne fono necejfarie a un modejìo 
uiuere fecondo ilgrado nojlro,o tanta mduftria>quan* 
ta per acqui ftar commodamente la foftanz* deUafamU 
glia può ballare . ìlebe etiandio fia detto della feconda 
parte,cheècìrcala prole: per laquale none onuiene, 
che y l padre fi affatichi in guifa che i figliuoli dapoife 
ne debbano flave con le mani a cintohv.o che lejbuerchie 
ricchezze lor porgano occafione del mde : b^jìi hauer 
proucdirto in tanto, che efA pojjano detta hereditapa* 
terna cittadinefeamente umre . Dirò bene^che le rie* 
chezze non fi debbano difprezzare, perche quando in 
molta copia, sborniano, fi po(fono compartire nelle opre 
della canta fouentnde a potkri ì ma fi bene dobbiamo 
pojpcric * tutte le altre conduiom; er riponer tra i piit 



PRIMO. 33 

ricebi tbefòri àeUd mcmorUU configlio diThemiflo* 



dc,ilqudcc,cbe fi eleggi piutojìo huomo , chehabt 

bia bifogno di danari ; che danari , chehabbiamo bifo* 

gno di buomoudebe allude gentilmente il Boccaccio nel* 

la nonetti del cortefe Fiorentino, ilquale amando diuen* 

ne povero ; er ottenne nella pouerta quello , che non 

potè ottenere nella ricchezza . E' uero > che come s'è 

dettoci mole unafoflanza honejìa : z? non deeejjer 

matrimonio fenza patrimonio: percioche e meftieri, che 

la moglie da una parte rechi mila afa uirtii di gouer* 

nar famiglia, cr faculta di partorir figliuoli : dall'ai* 

tra il marito quello > che appartiene aUa conferuatione 

della tuta (fi come iftrumento alle fatiche formato) ui 

porti et conduca. Dobbiamo ancora confi derare in que* 

fthuomo (ricercando i beni del corpo) la età, cr la fa* 

nitd : direi anche la bellezza ; ma qucjla e co fa, fragile 

et di poco momento.et pure y che egli non fa de' Baron* 

ci del Certalde r e,+beUo dalla mogliera dee effèr tenuto * 

Ldjanità cr la buona habitudine del corpo e ben necef* 

fariafi per poter fer idre alle bifogne della cafa cr deUx 

famiglia acquali ricercano il gouematore ben difyoflo 

et fano^et fi ancora per beneficio della moglie et de" figli 

uolnperche altramente effendo, effo luna ne infettalo* 

glialtriper la corruttion delfeme indifyofli cr infermi 

ne genera.La età uuole effer ne molto giouamle,ne tale r 

che fi accojli alla ueccbiezz*>dcciocbe egli poffa foilener 

bafteuolmente il pefo della famiglia^ i figliuoli non ri 

mangonopriui di padre y pruna che efeano di fanciulkz* 

Zijenza che quella e imprudente,?? quefta sempre aca 

ccpagnata da qualche noia et impedimento, che apporti 

E ij 



LIBRO 

feco U uitA,che incomincia a difendere, cr cadere uerfo 
ilfuofine . Ma ogiri altri, confideratione fi può riputar 
di piccioU importanza (benché eUa fu di grandi fimo) 
rifletto a quella, come s'è detto, della natura, cr ciV co* \ 
fiumi : percioebe per l'ingegno s'iflima Ihuomo. Sii 
adunque il marito della noftra figliuola huomo di chia* 
ro intelletto, prudente, letterato,?? buono . Et fé io difì 
devo le lettere, Signora Dorothea , neHunfeffo cr neh 
V altro, non uè ne fate marauiglìa : perche dalla cogni* 
tion di quefle s'impara (oltre il culto Binino , come s'è 
detto difopra) il diritto gouerno della uita Qiuile , cr 
in breue ogni ornamento dellhuomo ,■ animale di tanta 
tcceUenìia. Onde ben diffe un fatuo Greco , che Ihuomo 
fenz<t lettere , era a guifa £ un'arbore , che non produce 
frutti, laqualcofi taglia , o non è guardata da alcuno • 
Diremo adunquz,che quel matrimonio, nel quale fi tro* 
uino quefte parti, farà quieto cr ripieno di contentez* 
sturbati cr apportatori di mokjiie cr di danni tutti 
queglialtri , che fono legati dal debole filo delle ne* 
chezze , o della lafciuia : come farebbe, che una honefta 
giouane per cagion di torto appetito s'accempagnafie 
con huomo infame:o parlando del nojìro feffo,che quaU 
che pellegrino intelletto , moffo da baffo cr uil defide* 
rio ,prende(fe per moglie Donna , che haueffs hauuto 
tffetti di meretrice, cr portxffe titolo d'impudica . Lo 
efempiofi uede m Taris,et in Uelena ; perche quella la* 
Jciò uincere lafua ca/tità da luna ambinone , et da aua* 
ro difidcrio delle ricchezze Trotine:®* queflo in lei al* 
irò no amaua,fuor che due beglwcchi , cr un uago uifo 
fettopofio alle ingiurie delld fortuna et del tempo. L on* 



P R I M O. ?4 

\h per pò federe mortai bellezza , ilfapere {cibo degli 
ìinimi celejli)et il regnare, (per cui Unti corfero incoila 
\ k ro alla morte)egualmente rifiutò,^ fprezzò ♦ Di che 
poi ufarono quelle tempere , che diftruffero l'Afta, er 
ìriuolfero fottofopra il mondo . Dall'altre parte foauifìi* 
ma,ct molto felice fu la compagni! di Penelope con vlif 
fé, tutto che egli fi uiueffe molti anni lontano da lei ; er 
(juefto attenne, perche Inno era prudente er parco : er 
t altra moderata cr e afta . Ora, quando alcuno haueffe 
dfare un lungo ZJ faticofo uiaggio , lo configli arefie 
uoi,chefi eleggeffeper compagno un'huomo ricco, ora 
nato di pretiofe utfti, er di bello affretto ; ma per altro 
feiocco % tìmida , er di muti ualore : o più toflo un pos 
nero, di forme , er auuolto in humili panni ; ma di pia* 
ceuole ingegno , deftro 9 forteto? atto ad dgeuotar non 
purtafbrczza della lunga uia, ma a difenderlo ne ipe* 
ricoli ì lo mi credo fecur amente , che uolendo uoi dare 
a coftui buono etfedel configlio, di quefl'ultimo lo con* 
for ter efle. Onde non e/fendo la noftra uita altro,che un 
coturno camino alla morte,pieno d' innumerabili trana* 
gli et fatiche ^pazzamente fanno coloro,che douendo hai 
nere per aiuto un compagno , non lo cerchino tale , che 
efit poffino feco compartir la metà di quejli cotanti din 
fturbi,ernon accrefeer perfuacagionlx parte, che 
hanno . Se tali z?fi fatte diligente uferà il padre , fari 
bene allogata la figliuola. Se andrà dietro il coftume de* 
Volgari , meglio fa accompagnarla a un Serpe , che A 
huomo ricco er mali cr.-he è men grane una pres- 

ila morte, che una lun%a mi feria . Et quale farà quelli 
prudente Stoniate , che tenga più caro di pianger nctià 

E iìf 



LIBRO 

motte fctij\er nel lucido oro ; che rider nette afpre gotta 
nc,er ne i panni di poco prezzo f più effere hauuta in* 
odio er battutta ne i ricchi palazzi O* nelle fuperbe ex 
mere,che amata er accarezzai* ne gli humili alberghi 
fra i dolcifimi abbracciamenti del fio carifimo marito ♦ 
S'aggiunge a quefto,che molti da no altra cagione > che 
dafubito furore et da faljo fofpetto mofi^diuegonoffyef 
fé uolte micidiali delle innocenti mcgliere. Si come gU 
adiuennedGiuftina Nobilifiima Giovane Romana ila* 
quale di pochi giorni maritata a un ricco Gentilbuo* 
MOy maforfenato, er di fiera natura , egli folamente 
per ejfer Giuftina troppo bella, cadde , in grandifiimct 
gelojìd : & fofpettando di ddulterio,una notte, allbora, 
che quejla infelice giouane,fì come diniun fallo colpe* 
noie j cofì incauta detta morte , per andare al letto « 
fi traheua i panni di doffo, con la tagliente ffada le di* 
partì la tefta dall'innocente bufio.Queflo accidente cru* 
dele di/piacque a tutta la città, in guifa,che nella fepoU 
tura di lei fu pojlo uno epigramma,per cui fi daua con* 
figlio a padri , che foffero dilìgenti confìderatori nel 
maritar delle lor figliuoUynon le ricchezze,™* gli huo 
mini prudenti^ difano intelletto ricercando. Ma di ta* 
liefempi rie auuenuto più d'uno a noftri di.Ammonifce 
dirittamente il diuin ¥latone,che tutti gli buomini, iqua 
li hanno fatto deliberatone di prender moglie, debbano 
d guifd di buoni cr accurati Agricoltori, riguardar: in 
qual terreno feargano il feme, accio che effo per difetto 
detta terra non auuiliJca,trdlignando dalla fua uirtk . li 
quale auuertenza dee con più cura ejfer offeruata dal* 
Idfemina, ejfendo dk ifteffa il terreno * chericeue il 



PRIMO* 1$ 

feme, w di effo poi fintile a quello produce il frutto,, 
ilo mi peti fo, che fai feme er il terreno haueffe fentU 
mento humano ; tutto er t altro buon feme er buon ter 
\reno dinundarebbe : percioebe per la uirth tambedoi 
ne nafee il grano, ma il terreno dimandarebbe la fernetta 
la molto più : conciojìacofa , che'ì grano prende mag* 
gior qualità dal feme, che dalla terra non fa : quantun» 
que io di fi difopra delle piante auenire il contrario.Ve* 
dejì etiandio per efperientia , che una generofa caualU 
non degna accompagnarfì > fé non a gencrofo cauallo * 
E x inuero commune defnlerio y che i figliuoli fiano fonili 
al padre, ma ne la buona moglie uorrebbe uedere , ch'i 
fuoi figliuoli s\ifimigliaf]ero a reo padre : ne ilfuocero 
i nipoti a fi fatto genero . però ciafcuno,che defidera di 
non cadere in quefti errori, dee ufar gli auuertimenti , 
che fi fono dati. Betti certo er degna dihuomo d'alto 
cuore fu la rijpofta d'Ariftide famigliare di Platone** 
Dionigi minore : quando effendogli da lui dimandata in 
moglie una delle fue figliuole, diffe , che più grato glifaa 
rebbe,ueder la figliuola morta,che moglie d'un Tiran* 
no ♦ La cara compagnia della moglie col marito,confì[lc 
nonfolo netta prefentia detta perfona : ma parte ne i co* 
tidiani ragionamenti >& parte netta communanza deU 
le uoglie,zr di tutti i beni er dette fortune d'ambedoi . 
Venfate qual copia di betti tigrati ragionamenti pò» 
tra hauer la moglie dal marito fuperbo, ignorante, crii* 
dele, er pieno di furore a guifa di Pentheo ; effendo ettd 
humilc,w,come thabbiamo dipinta , letterata,®- di 
benigna cypietofa natura, chi le infegnera le cofe non 
intefe da lei i chi ammaeftrerÀ i figliuoli , er modererà 

E iìij 



LIBRO 

la famiglia? CT concìofeacofa, che nella felicità di moie* 
jlia,cr nelle auuerfetà di conforto fa di bìfogno,^ neU 
luna co fa er nell altra di ottimo cr fermo confeglio^cos 
me potrà ella indo ricorrere al marito , effendo egli 
.huomo non meno pouero cr ignudo di gindicio , che di 
. ragione ? Se ella fi accofìera a i coftumi di lui , diuerri- 
mala : fé le farà contraria , le cader a in odio . vedete 
adunque , quale communanza di uoleri potrà e/fere trdi 
queftidue. n^ffuna per certo : ma fi bene contendimeli 
er perpetui odij* ne meno di fortune : che il marito odi 
andò la moglie, odia parimente lefue commodità , er i 
ripofe. All'incontro confederate, quii maniera di ragio* 
. namenti la buona moglie col buon marito di continouo 
fi gode.Efii fono tacche niun concento e piufoaueiniun 
mele più dolee>niun condimento piufaporofo ; cr tanto 
biu,fe in lui fi contenerti qualche poco di eloquentid; cr 
ui fi formino alle uolte quelle parole inuolatrici dell'ani 
ma.Venfate come le forti cr le uolontà fi ano in loro com 
munhquando dall'uno depende la uita dell' altra&tan* 
to defederà quefla , quanto conofce effer de federato da 
quello ♦ Penfate qual uirtuofa creanza de' figliuoli , er 
qude eccellente gouer no di famiglia ne deriui.fe la mo* 
glie defedera d'imparare , ha da uicino il Maeftro :fe 
ha di bi fogno di confeglio; o per meglio tollerare le co fé 
auuerfe,o per non s'infuperbire nelle feconde, ha preffo 
la mano il fonte; onde può abondeuolmente ammorzar 
la fete ♦ ha gli ammaejlramenti , ha le efortationi , i 
conforti , cr tutte quelle difefe , che in quefto turbido 
Cr tempejlofo mare di uita ad ogni momento fa di bifo* 
:ino di adoperare.Quanta mole(lia,quanta pace, quanw 



PRIMO* 3 6 

\d tranquillità >quantd religione ndfee , fi confcrua,zr 
uicrefcejra quefU di giorno in giorno ; effondo in do il 
marito di dolce aita alla moglie non foto con le parole , 
ina ancora con gli efempi ; di maniera > che pare a lei 
ìii bauer trottato non un marito , quale fi difideraua per 
\ìci:ma,che un'Angelo lefìa mandato da cielo pcrfoflc* 
gno eyfcorta de' pafii fuoi . Mi potete credere belìi fis 
ina Signora,che niuno ftato,niuna conclitione è tra mor* 
ìtali , laqual faccia più intera & più certa fede della 
itera felicitarci?? godono Vanirne de' beati nel regno di 
Vpio y di quella . Ora parmi , che tale ey fi fatta hab 
fiamo formata la nojlra fanciulli , che poco più cU 
\rdfi*pojfx difiderareiey appreffo accennata al pa~ 
idre lapin dritta eyfecura jlrada dd poterla condura 
re al nonetto fyofo. fé altro ci refta da dire, io n'affermo 
mi non faperlo i pero farebbe tempo ^cti io paffafii atta, 
:reanzd della maritata.ma perche il giorno è già uicino 
itila fera^ey il ragionamento e flato alquanto lungaio di 
rei,che con ucftra licentiafi runettelje quefta materia a 
iomani.D o R.Signor Flaminio duecofe contrarie com- 
battono egualmente in me; difio d'intender queflofecon* 
dofoggettOy ey compafione , che io prendo della ftan* 
chezzd uoflra. Ma uolendo,che per quefta uolta uined 
la comp anione ydandoui bora la hcentia.cbe dimandate, 
ti prego d far finche domani io rimanga contenta del di* 
(ìderio : altrimenti ni dico>cbe t obli go farà affai mino* 
re>di quello che perauentura iflimate ,Fla, I/i qucfld 
guifa uoletej che l'obligo fia ajlrctto da un'altro obligo: 
ma fiaycome fi uoglia ; itUendo di effer io lobligato.Na 
fé pure U uoflra cortefu uoleffe effer tenuti dd alcuno; 



LIBRO 

fi .(tene a queflo libro . Dor, Io credo , che'l libro (ia 
dettatura di uoi ; poi, che ne parlate cofì bene . Fla. 
Ne quefio e fegno di poco amore, ma attendetemi do* 
mani : che io penjo difodisfarui affai meglio ♦ 



LIBRO SECONDO 

DEL DIALOGO DI 

M. LODGVICO DOLCE. 
NELQVALE SI RAGIONA 

DELLA IKSTITVTION 
DELLA MARITATA* 




FLAMINIO, BOROTHE^i. 




BEjliiL N ° N entro mai, S. Doro* 

EM | tbea,ìn queflo Giardino > che a \ 

Jwìy n M e non paia d entrare in uno di 

23f^fì <ì ue glihorti,che fono contali* 

^ÌS^t ■ tc ^ dU ^ ce ^ ra ^ d* & Muchi 
[^fittèi^ Voetl perciochegli Arbori af* 

^^Pkm fmbrano tieffer piantati per le 



mani di Pomonaiì fi-utti, che fi colgono aUe (lagioni,con 
tendono di bontà con quelli > :che fi apprefentauano alle 
tnenfe d y Alcinoo;k Viti non inuidiano il pregio a que^e* 



SECONDO. 17 

diche Cretti più famofaii Gigli uincono U candidezza 
delle Neuiiil uermiglio delle Rofe,toglie il colore a i Ro 
binher l'berba colfuo uerde nefupera gli Smeraldi : /e* 
quai tutte cofe mi\r infrenano nella memoria quel piace* 
re , ch'io quifoleua prendere alcuna uolta de gli bone fi i 
ragionamenti della mia QamiUa&nde prudentemente ha 
uete eletto quello luogo al ragionamento d'hoggiiperche 
non poteuate elegger ne il più bello,ne il più commodo, 
ne doue io par Ufi più uolentìeri : ne fio, che più per* 
auentura [offe conforme alla qualità delle cofe, delie qua 
li fete co fi difìderofa d'udire . per cloche il matrimonio, 
quando è formato con quegli ordini, er conferuato da 
quelle conditioni,chefì conuengono a cofa di tanta im* 
portanza ,effo è appunto fìmile a un Giardino ripieno 
\ di tutte le contentezze & felicità humme ♦ D o k. Ve« 
\dete adunque, che io fono fiata attueduta er del uoftro 
piacere et della perfettion del matrimonio,hauendo elet 
\ to luogo conueniente alluno er all'altro. Sedianci adun* 
que adombra di queflo Alloro]fopra ilfrefco 'terreno, 
dipinto di tanti colori Xhe qui il ripofofarà più grato ; 
er appreffo il fole co' raggi fuoi non ci uerrà a fare oU 
traggio : ilquale tuttauiaformontando, e poco difcoflo 
dal Mezogiorno ♦ Seperauentura, Signor Flaminio* 
non uifofje caro y ch y iofacefi recare de gli origlieri ♦ 
Fla, lo per mz fimo, che alla qualità della jlagione> 
non fi poffa trouar più molle origliere , ne più grato ta* 
peto dettberba. Siche fedianci pure, come hauete detto, 
nel grembo di lei . Ma pregate prima gli uccelli , che 
tramettano il canto loro per in fino a tanto* cheH mio r<t 
gionamento habbia fine . iquali ,• come udite ,• empiono 



LIBRO 

tuttauia qucPt'aria di piaceuole,ma troppo alta er prò 
fonda barmonia .Dor, No/j temete, che'l cantar de 
gliVccelli mi tolga d'udire k uofire parole , ne [cerni 
punto il diletto, che io prendo de' uoftri ragionamenti : 
cr quanto a noi ipenfo , cbefubito , che incominciarete 
& ragionare, e fi ancora u' adotteranno ; tratti dalla um 
ghrzzx di quejli [emioni : concio[uco[a > che le forze 
d'amore ir affigono cofi bene i loro piccioli corpicetli, 
come [anno i noftri izrètrd loro, chi [erba inuiolabiU 
mente le leggi del matrimonio . Fla, lo comincierò I 
adunque, Signora mia:ma prima , che incominci, potrei 
perauentura mouere una quiftione ; laqude [arebbe , l 
qual de' tre [lati fu più perfetto,o quello della Donzd* ' 
la, di cui fu parlato hieri ; o quello Ideila Maritata , di 
crii ho a parlare hoggi, o quello della Vedoua;di cui in* j 
tendo di parlar domaniipercioche tutti hanno le [uè uir* i 
tk,<zr la [uà laude da Dio ♦ Ma lafciando quefta diter* 
minatione a i Tbeologi^ uenendo al noftro [oggetto , J 
dico, che auanti, che la mia figliuola entri in ca[a del no 
ueUo mar ito, e mejìicro , che fi riduca molto bene netti 
memoria l'ufficio er il fine del matrimonio , per poter 
poi[odi$far pienamente con l'opera a quello , che elU 
haura prima confiderato con l'intelletto . Ne quefto pò* 
tra intendere a baftanza ■> fi da prima non fi riuoU 
gè a i principe ♦ 

iddio adunque, eterno Signore er creatore di quefta ro« 
fi bella er marauiglioft Machina, che noi ueggiamo, 
poi che hebbe formato l'huomo^non <giudicando,che egli 
foffe dafefolo bafiante a quel fine, alquale creato l'ha* 
ueua, tfaggiunfe U Donna, a lui filmile er di animo er 



SECONDO. ?8 

di forma , trahendola dalle fue carni : ey glie la diede 
per compagna ey diuirice in tutti gli, accidenti della liti 
ta . Apprejjo uolk , che ambedoi,Vuno generando , cy 
l altro producendo figliuoli , uemjjcro incoiai modo a 
crefeere et perpetuar la generation human a per lo fba= 
tio di molti fecoli . Veggiamo già da quejìo principio 
VUuomo ey la Donna altro non effere, che una carne 
iftefjk. Onde congiunti inficine, di due corpi diuengeno 
\unfolo ; ey ne formano quel mirabile ^ermafrodito 
\che non fi può diuidere . 

E v adunque l'ufficio del matrimonio congìugere il Ma* 
\rito ey la Moglie confi flretta umone,che nonfiano più 
ìche uno ,- ey il fine e il generare . Et, perche quejìo con= 
mungimento è opera di Dio : di qui ne fegue , che gli 
\buomini non lo poffanofeparare, ne altrefi recider quel 
\calmo , che diurnamente e ineftato nella propria piati* 
ita . Onde bella cy molto conucneuok è la diffimtione di 
ÌMefferYrancefco Barbaro , illufire gentithuomo Vu 
mitiano (parlo di quel Barbaro, che fu anelo del gran* 
\de Hermolao : ) il matrimonio effere un perpetuo con* 
giungimento di huomo ey di donna,or dinoto per cagio* 
ne di crear legìtimamente figliuoli, ey di fuggire adv.U 
terio ; fenza ilquale non farebbe ne amore ne concordi* 
alcuiufra mortali . percioche ciafeuno le più belle defu 
aerando, cercanbbe di ottener con [le arme quello , che 
non poteffe con la ragione: ey muno , non hauendo egli 
certa prole, i figliuoli amdrcbbc : cy perciò mancando 
le inftitutiom buone,mancarebbe infiemcmente la uirtu; 
CT U mondo altro non farebbe, che fpeluuca di ladroni, 
V albergo uniuerfale di Tirannrxojì di Tantalici SU 



LIBRO 

fi fi ; er di Mezentij ogni parte ripieni , scontimi* 
mtxfiuederebbe . Onde i Romani , perche la loro cit* 
ti di honefti figliuoli fi riempeffe , ordinarono per kg* 
gè, che coloro pagafjero all'Erario certa fortuna di da* 
turi ; che fenza moglie erano peruenuti alla uccchiez* 
za . Et Licurgo , le cui leggi, mentre i Lacedemoni o/i 
feruarono , hebbero fempre honorata Republica ; cr 
poi, che a prezzarle incominciarono , quella infume 
con la lor gloria cadde fenza più leuarfì^notò d'info* . 
mia qualunque huomo auanti i trentafette anni non ha* 
ueua prefa moglie; ne uoleua, che poteffero entrare ne i 
giuochi della pakftra i giouani 9 che ancora a moglie, 
congiunti non erano : affine, che per timor dibiafimo, . 
CT defiderio di gloria , la città abondando fempre di 
nuoue nozze , abondaffe etiandio di prole legitima ero 
ben difciplinata . però in Lacedemonia, doue era a uec= 
chi honoratifiimo albergo , ungiouane , chefedeuanel 
Theatro,non uolendo in pie leuxrfi per honorar Calli* 
de fommo er chiaro capitano, ilquale nìun figliuolo h&{ 
ueua hauuto; zregli marauigliandofene ; difje , io te 
non uoglio honorar e, percioche tu non hai generato al* 
cuno,che me fimilmente,come e debito,honori.A que&oj 
matrimonio adunque la giouane andandolo penfi d'an*. 
dare a un conuito, o a unafejla piena di giuochi er di. 
lafciuie: ma d'entrare in uno albergo cafto crfanto ; neU 
quale facendo ella col marito quella perfetta unione,che. 
dicemmo, uiui felice tutto ilfuo tepo.Cofideri appre/Jo, 
che fi come in un corpo fono molti membri ; de iquali il 
più nobile er principale e il capoicofi la prima, er più 
nobile parte del coponimento di quefìi due e il maritoùl 



SECONDO. 3 9 

quale effondo capo deUa Moglie , deue egli etianìio , fi 
come capo,effre amato ey honorato da lei. cr nel wo= 

do , che tutto ilgouemo dd'eorpo depcnde daltinteU 
letto, che ha lafuafedia nel ceruello, et per confeguentc 
in effo capo ; cofì conuiene , che tutto il gouerno della 
moglie dependa dal Marito . Di qui potrà ritrarre , 
'he al Marito appartiene l'ufficio del comandare, ey a 
W fempre tatto dellubbedire è richiefto ilche tanto più 
volentieri s'apparecchiera di douerfare ; quanto cono* 
"cera, che ella & egli fono un corpo folo . Ne quefli 
obbedienti i fi dee chiamar feruith : quando feruendo al 
Marito,lcferuiredfemedcfima.zrfepure ella merU 
affé nome di feruith ; e ripiena di tanta foauita cy dcU 
:ezza j che aumza ogni liberti . Dor, Gran prin 
ipio , fìgnor Flaminio , è quello , che hanete fatto ♦ 
l a . Cofì è, come io dico, Signora : <y in quefte po- 
:he parole confifte tutta U legge del Matrimonioine aU 
ro fi può dire, per molto che fé ne ragioni: fé non, 
he'l Marito er la Moglie col legame del Matrimonio 
liuengono un corpo folo^ey che di quefìo corpo il Aìa= 
-ito e il capo. cr fé io ne parlerò lungamente ,- altro nel 
nio ragionamento non fi contener a, che Vnioneio- uà: 
'iando parole, fempre conferuerò quefla dottrina, non 
atramente, che faccia alcurfbuomo la propria effìgie ; 
:hefe ben prende diuerfi haliti, e fempre il medefìmo . 
Zonfiderate adunque dalla Giouane quefle cofe, honeflo 
y ùtile con figlio far >i, che l giorno , nel quale fi celebra 
jueftofuntifimo legarle, non in Danze ey Coniati, co* 
ne e cojìume,fì confumi :ma tutto fi fpendd in riuolger 
oregln a Dio , che fi coni-: cglifolo e Autore del mairi* 



LIBRO 

tnonio; cofi i quello (la fua mera) porgi il fattore deU ' 
la fua gratta: fenziliquile ninni operinone fra mor= 
tali bòbe mai buono fuccedimento . che Jegli huomimì 
in ogni picciolo maggio (tenendo punto di religione ) 
foghono ricorrere alla bontà Diuini,cbe loro a tal uiag 
grò jlafauoreuole ; con quinti maggior foUecitudine y 
CTcon quanto più dinoto animo dorremo notricor* 
ter e al fonte della fui pietì il giorno mede fimo delle no= 
fire nozze : ilquak e il datale er della feliciti £T dtUl 
miferia coft del marito,come della Moglie! Ma certo non 
fi potrebbe dire,)! come lAuerfario del bene queflx fa- 
lciferi medxina,cbe eie data di Dio per Antidoto prt 
tiofifiimo contri le piaghe della Lufurid , attofcbitut* 
ti col fio uelenOy di maniera, che dónde fi attende fluz 
te ; indi partorire danno . No/ pure nel batte fimo fu* 
damo tutti profefione di rifiutar le pompe del monde 
mi quinte ne tifiamo nel battezire t concedute àfono 
le nozze (oltre alle cagioni dìfopn ) per rimedio deh 
la libidine : tzrnoi facciamo, cheniuno effetto è più di 
quejìe libidinofo . O 3 come fi deurebbono dolere tutu 
glihuomini d'intelletto , che 7 primo giorno di qucftq 
cafto congiungimento ordinato da Dio , fubitoft affaU 
tino di ogni parte le tenere gicuam con tante zrfifor* 
ti irmi cr machine di lafciuii . Quiui i motti licentiofì, 
i gefti de* pazzi yiBuffoniyU' le Comedie dishonefle più 
che altroue, hanno luogo ; anzi tutte le disboneflì , chi 
in diuerfì tempi fi foghon commettere , in quejle fono 
ridotte. É difficile certimente fra cotante tempeftt 
d'Immane per tur bidoni Uner diritto il Temone detti* 
timo ; molto p iu, ejfeniofoffati CT combattuti di quu 

fii uenti> 



SECONDO. 4o 

fri uenti , poter falui peruenirc aldefdcrafo porto . 

D o r . Per certo , effendo il Matrimonio cefi fatua 0= 

pera, non fi dourebbe incominciarlo dacofirciprinci* 

pij . Fla, Diuenuta la gioitane nuouafèofa , e di* 

Infogno, che fri tutte leuirtti pertinenti alla Marita* 

ta,uc tfkabbia dueycbe dell 'altre tengano la maggior an 

Za : lequalife con lei faranno, potranno far quel Ma* 

tv imomo fermo, {labile, perpetuo , facile , lieue , er 

uer amente beato. Ma fé ima delle due ni manca ; all'in» 

contro [ara graue, odiofo,infuppprtabile,mifero,& aU 

leucite poco durabile, quefte fono , cajlitd in lei , er 

amore uerfo il marito . La prima dee portar fece dalia 

cafa del padre : queft ultimo dee prender , [libito cfrcUa 

entra in quella del marito : er riputare , che bauendo 

Inficiato il padre, la madre, i fratelli, cy tutti iparenti, 

ciafeuno di quefli debba ritrouare in lui . La caflita (di 

cui fi parlò hieri affai abondcuolmente ) fi conuien 

maggiore netld maritata, che ella non conuiene peraucn* 

tura in alcuno de gli altri [tati . conciofìa cofa, che la 

mcglie,che offende que fra, offende primieramente D/o, 

con i autorità di cui è fitto il matrimonio; er a cui giù* 

fòla punta del letto matrimoniale . dapoi fa ingiuria 

al marito y alqualfolo ha data [e mtdefima :fa ingiuria 

alla carità del profimo; perche non fé ne troua a lei aU 

cun maggiore di colui , che le e padre , fratello , com= 

pagno 7 marito ey Signore . Diparte la unione , di cui 

fra mortali non e la più jìretta, ne h più fruita. Spezza 

il legame fantif imo del congiungimento humano. rempe 

lafcdelaqual molti col proprio danno ferbarono per 

infino a minici. Lena la compagnia ciiuleioffende le /fg* 



LIBRO 

gieyld patria : flagella il padre , la madre, le fonile, 
i fratelli , i parenti 9 eygliamici.è di cattino efempio 
a futi, infima da famiglia : er poi , ctie diuenuta mi* 
are, è madre cofì iniqua zr federata , che i figliuoli u* 
dir ragionar di lei non poffono fenz-t ucr gogna ,• ne ri* 
cordare il nome del padre fenz* dubbio [tfefjer futi fi* 
gliuoli . Onde in un mede fimo tempo è er [pergiura er 
facrilega : percioche per fieramente cy uotofono i cor* 
pi non pur dedicati a Dio ; ma, come dijfe Dante , fue 
Vittime fi fanno Ao certamente nonfo } fe maggior pecca* 
to commettano quei, che rouinano la patria loro , che 
diflruggono le leggi : che occideno i padri , er prò fa* 
vano le cofefacre.Et come può i fintar la moglie impu* 
dica d'hauereinfuadifefi Dio, tramici gli kuomini * 
Leleggi,la patria, il padre sparenti, ifìgliuoli, cr il 
marito la condannano, cr pumfeeno acerbamente ; Dio 
giujìo giudice con giujla uendetta la cajìiga.in che dun* 
que [pera ? pafferajorfe impunita in quejìa itila, conce* 
dafì : ma tenga certo , che ncVCinfcrno farà afhetta i 
portarne debite pene. Certo quejìa cafut ancone la Don- 
na è maritata, non è più di lei ; ma dtpojìa nella fu a fé* 
de cr raccomandatJe dal Manto.Onde dandola ella ad 
altri, tanto più pecca, quanto da le cofe d'altrui.; er ap « 
prefjb gli altri mali commette il peccato del latrocinio ♦ 
Dor, Qucfìo npn fi pò negare . F l a . F« gii 
una honefia giouane, mar nata affai nobilmente in uno 
de* nojlri della città. Laqu.de ejfendo richielìa da un 
fio amante a compiacergli di quel fine , di chtfotio gli 
amanti defìdérofi, gli ri;pofe con quefte parole , Se quel 
losche da me ricerchi , jojje mio \ jorfe cific tei con* 



SECONDO. 41 

! cederei : ma fi come, quando io era polcetta , fu di mio 
padre ; cofì bora, che io fono moglie, è di mio marito „ 
Bella certo er prudente'rijpofla -; ma quefl" altra forfè 
non meno ingenio fa d'una Fiorentina . Qoflei amando , 
quinto fi dee , il marito : c?\ejfendo tutto di {limolata 
I d.t imo Spagnuolo, innamorato di lei , egli, come è co» 
fiume di quella natione, quante uolte trouaua occafione 
di parlar feco; tante foleua dire , che ardeua , che* era, 
! fenza cuor e, er fi fatte parole lontane dal uero; er ter» 
minando fu gli effetti d'amore , la pregauajciocc amente 
a pietà delle fue miferie per la uita di fuo maritoiin tan* 
tocche la Donna ,non potendo più (offrir quello fimo* 
lo, gli rifpofe in cotal modo . Forfè non ti accorgi, che 
chiedendo la per fona mia, chiedi quella di mio marito ; 
però partiti, er dimanda lui a lui QeffoSapeua lo Spa* 
gnuolo, il marito di colei effere huom terribile, er moU 
to riputato netta fua città : onde intendendo il motto in 
quelfenfo, che erafuto detto da lei, per minor pericolo 
fi rimafe dalla imprefa . Dor, Molto fauia fu que= 
fia Donna , facendo ella da fé medefima con le parole, 
quello che un'altra haurebbe cercato di fare per ma del 
marito con le arme. Fla, Dirò più auanti,che la mo* 
glie non è padrona del corpo fuoima quello è tutto in pò 
ter del marito,di maniera, che ciò diede cagione di Jìi* 
mar e, ad alcuno, che ne uoto , ne deliberation di conti* 
uenza merita effere approuata in lei , fé non è di con* 
fentimento del marito. E K inuero graue tormento afop* 
portar la moglie ,• quando ella è fiocca , fuperba,ofti* 
nata,ritrofa,bcftiale, er pazza : più grane fenz* com* 
paratione, quando e impudica . Due altri beni ne cor* 

f ij 



LIBRO 

rompe V Adulterio , per cagion de' quali il matrimonio 
e formato : tutto è la prole ; l'altro la f acuita : perciò* 
che la prole, come io dico, fa incerta : cr e cagione, che 
fi confumino lefaculta . Dico le f acuità : conciofia cofa, 
che la Donna, che nell'adultero lupo fio il [no amore , 
dimenticata del fuo ufficio cr di fé mede firn a, non può 
amar lefofianze di colui , di cui ha in odio la Ulta , cr 
con quella infume ì figliuoli . fenza che non e cofa , che 
eUapofjaricufare ad uno,alqua!eba donata fé fieffa. 
non le ricchezze* non gli flati > non la morte de' proprij 
figliucli.Si comejìfcriue di tiuuforeUa di Germanico: 
laquale bauendo data a Seiano lajua cafiiù,huomo che 
più tofto s'accojìaua alla uecchiezza , che altramente, 
plebeo ,Z7 pieno di [celerità, non foflenne ancora di ne* 
gare a quello la morte di Drufo fuo marito , ne di Ti* 
ber io di lui figliuolo, futuro herededi quello Imperio 
(ilquale era giouine bellifiimo, nobilìfiimo,& di alto er 
genero fo animo) ne fìmìlmente de* figliuoli, che del det* 
to hauea riceuutLEt inuero non [erba per lei alcuna co* 
fa, chi da. uia lafua cafuta . ilchcfu compre fo da molte 
elette Donne , non fola della noflra religione , ma delle 
Gentili . Et per tacer di Lucretia,di cui buri ui ricor* 
dai i io peti forche habbiate letto , checffendo prefaU 
citta d'Atkenc da Ahffandro Re de* Lacedancni^O' da\ 
luipofu al gouerno trenta huomini ; ujanao quejìi crii* 
dilifimo ufficio di Tir anni, talmente che la cajìiù delle 
Donne non era più fecur.t; la moglie di ulcerato per 
confi air lafua. fé medefima leuò di iuta . Non hauete 
finalmente L:o nel Petrarca delle Tbedefihe , 
Chi con ilhrtmQìfe 



SECONDO. 41 

Sentir U tor kdrbmtd boneflate ? 
LcijiaH non battendo pelato da Mario ottener lagratii 
che effe dimandavano >• laqual gratti fi era di poter fa* 
crar ti lor caflità infume con le altre Vergini Jn Roma 
mi tempio della Dea Vcjìa ; uccifi il giorno i lor figli - 
itoli Jafeguente notte fé fleffe con duro laccio ftrango* 
larono mìferamente .Dor. Crudele maniera dimorte*, 
Fla. New battete ancora letto nel Petrarca 
"Di quella Greca, che fatto nel mare 
Ver morir netta ,ezr fuggir dura forte i 
Dor, io, tutto che babbia più uclte letto que fio V ce* 
tajio battuto fempr e poca cognition di fi fatte bifiorie ♦ 
Vero duetto che di tal Greca mi raccontiate . 
Fla. Qucfia fu, fecondo alcuni, Uippo, Verginee? 
fanciuU.i.laqualc giuocando fanc ùdle fc amente al lito del 
mare, da Corfali, che intorno quel lito s'erano afeofi* 
rapita er menata in nane, prima che la fua uirginità le 
foffe guafla,fi gettò in mare , doue eleffe di perder mi* 
fer amente ti uitaper conferuar uiuc il pregio di effa 
uirginità .Dor. NobiUfiima giouane,z? degna d'im* 
mortal laude .Fla. Nella guerra , crebbero i Fo* 
cenfi co Thefalcnfi , effendo qucfti entrati con grandi 
eferciti tu confini di quelli , Deìphanto y ilquale baite* 
uà ilfommo Magijlrato della città ,comandò, che queU 
li , che erano atti a portare arme > andiffcro contra a 
rumici : cr , che i fanciulli di tenera età , le Donne , 
CT tutto il uulgo inerme, fi rinchiudeffero in alcuno de' 
piufegrcti luoghi della Città :0*quiui pofta infume 
gran quantità di legna, v ài altra materia fecca,quan~ 
do auenijfe, che fofferouinti ? accendendola dentro il 

F iij 



LIBRO 

fuoco, in <juetlo arde/fero ♦ Propofla quefla fiera legge 
al popolo, fu uno ; ilquale bebbe a dire, che queflo non 
eraconueneuole, cbeftfaceffe,fenza ejpreffo confentU 
mento delle Donne ♦ Lequali effendo della lor uclontà 
dddimandate , tutte parimente la legge approuarono: 
co fi facendo, come era ordinato . er/e l'effetto nonfuc* 
cedette, auennefolo ,- perche bebbero la uittoria ♦ 
Dor, Gran durezza per certo fu ne' cuori di quefle 
tali ♦ Fla. Voi uedete in quanto prezzo era la ca* 
jlitàapprefjo le Gentìlijequali tuttauiacaminauano nel 
le tenebre : conjìderate adunque>quanto maggiormente 
ella debba effere apprezzata dalle noflre Donne , alle 
quali è dato il lume di quella grada , che effe non \heb* 
bero . Onde non effendo conceduto dalla Cbrifìiana re* 
Ugìone,cbe alcuno fa micidiale di fé medefìmo ± doue 
queflo e uietato dalla diuina legge,non dourebbe la Don 
na per cagion di conferuar lafua caflita ricufare , che 
altri con ogni afpra maniera di morte la priuaffe di uU 
ta. Dor. A me par e. che quefla caflitafu tanto ne- 
cefjaria alle Donne(come bene ìk ragionale hieri) che'l 
parlarne molto fu mettere in dubbio la cofa certa . 
Fla. Concludendo adunque quello, che dite uoi,tor* 
no a dire, che la moglie col marito non è altro, che un 
corpo folo . La onde ( per uenire alla feconda uirtu , 
ch'ella fi dee prender nella cafa di efjo;laquale e tumore) 
affermo effer cofa ragioneuole , che la moglie ami il ma* 
rito , quanto fé medejìma : iftimando , comesi detto y 
lui effere a lei in luogo di padre, di madre , di fratello , 
CT diforeUaifi come Andromaca di Rettore foleua dire. 
No/ ueggiamo la uera amicitia hauer tanta forzwbe'U 



SECONDO. 45 

U può fan dì due animi un folo , queflaforz* conuien 
che babbi* il matrimonio molo piunlqual uince di gran 
lungx tutte le altre amkitie.Hrcioche non pur tra il ma 
rito er la moglie due animi or due corpi un foto diuen* 
gono : ma di quejh duemefcolamenti un foto kuomofì 
ferma: atte fo, che l'animo della moglie de uiuere in 
duello del marito ; er ella a lui , come a parte migliore 
di fé medcfimdyin tutte le cofe obbedire , er render ho* 
nore . D o r . Io non credo , che alcuna moglie negaffe 
lo efferfuo debito. Fla, E n ancora la Donna 
(fé alla prima origine fi riguarda) figliuola detFkuo* 
mo ; er affai più debole : onde per tal cagione bafìmiU 
mente y no dell'opera fua ; di maniera, che Ioìu 

tana i il ►, rimati fola, ignuda ,z?foggetta a tutte 

koffefe : ma tffendo dal marito accompagnata , doue eU 
la fi iroua,iui ila fua patria , lafua cafa,ifuoiparetia 
ti, ifuoi domejìici, er tutte lefue ricchezze ♦ 
D o r . Co/i Cifenza fallo alcuno . Fla. Et perche 
non i [limiate* che ricercando minutamente quello, che fi 
cornitene a una maritatalo uoglia tacitamente inferire, 
che pochi uz ne fi. ino e afte cr fedeli : dico > che detta* 
more delle mogli uerfo i mariti fi trouano molti efjem* 
pi,de icjuali ne andrò fcegliendo alcuno.ìficratea moglie 
di Mitridate Re di Ponto, fatto habito uirile er con bre 
uè chioma\, jhnpre nelle guerre gli fa compagna: er 
cjuando egli uinto da Romani , fuggita per tfirani pae 
f, di continuo glicra appreffo ; er con dolci parole er 
amoreuoh abbracciamenti di er notte lo confortaua::o* 
là ilfuo Regno (limando , oue era il fuo marito . F/.T- 
ciUa No/o Vifco, er Egnatia MafimiUa GlitioneGaU 

F iiij 



I 
LIBRO 

lo dmbedoi in efdio feguitarono : fenzi curi detti per* 
dita delie ricchezze , che elle lafciauano netta patria ; \ 
hauendo i miriti loro in ifeambio di tutte le ricchezze I 
dèi mondo . Nefenzd gran pericolo di fé medefimi Tic | 
ria occultando il marito Jofcampò dalla morte, laqua* 
le da i tre occupatori della liberta Romana glifoprafld 
ud. Sulpitia moglie di Lentulo , ingannando la guar* 
dia della madre,cke la pietofa deliberatane cercaua d'im 
pedirk,prejobabito di fantefed , inficine am duean* 
celle er altretanti ferui a Lentulo di nafcoflo fi fuggi : 
nefehifò diefferpofia nel numero de gli altri Tubetti, 
perferbarld debita fede er li carità uerfo il marito. 
Et d tempi noftri la moglie di Ferdinando GonzdglU 
Conte di O fletta, e/fendo ilfuo marito netta guerra fat* 
to prigione d'un Vrencipe Alamanno , quefìa con colo* 
rata cagione di uiftarlo, ottenne di potere entrar netta 
prigione . netta quale peruenuta lo perfuafe a cambiar 
feco i panni : ilche facendo il marito , in talguifx fé ne 
fuggi . Quejlo fatto intefo da quel Vrencipe, lodati* 
do effo l'amore, che la Gìouane al marito portaua, le 
diede licentia ditornarjì aluì*. Tritai famiglia ne fu 
un'altra : laquale maritata ti Roberto Re d'Inghilterra, 
duuenne , che'l Re in certa giornata huuuta co' nimici 
fu ferito grauemente . cr perche il ferro era duuelena* 
to,i Medici conchifero, che effo non poteua guarire, 
s'egli non fi trouaua alcuno, che con la propria bocca il 
ueleno afe tuga) fé . il Re, che ualorofo Signore era, co* 
rtofcendo,che non fi poteua far quello effettóre non con 
la mòrte di chi lo fdceffe , non uolendo d ciò confentire , 
di bora in bora (rdccomandandofi u Dio) con oftinata 



SECONDO. 44 

\paùentia attendala itfuofinc . La Reina andò la nette 
\al letto del Re : er tr oliando, che egli fi dormiua, ebeti 
mente fciolfe il legame dtUa piaga: er fece cUafieffa pie 
\tofamcnte quell'opera, che niun'altra perfori* haurebbe 
fatto di uolontà . Dor, Animo neramente degno di 
ÌKeina, er amere conueneuole a conforte . 
Fla. Quef:i,come uedete,fonoefempi dìbeniudau 
\Zd incomparabile , portata dalle mogli d mariti, meiu 
tre e uiffero . come ancora fi Ugge dWlccfteilaquale 
per campar da morte ilfuo, oorfe uolentieri incontro al 
■fuppliao , ch'era apparecchiato per lui . Ma fi troiia * 
rono ancora non poche : lequali dopo la morte de' ma* 
riti non uolfero rimanere in ulta . Laodamix iv.tefo l\u 
wrbofint del fuo cari fimo Frotefilao,con le proprie 
mani jì tra fife. Vaohna moglie di Seneca uolle morir 
con effo lui : ma hauendoft fatte aprir le uene,la crudel 
tà di Nerone non foffer fesche ella per tieni ffe alla morte, 
non per altra cagione , che per tffer difidcrata da lei . 
Dok, ¥u ben crudele inuero . Fla. Vna figliuola 
di Demotione , cfjendo nuoua fyofa di Leojìhene , mi 
non ancora battendo egli gufati i frutti dille fine noz- 
ze, intejo che gli era morto , fé medefima a morte ffin- 
fé : affermando, che con ciò fu cofa che a lui hauea &d* 
tot animo ,non poteuaeffer congiunta ad altro mari* 
to,fenz* commettere adulterio . Vorcia figliuola di Ca* 
tone, cr moglie di quel Bruto, che ucci fé Ce far e , fibU 
to che per uenne alle orecchie di lei la morte del marito, 
cerfe per ucaderfiicr effendole leuato il ferro di mano, 
fi pò fé in boccd carboni ardenti : er in cotal modo andò 
d troudr con U fui anima, quella di colui, ilquale haueo 



LIBRO 

m periato col corpo.Giulia figliuola di Giulio Cefare, 
ueggendo portar da uno de' feria la bianca uefia di Pom 
peofuo marito tinta di [angue , credendo quello effereo 
ferito o morto, fu fouraprefa da cofi efiremo dolore,chc 
refe il parto immaturo , crm kreue termine fi morì . 
Cornelia A' ultima moglie di Pompeo , poi che ella in*\ 
nanztglioccbiuide tagliar thonorata tefta al marito A 
ilquale tante honor at e j foglie baueux acqui fiate attlm* ; 
per io Romano , Ab di/Je, troppo farei crudel moglie > 
fel uedere leuar di ulta il piio conforte, non foffebaftan 
te coltello afeioglier l'anima di quefio corpo . ArtemU 
fia Reina,di Lydia beuue le ceneri delfuo Maufoko,ac*\ 
cloche uiua foffe fepolta del morto marito . 
D o k . Quefii efempi S, Flaminio, mi dilettano moU 
lo : cr tanto pia, pereti è openione d'alcuni fciocchi,che\ 
poche mogli , (comeuoitemefie , ch'io non uicredefò 
tra quefio numero ) amino i loro mariti .Fla, Adun* 
que io non tacerò que fi' altr obliquale e degno diferiuer 
(ì con lettere d'oro . Fw in Galatia tra i maggior capi di 
quella regione duo carifiimi amici , er congiunti in fu* 
me con ifiretto nodo di parentado : l'uno detto Sinato, 
er V altro Sinorige. Haueua Sinato per moglie unagioud 
ne nomata Gamma : betta di cor pò, ma molto più di ani 
mo.perche non foto era modefla , punicamente il mi* 
rito amaua : ma eraprudenti$ima,%r di più alto cuore, 
che per auentura non s'acconuiene alle Donne . Onde ne 
ueniua etiandia amata er honorata da tutti ifudditi ♦ 
S'aggiungeua a quefio Teffer cofiei Sacerdoteffa di Dia* 
na : laqual Dea era in molta riuerentia appreffo quel 
popolo ; cofa, che a lei accrefceua maggior riputatwne. 






SECONDO. 4* 

Le/ine, che Sinonge s'innamorò di Gammi tanto fé* 
ìamentc, che non potendo ne per preghi, ne per minte* 
L'è ri durla alle uoglie fue,con tradimento leuò di uita Si 
iato : ilche fatto, d'indi a pochi giorni dimandò le noz* 
:e di Gammi. La ualorofe gioitane , chenonhaueiu 
morata la morte delfuo caro marito con lagrime uà* 
iètfia penfuia,come póteffe nemicarla con la morte di 
ìinonge, parendole quefla effer bella occafìoné alla ubi 
ietta, prima ricusò affai leggiermente ; dapoi dimofttò, 
:frera contenta . La onde , effendo fempre piufollecU 
tata da Sinorige,con effo luifinduffe nel tempio della, 
Dea : dicendo, che col teftimonio di lei uoleud, che fi ce* 
Xebr afferò quelle nozze ♦ Gamma inginocchiata^ dinan* 
Zi l'altare della Deatf di lei appreffo Sinorige,poi,cbe'l 
facrificio hebbe finc(feccdo il coflume diqudpaefe)pre 
fé in mano una gran tazza ; nella quale u'hauea pojlo 
Ueleno mcfcolato con uino: <zr beuutonegran parte,por 
fé la tazza a Sinorige : cr egli beuue il rimanente • \U 
the effendo ueduto da Gamma Meta, che t bone fio de fu 
derio haueffe effetto , riguardando alla imagine deUx 
Dea, diffe con alta uòce quefle parole .Io Chimo te per 
teftimonio o Santa Dea ; còme dopo la morte del marito 
per altra cagione io non fonorimafa in iuta , che per 
uendicar lafua morte, con la morte di quefto fctlcrato : 
Uqual uendetta hauendoftnon come io dcfdcraua; alme 
no,come hanno potutole mie deboli forze, ottenutalo* 
ra l'anima mia paffera contenta & allegri aftétr* mU 
a trouar l'anima delfuo Sinito. tiapói nuoltafi a Si* 
norige,feguitò. Crudele er matuagio huemo ordina a 
ituoiferui , che in uece delk pompe Me noz& > <6e 



LIBRO 

malamente hai dipderate 9 apparecchino fepoltttra al tuo ! 
corpo . L'udir Sinorige le parole , er ilfentir , che il 
uekno era già corfo per tutte le itene , fu in un mediJi 
fimo tempoionde fatto fi porre nella lettici dopo alcuni ! 
rimedi ricercati in damò , fra poco /patio fi morì.- 
Soprauiffe Gamma alquanto a lui : er come intefe , che ' 
Sinorige era morto, con molta allegrezza nundò tanu 
ma fuori del corpo . D o r . Certamente Donna digrM 
difimo ualore fu cofiei : er ricordomi molte uolte ha* 
uer letto fi fatto efempio fotto altri nomi neWAriofto 
er nel Cortegiano . Fla. Effb è tanto nobilesche 
molti fcrittori non ìhanno uoluto tacere. Legge// etianÀ 
dio per fattela mllArioiio che ìffabella dopo la morte l 
delfuo Zerbino, uolendo quel furiofo amante impedir* 1 * 
le ilfoo cajlo proponimento, ella per conferuarfi pudica 1 D 
con nobile aftutia induffe il poco accorto Saracino a le* 
uarla di uita.mentre con la propria /pada fece prona fo 
pra il collo della ardita gioitane Je'l liquore da lei com*. 
poflo hauea uirtu di far la pelle inuiolabìle cr refiflentc e 
al ferro. Ma io ho già letto un cotal cafo effere attenuto 
a tempi de' nojìri auoli nelle partile io ben mi ricordo, 
di Dalmatia: ho letto dico in una opera Latina del Bar* 
barocche difopra io addufii: dallaquale Lodouico Viues 
nonfoloha tolto la maggior parte della fua inftitution 
della Donna Cbriftiana,ma alcuni altri ancora di gran D 
nome fi fono feruiti del principio . Alcuni antichi Poeti i{ 
giaferiffiro, molto contraria cr nimica alla cajìiù e/i ' 
feria bellezza : tyùd co fa, fé efti intefero per la qua* 
liù delVoggeUp in fé medefimo >• cioè la bellezza > in 
quanto fempliuotente è bellezza , fare impudica chiU\ f 



SECONDO. 4* 

Aoffode,err4no:percioche effondo la cafiiù uirtìi dell'i* 
\\imo,conu:en che all'incontro h impudicitU , che e il 
\\to contrario 3 fu uitio di effo animo : cr cofi effondo, 
j loti proceder* dalla bellezza . Se cfi uolfero inferire, 
\\be la Donna, che e dotata dalla natura di belle cr gru 
'ofe membra, accende più facilmente in altrui le amoa 
ofe fiamme , cr per confeguente ha maggiori filinoli 
'ognintorno, che combattono lafuahonefok , che non 
anno le brutte : onde ancora ccn maggior difficultd 
i fuol confermare : ragioneuolmente ifìunarono : non 
erciò ne fogne, che fé ella fi rende uintaagli af alti, la 
agionefi debba attribuire alla bellezza ; ma più toflo 
Uà poca fortezza delfuo animo. Et in qucfto ientimen* 
ofi dee intender que' uerfi del dolcifimo Petrarca . 
lue gran nemiche infieme erano aggiunte 
Bcllezz^zr caflità,con pace tanta , 
Che mai rubellion l'anima finta 
Non fonti poiyche a fior foco fur giunte . 
It altroue, doti egli dice • 
Et la concordia, eh 'e fi rara al mondo ; 
Yera con caftit a fontina beltade . 
M<t fé alcuno dimadaffe a me,quale e la maggiore et più 
ìoffente nimica della cafona : io focuramente afferme* 
rei, quefla effer tauaritia , pefoe dannofa non pur delle 
Donne, ma ancora de gli huomini : laqualc tiene sban- 
dita da i uojìri cr da i noflri petti ogni uirtk , cr u in- 
duce ogni uitio . Gli efompi fono molti fi da una par* 
te, come dall'altra : percioche io fon contrario a quelli, 
che dicono le Donne efferepiu fottopofìp al fiele di que* 
fio ueleno>che non fono gli buominù Wa bajujolamcn* 



LIBRO 

te atter tire, che la mia difcepoU in tutti gli [tati da {eli 

[cacci er ferapre tenga lontana. Ora,come io difiidifo* 

pra,non confìglio,cbe la no/Ira fpofxfia cotanto ardete 

te nell'amore del marito , che ella uccida fefìeffa : pen 

cioebe per effer pietofa uerfo di lui , non dee effer crus 

deh contro, di fé, ne della propria anima, er in un r me* 

de fimo tempo nimica alla uolontà di Dio, fcnz* laquale 

qua giù niuna cofa auiene ; er quanto auiene , tutto e a 

beneficio di noi,qu$ntunque nonio cono {riamo, anzi pu 

re non lo uogUamo conofeere. Ma \>en lo conforto a 

preporre in tutti i tempi la uita del{uo diletto conforte, 

a tutti i commodi di fé fteffa:flimando che tutte le auuer 

fìtk di lui,fìano pofìe nel proprio corpo di lei t Niuno 

argomento Signora mia , e maggiore , ne più certo di 

C aftitd, che quando fi conofee la moglie amar fincera* 

mente er con tutto l'animo ilfuo marito . E adunque il 

primo ufficio deUafyofa amare il marito : ilche facendo 

ella , ancora uerra amata da lui . che intiero e impofiU 

bile, che tardi o per tempo, chi conofee effer e amato, non ; 

ami : er di qui e quel uerfo di Dante , 

Amor, eh' a nullo amato amar perdona , 

Configga ttiandio Martiale un {uo amico , che uolendo 

effer e amato, ami ♦ Etfappiate uirtuofa Signora , che 

loro può comperare i palazzine citta, iregni,i Magi* 

fìrati,gli honori , er tutte le grandezze del mondo(co* 

me noi con noftro danno fpefjo ueggiamo ) ma l'amo» 

re ì gemma , che auanzd tutti i pregi ; non fi compra, ' 

fenon cpn l'amore, però amiamo, che faremo amati . Ne 

pen fate, che fi debba amare il marito nel mondo, che fi 

ama o l'amico , o il fratello : conuiene , che con queflo 



SECONDO/ 47 

amore fu congiunte unafomma riucrentia, er una ob* 

bcdicr.z* più , che perfetti : conciofìacofa,che non fola 

mente le leggi human* , ma le Diurne contundano , che 

la moglie jia [oggetto, al marito : er non fohmente le 

leggi, ma la natura ifteffh quefla feminile foggettione 

[dimoerà ;laquale in tutte lejpetie dei bruti pofe mai 

l fortezza nelle fonine , che ella non fece ne 9 mafehi ; er 

[ parimente più tenera, carne cr più delicato pelo lor dies 

ie . Quelle parti appreffo, che a qucfli concedette per 

iifefa ò come fono i denti , le corna , i roflri, er fi fatti ; 

\olfe a molte femine : er fé pure le diede ad un fefio, cr 

^ttaltroje fece più forti nei mafehi, come ueggiamo 

■ ne i Tori : iquali hanno più falde comasche lefemine di 

, quella jfreeic non fi ueggono hauere . Quefto , come io 

dico, fa la natura ne gli animali bruti: onde lafemina 

obbedifee al mafchiojo accompagnalo accarezza, Z7 

foftienecon molta patientia d'ejjcr battuta da lui . ilche 

(e offeruare fi uede dalle befiie ,- quanto maggiormente 

doucte ojferuar uoi Donnesche oltre al cojìume della na 

tura, oltre alla ragione, e? oltre alla debolezza del uo* 

flro JefJo,hauete i precetti della legge , liqnalconUn* 

da, che fate obbedienti aWbuomu f CT a quale hupmo t 

aluofìro capo , alla uoflra metà , alla uojlra anima . 

Ver cioche quei , che dijfi n'irono il marito, er la im 

effere una coja medefìma , aggiunsero , la moglie effert 

il corpo ,er :/ marito tanima.Onde fi come è conueneuo 

le , chel corpo prenda ilfuo reggimento dall'anima: 

cojì ragioneuole cofa e, che la moglie habbia ilfuogo* 

uervo dal marito ♦ Male andrebbono lecoje humanc ,/c 

la Luna non fi contentando della bajfczza deljuo cielo. 



LIBRO 

uolcfje alzorfì * quello del Sole $ er Venere fdegnandi \ 

mite il filo , formontaffe a quello di Marte , o d 

i5icuc,odi Saturno ; er tutti cangiafftro luocó,di ma ' 

niera, ch€l più baffo pianeta [offe per ordine il più al 

to,z? il più alto il più baffo diuemffe , Or non farebbe 

quejìo un ritornar di nuouo il mondo nell'antico Cbaos 

'Bifcgna adunque y che tutte le cofe (ì confermno ne i ter. 

mini £r proprietà loro; er per quejìo fi può conchiudi 

re^ebe alla Donna è cofì di meftiero il gouemo delibu* 

mo i come è a ciafeun cielo lo effetto di chi lo muoue . 

Dor, lo fono d'un mede fimo parer con uoi: er pre-. 

goui,che lafcundo da parie i Cieli ragioniate , come fi \ 

dee ufar iobbedientia per acquijìar iamor del marito, 

er -fé a quefxa è pofto termine alcuno . Fi* a. Signor 

ramiamo n'ho detto, ebetamore s'acquiftacon l'amo* 

re ; ma affjie,cbe la moglie poffa più pienamente obbe* 

dire alfuofyofo iVfar, che tutte le opre corri fpoiv* 

dano al uoler di lui, e bifogno di ccncfcer prima minuta 

mente i cofìumi er la natura di quello : neper introdur 

fi in que(lafcienz*iè neceffario,che ella uolga [le carte 

di coloro, che hanno fritto della ¥tfìonowia:cbe clh. 

ne potrà diuenir tra pòchi giorni dotta cr cffcerta dafà 

medtfuna.Certo no è minor la diuerfta degli ingegni di 

quello, che fa il numero degli buomini icrper corife* 

guaite fi trouano mariti di diuerfe nature ; iqualift deb 

bona tutti amare, honorare, ejferuire -, ma non tutti <t 

un modo , 1/ Naui gante ufa a diuerfì uenti diuerfe ue*< 

le:o il Capitano altramente fi fuole armar contro, Tur* 

chi, altramente conir a Morder altramente contro, Sofl» 

fiatimi tuitauia in quejìe dinerjìu e un job , che fon» 



SECONDO. 48 

, pre miniflra j Uguale e l'animo : cr effóndo il Capitano 
prudente ,in ogni w:prcfa,o perdendo, o uinccndo, rU 
porta bouore . 1/ utuere bumatio è, come il giuoco de i 
Dadi : nel cjuale doue manca la uentura, bifogna , che'l 
giuocatorc adopri l'arte ♦ Però fé il marito farà tale, 
quale fu detto bieri ; facile co fa fin alla stogile di potè» 
re adempir il uoler di quello : ne le accade altro artifim 
ciò, ebefeguitare tauri feconda , Se d'altra maniera; le 
conmene con altre uele falcar tondi del matrimonio; er 
! quello, che non tè conceduto datti forte, procurar d'ac* 
\.quijìar con li mduftria . Sarà adunque il minto o Imo* 
imo fortunato, o no ^ Chiamo bora fortunato colui,* 
cui e dito alcun bene, o di uita,o di corposo di animo . 
\ Sfortunato qucilaltro,a cui o facultà,o finità, o uirtà 
manca > Alluno ageuolmente fi può fodisfare ; perche 
inette felicità tutte dimoftrano luto il uolto^ cr netti bo* 
mAtciiyCon poca fatica fi regge il legno . Con t altro bU 
ìfogna amorfi dipitientia ey di con figlio . Ma prima e 
\d'auertire,cke tornar detta buona moglie dee e [fere ap* 
poggiato, non fopn li ¥ ertimi del mante, ma nel ma* 
ìruo ; altramente fabricato quafì in molle arena, non ha 
ìuri doue fsrtnarfi : anzi ad ogni picciolo fiito di auerfa 
ìforte, come arbore fenza radici , poneràla cima in ter* 
\ri,jìmik a quello defaljì amici . Adunque non amerà 
ìli marito per cagione o di bettezz** o di ricchezza, odi 
fiato ,• ma perche è fuo manto. Et fé auuerrà,che quiU 
che infelicità gli fopragiunga % , tenendo quella effer fui 
propria , dee fentire nife medefima la pigione , che 
[ente il minto .zrfec pouero ; tolerar la pouertà cow 
patietUu Rapendo effere obligato di uiuerfcco a una ine 

G 



LIBRO 

àefìma forte : al che fare e inuitata dal medejìmo nome , 

ch'ella acquifta, nel matrimonio : per cicche altro non 

dinota conforte : che partecipe d'un* medefìma forte. 

Se e brutto , ami l'animo, a cui è maritata . Se e infer* 

mo i quiui tanto più e meftiero,cbe adopri ufficio di uè 

ra moglie, confortandolo, feruendolo, er aitandolo di 

ciò che può : ne manco dee lui hauer caro effendo amala 

to di quello, che lo haueua effendofano : intimando pu* 

re,che'lfuo ijleffo corpo fu offefo er moleftato in quel 

lo di lui . Di quifentirà il marito minore affanno;coni> 

feendo la moglie effer partecipe del fuo male . Glifi 

fempre ella (piena di dolce pietà) alle fronde del letto; 

€r prefti infume opera nonfolo di moglie, ma di Me* 

dica,& di cuoca, er (fenz&akuna uergogna battere ) 

di feruente.Quefto fece la moglie diThemìftcde,Vrenn ■ 

cipe non pur di Athene , ma dì tutta Grecia . quefto 

Str atonica moglie del Re Diottro : er quejlo fecero tut ; 

te le Gentildonne Romane ,• non parendo lor degno, che -J 

la per fona de' loro infermi mariti, foffe tocca da altre 

mani, che datle loro . Nella nojìra citta,ncca di ogni 

uirtu,zr abondeuole di ogni laudeuole er bel coftume r , 

uiue ancora una honejìa Donna : laquale effendo mari* 

t at a belìi filma ey molto fanciulla, la prima notte \ che 

col manto fi giacque , $'auuide,che egli huueualeco* 

feiefafeiate . er d'indi a pochi di il mxrito infermando^ 

fu [coperto lui effere offefo da quel nule,che tanti ne bèj 

giagutjli per tutta l'Europa.ilquale oltre procedendo^ 

lo tenne nel letto dieci anni ; er a tal forma lo nàuffe y \ : 

cbe'l mi fero huomo pia a corpo morto, chea huomo uUs* 

ho afjonugliaua . nel qtial tutto tempo ella con tanta fol, 



SECONDO, A- 9 

tecitudine dttendcua alla cura del marito , vferuiudd 
bifogni della cafix, che ne bora, ne punto di tempo kauc* 
uà da relpirare . Difua mano gli medicaud le piaghe : 
gli amminiftraua le uiuande : er fcnza fchifezza alcu* 
ina più pietofaalui, eh' a fé medefvna , trattili* Jan* 
. pre er mondaua quelle parti, ch'erano hombili da ri* 
;' guardare . Mori infine il marito : er ella e rimafta con 
i due figliuoli, fana er bella, come il primo giorno > che 
\rnacque[ Dor, io quefla Donna conofeo , er molte 
i \ altre ancora , che in tal parte feruono amoreuolmente 
I all'ufficio loro : del quale chi manca , manca di tutti gli 
\\ altri. Fla. Certo, fi come leuando aU'huomo la ed* 
I rit aliente di Chri filano più gli refta: cofì leuandofi alla 
Kmoglte la beniuolenz^che è la medefim.i, uerfo il marU 
ito, le uien leuato parimente nome cr effetto di moglie . 
ti Se il marito faràfaperbo , bi fogna che contra quefta fu* 
vtterbid opponga lo feudo della humilthfe fdegnofo,quel~ 
I/o detta patientia.percioche uolcndofeco contender di fu 
Viperbia et di di fiegno, farebbe uno accrefcerc ilfuoco.zr 
jinon ammorzarlo; er penfar di poter Luar uia il fango 
tcol fango.Direbbe forfè alcuna : Quefti fono [buoni con 
migli, ma difficili da mettere in opera . Quale cofa e pm 
ufficile, che il conofeer la origine dette infirmitd,z?ri* 
tornare la fanita a gì infermi f per effer la ragione er 
la efperienzd ( due cofe al medico neceffarie) luna di 
efìremd difficulti,zr Ultra di egual pericolo ; nondi* 
meno di Yifuo ucnuto a contezza della compie f ioti del 
l amalato , er dUndi di quelli humori, che fanno guer* 
ra al corpo, off eruando lattici pacfe,e? il tempo, opf= 
ra in guifa y che a poco a poco lo rifana.Kiina cofa può 

G ij 



LIBRO 

efjer difficile aUa moglie, fé ella ama il rnirito ; pereto* 

che lui amando , agghiacerà tutta ne i propri affetti, 

er arderà nel uoler di lui . Di qui riuolgendofi col peti 

fiero a quelle moglie alle quali diede la maluagita dilla 

forte di peggiori mariti , che non ciljuo , le facciano 

profitto le mi ferie communi in confolar gli affanni pars 

tuoìari. ne confideri tanto alle parti cattine, che fono 

nel marito, quanto a molte , che ui potrebbono efjer e . 

Ut non riguardi a quelle altre maritate , che afjembrano 

gioire nella felicita : perche quejlo farebbe ifuoi cordo* 

gli maggiori . benché chi puofaper quello, eh e giace na 

feofofotto i tetti di tante cafe t quante fono riputate fé* 

liei , che fono infelicifÀme i Sia adunque fempre humik 

er fofferente . O",quando conofcera,che l'animo del ma 

rito è tranquillo ,• ne paté alteratone alcuna;alhora dee 

con dolci parole mettergli defìr amente innanzi gli erro* 

ri trafeorfì ; ammonendolo , e? pregandolo a ujar più 

temptratezza nelle fue attioni . Se ucdrà,che egli ajcoU 

ti le fue parole , (fieri che fi habbia a correggere . Se 

<auuerra,che s'adiri, fubiio dee tacere : & hauendo ufa* 

to l'ufficio fuo goffra er fojìenga ogni jconcia parola : 

dì che acquifterd honorfra le Donnei merito apprejl 

fo Dio . Et fé perauentura(quet , ch y e più difficile a jup* 

portategli trafbprtato da ira , o da qualche infirmiti 

d'animo , s^induce/Je a batterla; tenga alhora d'efler dal 

le mani di Dio per cafttgo de' fuoi peccati battuta . 

Ancora che di rado auuerra,che la buona moglie etpru 

dente fia battuta dal manto : percioche non glie ne da* 

rà giamai occafwne. Gli affanni ueramente,i difagi,cr 

kmijiriefì debbono tener rinchiufi & fcpelui dentro 



SECONDO- so 

U eafe;& non far quelli pale fi ad alcuno : conciofia co* 
fa , che fi reca al marito infamia ; er par che fi cerchi 
giudice tra lui cr lei. Non fi può fare, che non-fifentam 
no le pafiionr.qucjìo è uero.ma,come dice il noftro prue 
dentiamo Poeta , 

Non è minor il duci, perdi' altri il premd ; 

Ne maggior per andar fi lamentando . . 
Petra beneauuemrcche'l marito per cagion deUafof* 
wrinz&CT moderatezza della moglie , diuenterkmi* 
ghore : doueella in contrario operando ,lo trouera femn 
pre peggiore. Sono ancora alcuni de' uoflri mariti buo* 
mini ignorati, di poco difcorfo,c? anzi pdZZÌ,che no. 
con un fi fatto la buona moglie adoperi arte er deftrez 
Z* : ponendofì in animo difarfempre quello, chz cono* 
fce ejfergii grato,w che le uerri impojìo da luixzr ufan 
do prudenza, con poca fatica lo conteneva fra thonefto* 
Tale infine fi dime fin uerfo di lui y quali fi fogliono di* 
mofiréir le buont madri uerfo i cattiui , o feiaguratifi* 
gliuoli . percioche dalla mi feria di quelli prima fono in* 
dotti a compafiione : <y dalla compafione a carità , di 
maniera, che molte uolte più amano gli fiocchi , infer* 
mi , brutti , er zoppi ; che gli ingeniofìjani, er ben 
formati . Ora , quale egli fi fu , e marito , capo , er Si* 
gnor della / emina : dato a lei da Dio , dalla ckiefa ,»er 
da parenti . di tanto numero d'huomini quefta e lx*Jortt 
CT la parte , che tocca a lei : bifogna che fi contenti y 
Cyfupporticon buono animo quello, che mutare non fi 
può : bifogna,che lo ami, che l honoris che ì'ofTerui : 
fé non per lui(che per lui, in quanto è mar ito, fi dee amai 
t< s bonor<ire,croffèruare)per coloro > elicgli* l^atu 

G ti] 



LIBRO 

no dato,w per la fede da lei oblìZata nel maritare » nel 
la guifa,che molti fanno bene a chi no'l merita,folamen 
te per gradire a gli amici . Et quanti fi muouono a uni 
opera per cagion d'hauer promeffo,che altramente non 
fi mouerebbonotMa [opra tutti i ricordi, quejlofi ten* 
gaper principale, che quel ctìeneceffario tfiaaltrefi 
uolontario . Co fi uerra la moglie a render fi lieue e? fa 
tie il pefo,che le farebbe flato graue er mole fio . la wea 
ce f ita, a quefta riguardandole infognerà foftener tob* 
bligo con fortezza : er tufo farà la difjiculù facile : 
percioche il coftume rende lagrauezz* degli affanni 
Uggiera,facendoglianoi famigliari. Voi mi dimani 
dalie , Signora Dorothea , in fino a qual termine foffi 
tenuta la moglie d'obbedire al mar ite: dirò adunque pm 
chiaramente,qualfia il Dominio del marito fopr a di le\ 
Dor. Quefto defideraua . Fla, Non è dubbio , 
che nelle cofe honefte , er in quelle etìandio* che non 
Jono in fé fìejfe ne buone , ne cattiue , aUa moglie i co* 
mandamenti del marito debbono effere in cambio d'utu 
kgge diuina. percioche la obbedienza di quefta ucrfo di 
quello , è , come s'è detto , ordinata da Dio : e?*dopo 
Dio il marito èfuo unico Signore . Quale altra cofafi 
può dir più della Donna , chel corpo er l animo ì ma, 
che quefti non ftano in poter della moglie , ne fanno fé* 
de le f acre lettere ♦ Per laqual co fa io conchiudo , che 
quante uolte il marito ha bifogno dell'opera della mo» 
glie i tante dee ella nonfolo lafciar di andare alle fejle y 
ma aUe chiefe : concio fiacofa , che a Dio, cui fono grate 
le orationi, è gratifiima tobbedientia ♦ Ne uuole egli 9 
che fi uada all' Altare, fenon con t animo quieto^ ilqualc 






SECONDO. 5? i 

\\non può hiUer la moglie [e non uede primi quieto quel* 
I/o del marito . Se ella cerca Iddio, fappia^ che egli è da 
I ìper tut to er mafiimamente dotte è la pace , U concor* 
Il dia 9 er U canta. Non le tolgo però lo andare atle chie* 

I \fe : ma dico che non ui dee andare , fé non di uoler del 
mfuo capo:® che decfempre anteporre alle diuotioni eflc 
\\riori(lequa!i tuttauiafono buone er efcmplari) Ugo* 

II uerno della fua cafa. Veraotbe fono alcune: lequali mof* 
I \fe più tojìo da confuetudìne , che da religione , foglìono 
I frequentar le chiefe in modo , che non fé ne fanno dipar* 
I tire : ne fi curano , che poi ritornando a cafa, trouino 

I ogni cofa in disordine, er chel marito (parte principa* 

II le di [e medefima ) patifca . onde quella , che dourebbe 
tffer cafa di pace er d'amore , è fatta albergo d'odio , 
er di difcordia . D o r. In uerita chi ha marito z? fa* 
migliatilo nella cafa fua efercitare ogni opera di cari* 
ti ; uirtu più che altra bauuta cara er amata da Dio + 
F l a. Hauendo tocco il nome della concordia,alquanto 
di effafauellerò : perche in tal modo meglio ui fìfaran* 
no noti i termini di qucjlo Dominio conueneuole del ma 
rito: er dico,che la maggior parte della tranquillità er 
felicità del matrimonio,}} contiene in qucfia& la mag* 
giore de i difturbi er delle miferie procede dalla di [cor* 
dia . Chi t colui , che non fappia , bellifiima Signora 
mia, che per la concordia fi conferuano leRcpubliche, 
le Signorie,®" i Regni ì ma che dico io ciofgli elementi 
tflefìi mefehiandofi er rifoluendofì l'uno nell'altro con* 
amica concordia producono le nafeenti cofeicr le mede* 
fune ancora peruenute che fono alla loro corruzione, co 
cordeuolmente rendono a ciafeuno la parte fua . ¥rd gli 

G iiij 



L r B R o 

dmmdeflr finenti, che impdrdudno i difcepoli H Vythd* 
gord^ne fìi erótto i principali: che dal corpo U infirmi 
U : dalC animo la ignordnzd: dui uentre la lufurid : dal* 
heittd la feditione: dalla cafdld dijcordiaiO' in coma 
mune dd tutte le cofe Uftemperdtezzd s'allontana) fé . 
Di qui Vlifje defiderdUd d Nduficdd , figliuola d'AlcU 
noo, marito, cafa,e^ concordid -.giudicando, che mago 
gior beni non fi poteffe d tornenti dìjiderare . Quanto fi 
dee credere , che fofje felice il matrimonio d'Albutio: il 
qude uiffe con Ufud Terentiand uenticinque anni, feri* 
Zd punto proudr quello,chefifoffe litigio, o contefa al 
cund . Quanto più felice quello di Publio Rubrio Cele 
re;checon Idfua Ennia forni i quarantdqudttro, fenza 
querela o famento/Ver cernir ar io dalla difeordiafubito 
ne nafeono i contendimene : da i contendimeli le mìnac 
cieier daUemindccie leguerre.Ne dlcun difetto,chz hab 
bid luogo nelld moglie, fa il marito d lei più nimico , di 
quetlo che fanno le conte fé , cr la lingud mordacedaqual 
lingua è dd Salomone comparata a un Tetto difeoperto, 
per loquale difeende ld pioggia : percioche luna cola er 
Vdltrd,sforzd Vhuomo abdndondr la cafd . Sifuol dire 
dd uolgdriyche ìarmd della f emina fi è ld lingua : ma e 
drmd di tal forte, che più nuoce, che non gióuA . Quea 
ftd rdffrenerà di ogni tempo la prudente moglie , come 
bieri.difii ietta fanciulla > CT non cercherà d'immitar la 
moglie diHercòlanoSanefe : laqude hauendofdtti drro 
ftire certi grafii Tórdi comprati da Hercolano : er que 
fti mangiando ella col marito la fera d cend,di/Je Herco 
Uno . moglie. mia ; fe-uuoi dire il nero , mdi non afidga 
gidfii Tordi nemicati , ne più fapor otiti cotefli ♦ 



SECONDO. i± 

Ojrifpórfe ella,Tordi non uokte uoi dire,ma Merli. co* 
me, di i fé il marito , nonfo io quello , che mi dica i Kon 
fapete , no , aggtunfe la moglie : che io gli ho conofeiuti 
al becco et aUi codi. Le parole furono molte \iri* fine non 
rimile la Donna difoftener^che quel,che diceua,era tic* 
ro : infino a tanto , che Uer colino ^ricercandole con un 
bajlone tutte le offe , le fece perdere per quella fiata U 
fuperbia er iofiuuticne . IX indi a un" Aimo nel medefu 
mo giorno cenando ambedue , cy duno in altro parlare 
entrando , diffe la ojìinata femina : marito hóggi appuri 
to compie uii anno, che noi in tal fera mi conciajìe a ma* 
lauentura perinei maladctti Merli * che uoi diccuaté 
effer Tordi < Per abbreuur le parole , uennero da cu* 
fo atte ccntefei er conuenne a Uercolano uonfolo quei* 
la fiatarmi per molti anni , nel ritorno dì queÙajera $ 
batter fieramente la moglie , uolcndo, ch\!ia tacefje ♦ 
Dqr. ]/ mondo e grande : ey ce ne conuengono efjm* 
d'ogni qualità . Fla. Bisogna adunque, che uolcndò 
nel matrimonio la pace, uifia la concordia i laquale in 
buona parteepefìa in mano della moglie .per xioche 
Vhuomo , come uoglionùi Medicine n tur alment e men 
colerico della Donna : ne jol amente i 1 hv.omo ma il mede 
fimo nelle beftieft uede. A quefìa concordia non è il più 
tffìcace ifirumento dell' amor e;ilqua le, fi come la calami- 
ta il ferro, cofi afe trdgge la beniuolentia . Ne dicano 
alcune di amare il marito, ey non cfjer perciò reamate; 
per cioche effe dimoflf ano ,o credono di amare, ma non 
amano neramente, chiaramente ama, non la cómmodi» 
tà di fé fteffò,md dell'amato ricerca \~ty facendofi del* 
la uolontà di luì legge , folto queÙajhiuue ; Amando 



X I B R O 

adunque U moglie , l'amore fra ambedue neceffar Umetta 
le diuenirà fambicuole ; crfempre tra loro farà un me ! 
defìmo uolere, er un medefìmo difuolere >• un medefìmo j i 
corpo , un medefìmo cuore , er una medejìma anima fi ! 
trouerà , fi come afferma M. Gafoaro Batlini(giouane I 
uirtuofifiimo o~ modelìijùmo) auuenire tra lui&U 
fua ; di m*niera>cbe fyeffe uolte mifuol dire, dopo Dio i 
non trouar maggior contentezza d'animo % di quella, | 
che egli prende in conofeer la bontà, la caflità, la uirtk, | 
la fede , er l'amore della fua carifiima conforte . er m* I 
finiti altri il medefìmo raccontano delle loroScriue Ho» il 
ratio a Lolio , che uolendo egli , che l'amicitia duri , l 
s'accommodi a i ecftumi dell'amico . Di quefti coftumi i 
CT defle notare fco parlato di fopra , Aggwtfgo , c/?c 
^H4 moglie non dee apportar noia uerun'opera del mia 
rito : ma ami tutto quello , che fa y tutto quello che dice? i 
er tatto quello,ch'èfuo diletto .a lui creda , a lui fi rm 
porti,cr prenda qualità da lui . Se è triflo* fi dimojìri J: 
trifia ife allegro , allegra . No« «og/io però , che taii 
effetti le fi ueggano nel uolto,fe prima non glifente nel 
cuore , ferbando fempre integrità er uirtìt conueneufa 
le a moglie er a matrona: percioche qui io non dipingo 
aduhtione , ma amore ♦ Non glifi uoglia anteporre in 
alcuna cofa : ma babbia fempre(come ff>e[fo ho detto) il 
marito in ifcambio dipadre y difìgnore , di maggiore CT 
più degno di lei.Le ricchezze , le pouertà ; le attegrez* 
Ze,gU affannici beni et i mali tenga comuni egualmente. 
Non uoleuanoi Romaniche tra il marito er la moglw 
alcuna cofa fi poteffedir propria ne diftinta.Et Fiatoni: 
infegna^che in una bene ordinata Republicafi debba 



SECONDO. 55 

uar uia quefle noci Tuo er Miopiche fé maggiormente 
)ì dee toglier da una bene ordinate cafa, non è da dmwi* 
\ dare.nella quale marito cr moglie non pur fono raccoU 
ti [otto un folo tetto , ma ridotti in un foto letto, in cui 
: ! hanno a uitier la ulta loro JEt quefla cafa albora meri* 
fi ta titolo di perfettifiima,&difelicifiima;quandofot* 
l to un capo non è più , che un corpo folo.pcrcicche quan^ 
i do fono o più capilo più corpi infame, quello non bum* 
1 m creatura , ma mofiro ft dimanda ♦ Più dico 9 cbe quan 
i tunque ogni cofafu tra loro communt ; nondimeno di 
Hi tutto il marito è padrone. Che fi come il uino temprato 
r con acqua,ancora che uifìapiu acqua>che uino> t detto 
a però iuno,zr non acqurxofì benché nella cafa la moglie 
i\ babbia recato maggior faculik,cb€l marito,tutte la font 
i ma e del marito;®* in quefla giti fi la Nobiltà er la ìgno 
1 bilita tutta depende da lui ♦ Di qui è,che y l cognome 
\detla famiglia fi da fempre al marito , &non aliamo* 
ìTlie . Virginia , nata di parenti nobili y non fi wtrgoa 
tpiòd'efjer chiamata Virginia di Lucio V olimmo fuù 
i marito , auegna che egli fojje plebeo ♦ Et Cornelia» tan* 
A tofamofa uolkfempre ejjcr detta, Cornelia di Gracco > 
^ cui fu maritata ; cr non di Scipione , acni fufiglU 
;Uola. Tbefia forella del primo Dionigi Tiranno di Si 
ragofa,ef]endo maritata a Philoffeno , auuenneche cox 
iftui fece certa congiura contra Dionigi : l aquale w» 
fendendo efjererfcoperta , fi fuggi ♦ Dionigi afpra* 
i fnente riprefe la fonila ;attefo, che gli haueffe tenu* 
? to occulta la fuga del marito . La giouane non meno 
] ardita, che faggia, fenza rifletto hauere dfdegno ne a 
crudeltà del Tiunno^in quefla guifa gli riftofe ♦ lo mi 



L I B R O 
maraviglio, che tu mi tenga cotanto uile,er di fi poco 
animo, che fi io bauefii compre fo,che y l mio marito fof* 
fé jhto per fuggire, non lo hauefii feguito : z? parimen 
te biiuuto più caro, in ogni parte del mondo effer e addi* 
mandatdìtiogke di Phildflcno sbandito, che nella patrU 
fonila di Dionigi Re.Ma no dee la prudente moglie ijli 
mar fuo,dote, danari, bellezza, o nobiltà , ch'ella porti 
feco in cafa del marito;ma la honeflà,la caflita,la bonta^ 
la uir tu, la obbedienza, la diligenza nelgouerno delti 
famiglia,?? fi fatti thefori, dei quali s'ella è abonde* 
uok,i riccamente dotata d'ogni bene . Ora efferuanda 
piaceuolmente i comandamenti del marito ; er acconti 
tnodandofiaifuoicoftumi ,• dee fopra tutte le auuerten* 
Z<e* chele appartengono, raffrenar, come s'è detto, li 
lingua, er fchifar le conte fé : dapoi dare opera, che tutn 
te le bifogne della cafa fìano amminiflrate con quellor* 
dine,vr con quella diligenza, che fi conuìene : talmenm 
te, che ogni co fa neccffaria fi a fatta a tempo ; er il mu 
rito non habbia cagione da difiderar ne gouerno , nt 
preflezz* . Eé per effer i cibi la principal pirte, chi 
fi richiegga alla conferuatione,zr rifioro del corpo htm 
mano ; quefti non folofiano appre fiati alle bore con$ 
ueneuoli amatali, quali ella conofce effer grati al mia 
rito ♦ Sogliono i Prencipi prudenti ufare efii fiefii que^ 
gli uffici, che fono atti ad acquiftar toro l'amor ddpo* 
pòlo , fi come fono i doni , i premi , le ajjolutioni, ty 
fomiglianti : i contrari] commettere a miniflri ; come U 
con<kmingioni r ififcbi, ifupplicij, er gli altri . Quen 
fiatai prudenza nella fui cafa usi U moglie : er ap% 
prefio tutto quello, che più uede al marito piacer e,pon^ 



SECONDO. 54 

7din open ài [lidi mano: il rim mente lifci nella cura 
ie' famigliari . In fomma conojciuti ella pienamente i 
vftumi dello fyofo y tde in tutti gli effetti fu ucra* 
Wente uerfo di lui , cjucdi uorrekbe , che le lue finti 
'o/fero uerfo di lei : & tanto più elU uerfo il munto t 
guanto la fua obedientiadeueejjcre appoggiata fopra 
'amore ; doue quella delle fanti procede folamente daU 
"obligo er dalla timidità, . Dor, Effendo nellu fpo= 
a tamore , ni colmeranno effer necefjanamente tutte le 
iltre parti, che hauete detto . Vorrei bora intender da, 
toi,come ella fi debba trattenere col marito nelle dimo* 
-e famigliari . Fla. Gli anticbi,Signora mia ,• tqua= 
i a diuerfe operationi humane applicammo dtuerji ìd* 
lij; a Giunone attribuiuano la cura delle nozze . Alla* 
juale facrificandofì in fauore de* nuoui ffofi y era co [tu* 
ne de' Sacerdoti di trarre dfele ali Animalesche fi ucci 
kua nel facrijicio ; er quello gettare cr tu fonder e die 
\ro l'Altare : percioche efiendo il fcle amar ifiimo, dime 
ìraruoleuano,cbe tra il maritò cr /<* Moglie non doue 
(a hauer luogo ira ne amaritudine- alcuna . aggiungi* 
tano ancora a Venere per compagno Mercurio: acati* 
landò , che con tamorefìconuiene accompagnare una 
>rata piaccuolezz* CT foauita di cojìunu , Perciò ha* 
tendo ia moglie acquijlato l'animo del marito con lama. 
r eer con l'cbedire , nel modo, che habbiamo detto, fi. 
incora di bi fogno legarlo, con quefla dolce catena in più 
aldi cr più fretti nodi . conaojìacofa , che la piaceuo* 
^ZZ* de' coltami, er delle parole è naturai Tiranna de 9 
ìojlri cuon,m*cofi dolce Tiranno, che muti Prencipe è 
blu amato y ne riputato piugiujlo . GratQ rijlora adun 



L I B R O 

q>te nette triftezze che atte uolte ci fopr attengono; o do* 
pò ulama fatica di mente ,farà al marito teffer ricreato : 
daUa moglie, con qualche dolce motto , o piaceucle nos \ 
ucUzttaizr marinamente quando o dagli ftrepiti delpa j 
Uzzo , o dalle onde de' negotij ciuili , a cafa come ad \ 
attergo di quiete, cr a porto di gratifiima confolatione, ì 
fi riconduce . Grato ancora gli farà fentirp alle uolte i 
foauemente riprender d'alcun difetto ; percioche ci fono \ 
care le modefte riprenftonidi coloro, da i quali conofeia ■ 
mo effere amati . Grato uenir lodato netle cofe degne di 
lode,er grate finalmente gli faranno a luoghi cr tema 
pi conueneuoli le parole giuocofe ; Si neramente che in 
tutti quefti termini fi tenga un certo mezo ,et fi ufi fi fot 
ta deflrezz<i*che non generi fatietà > o faftidio . Oltre 
a ciòfì come niuna parte del corpo detti moglie èfegre? i 
ta al marito : co fi medefunamente niunfuopenfuro,ni* 
unfuo defiderio gli dee \effere afeofo : cr quefti, fi come- 
{ir ale a giufta meta, debbono terminare nel uoler fio » 
All'incontro yfe'l marito ripone nelfuo petto alcuna co* 
fajaquale egli non uuole,che uenga a notitia della mo*^ 
gliexffa fi dee acquetare : cr non ricercar di faperla . 
Ne folamente procacciarci d'ejjergli fempre amica cr: 
cara ; ma fuggirà , quanto più fi puote , che muno per 
cagione di lei nimico cr odiofogli diuengaife non in ca* 
fp,che allafua caftitàfopraftaffe pericolo ; benché que* 
fta uolendo, potrà fenza tumulto conferuare. Vero le 
parole ingiurio fé , cr /e offefe ; in qualunque modo 
che ette accaf chino ; fi rimanga di far pale fi al marito $ 
er le riponga \infe ftefja , per non dare occafìcn di dU 
fioràie , di queftionì ^ er d'homicìdij.> come fanno moU 



SECONDO. $$ 

te • Nell'ufo del ueflire tinto apprezzi % quinto uedrk 
>ffere apprezzato da lui ; er cofi ne i Ultori , er e/èr* 
:itij , che fi contengono ,Dok, Douendo il uokr delk 
moglie , come dafuo capo de pender da quello del mari* 
to , è meftiero , che co fi faccia , Fla. Vienimi bora in 
mente il diflurbo,che apporta nel matrimonio la Gelo* 
da ilaquale , acerbifiima pafione dell'animo , e fpejjè 
^olte cagione yche fi uccidano i più cari . Questa è da 
cercare , che non entri nel marito ; o entrando, tofiofi 
folga uia . 1/ che fi farà agcuolmcnte,fe non uifara non 
'do effetto, ma foretto d'impudicitU . dell'effetto non 

da parlarne , hauendo tanto ragionato della caflitk . 
I [off etto nafee da uarie cagioni ; legnali fono daejfrn* 
guer tutte . Si come non ammettere in cafa perfona di 
qualità alcuna, fé non di confentimento del marito : non 
parlar d y alcurthuomo,fe non parcamente : non mojìrar 
molto defiderio di gire a fefte, a uifite, o doue che f\a,fe 
non di ordine del maritomon ufare ornamenti, che auan 
Zino il coftume di leimon pregar con molta ijìanza per 

ltrui,zr(ì fatte cofe: lecjuai tutte poffono rendere odo 
re di contaminato animo : cr non uè ne efìendo alcuna, 
nonueggio , come il marito habbia cagione di fo/pctta* 
re . E x uero , che uno effetto job bajìapcr tutti : cr 
quefto e y che la moglie ami il marito , cr effo conofea 
d'efjìre amato : ma quejìo conofeimento da che deriua ; 
fé non dal uedere in lei opcrationi corri/pondcnti al juo 
uolere*Appreffo,non ijìimi Gelofia la cura er // defide* 
riOyctie nel marito,percbe ella fi confcrui buo.na:ctdi ciò 
acculandolo, non ne faccia rumori con le parenti, o con 
te uume : laqual cofx e non job fegno d'imprudenti* er 



L I B R O 

di tementi ; v.t di non mire: percioebe amandolo neU 
la guìfx , che jì dee amare, da ciò conofeendo l'amor dì\ 
lui, s'affaticherebbe ,cbe egli trottando la fua fede fenu 
pe più chiara, tanto più di giorno in giorno s'accendef 
ìt ad amar lei J quanto efjo neuedeffe maggior cagioni, 
Ma fé la Gtlofia entra nella moglie; non e da riprendo 
la ; pure, ch'ella non fra fouerchia ey tale, che ne parte 
rifca luigi , ey diuenti intollerabile: perche co fi e/feiu 
do, è più tofto argomento di lafciuia (o forfè anco d'in* 
india porcata albine d'altrui) che di cafto ey regolate 
amore. Et per trpuar la medicina atta a guarrire di qui 
fio morbo, non fa bifogno, che ricorri a Hippocrate,o 
a Galeno ; ma a um fola confìderatione : laqual fra, il 
marito efferefuo Signor e ,er non conuenirfì a lei quello, 
chef concede a lui; percioebe le leggi non ricercane 
la Cajìiù deftbuomoycome detta Vonndidi cuietlaèprc 
pria ey unico bene , £>apoi allontani da'defue orecchie: 
le nouelk 7 cht k uengono apportate 9 ey ninna ne uoglia 
afcoltare. Sofferì il dolore dell animo : ey non mtu 
peri il marito ; accoftandofì al coftumc d'alcune feioc* 
che ; ma prendendo efempio da molte fame: come dalla 
cajìa Emilia, moglie dei maggiore Scipione Africano. 
hquak effendofì accorta, chc'l marito amaua una delle 
fue ancelle, fingendo di non fé tfauuedere, tenne quefto 
amore fempre nafeofo , per non dir co fa , chedannafje 
quel co(ì eccellente Capitano, ey huomo di tanta uirtu, 
d incontinenza, ey fé di poca patientìa,che non poteffe 
fopportare un'off efx delfuo caro ey bonorato con or* 
te . Sofferì adunque la moglie le acute punture di qutn 
flijìrali : er con i ripari della confìderatione, che io. li 

infegw, 



SECONDO. $6 

infegno,non gli lafci penetrare a dentro: anzi con la uir 
tuofx medicina della tolleranza curi la dannofa piaga 
mentre e ancor frefea ; ilebefarà cagione, cheH manto a 
boco a poco lafcierà gli amori,eflraordinarij& lei ime 
(ri maggiormente . er per ctrto nef un'altro tormento è 
limile a quello detta Gelofia ; onde lAnoflo Diuino ha* 
uendola in uarie guife nominata, al fine li chiama rab* 
bia : er altri a una Yuria infernale l Somigliarono . 
\Dunque affatticandofì lafxuia moglie ad ogni tempo di 
^bandire le contefe dalla cafa , le bandifca molto più dal 
Uettoidolcifiimo ricetto de 1 corpi loro tfoauifiimo tefti* 
momo de gli honeftì er fanti congiungimenti ; er traiu 
ìquiHifimo luogo di pace er d'amore. Trouandomi ìan* 
\no paffato in Melano, udì dire, che in quella città fu un 
\gentilhuomo ; ilquale come che hauefje moglie bcUifii- 
ìmazrgiouane Donna, ardeua tuttauta fuor di modo 
dell'amore d'una matrona : ne la cui cafa non fi potetti 
condurre , fé non con grandifiimo pericolo della uita . 
ha moglie, che amando il mar ito, affai più della fallite 
di lui, che della propria contentezza era gtlofa ,• queflo 
fuo amore intendendo,^ temendo di quello,cbe auenire 
gli poteua, lo pregò, che fenzarifpetto di lei,ìnduceffe 
tentata f emina a uenire nella propria cafa: per ciocht 
dia non altramente, che forella Ihaurebbe amata er ho 
fiorata . Piacque al marito la cor te fé offerta della wo» 
glie : er cofìfece^come ella a fare lo confìgliaui : tro* 
uando in lei effetto del tutto conforme alle parole . M4 
tra pochi dì egli ,o fouraprefo dafatieù, che naturaU 
mentepar, che nafea dalle coje , delle quali babbuino 
troppa abondanz*i o pure con fider andò la qualità dd 

H 



LIBRO 

fatto, U patientia della con forte , er la off e fa, che citte 
finte leggi del matrimonio faceua,licentiò la matrona : 
CT uiffe dindi in poi con lafua buona moglie amoreuole 
er lunga aita ♦ Benfo io .che qualche maligna mente pò j 
trehbe fofpettare che quefia che io dico patienza,foffe 
proceduta da altra cagione. Ma certo a me gioua di ere* 
dere } che'no altro che purifiimo et caflifiimo amore pora 
tato, come ho detto, alla [alute del marito , la meueffe a 
quetloyd che è malageuole poter cofentire.D o r. Signor 
Tlaminioyio per me coforterei la miafigluola a f offerir 
velia prepria per fona non pur fame e^fete,ma laccio 
cohelli,prima,che cofì grande in%iuria(per non dir mor 
te) din anzi glìocchì . ne giudi o,che quefia Donna fof* 
fé molto prudente a procurar fi etlafleffa nella cafa quel , 
male, che niuna, che ami il marito , fi uorrebhe ueder 
da prefjo . Pure, quando ciò auemffe , confeffo,che è 
da tokrarfì . Fla. Se tale fi deue in lei riputar pec* 
caio, fu peccato di pietà: chela mefehinaper campa* 
re il marito da morte, eleffe ufficio non molto honejìa ♦ , 
Ma degni ben fono di biajìmo er di riprenfione que ma j 
riti ì iquali,pofto che la moglie per fouerchia bontà lor 
confentiffe,fì lafciano trajportare a oltraggio non me* 
no grane, che federato, mapur quando auuiene,deeU 
buona moglie,come dite co forte animo tolerarlo,Quan 
toaluejìire , può bafiar quello , chio ne dijìihieriin 
nniucrfale& in particolare lo hauer poco dinanzi deta 
to,cfregii fia tale, quale aggrada al marito. Refi a a ra* 
giónare alquanto di/Untamente del gouerno della cafa 9 -, 
cr della cura della famiglia. Dee adunque la moglie , 
ejfer diligenti fiima in cenferuare tutto quello ,cbe entr*. 



SECONDO. So 

in Zdfd. V fuggendo la prodigalità i non difenda però 
ili Auardia;ma tenga una certa temperatezzd,che non 
1 dccojli alpoco>ne alfouerchio . AÌlegrijì di ueder nel 
marito foe'e di honore, %r opere di carità . Vrouegga, 
:ti alla famiglia mima cofa manchi : percioche quefta e 
Darte,chepiufì colimene alla Donna, che attbuomoitut 
Iduidfempre operando di ordine er di confentimento di 
là; ouero nel modo, che conofee ejfergli grato : kauen- 
do al uoler di quello l'occhio della confnieratione,fi co* 
ne, il nocchiero alla tramontana ,fempre fermo cr m* 
torto.Non fa uerìo i famigliari ajbra,ne dura,ma beni 
ina cr piaceuole. percioche la obedienza CT ld riueren* 
Zd de' jerui,nafcc più dalla manfuetudine de* padroni, 
:he dalla feuer ita . er ha maggiore autorità appo loro 
ld deftrezz^ ld ragione, la granita de' cojìumi er delle 
Carole, che la fronte minaccieuole , i gridi, er le battitu* 
re non hdnno:piuft reggono con prudenza, che con ira, 
M forzd ha il Dominio temperato, che il troppo gra- 
ue.Non dico gia,che non fi ricordi, che ella nclgoucrno 
iella cafaferbd per fona di Donna cr di Reina; ma uor* 
rei , che foffe feuera fenzdafyrezzd>€? diligente fenzd 
wlentid : confìderando,che quei mede fimi, che la ingiù 
ria di fortuna ha uoluto condurre aferuitu, fono huo* 
mini , ancora e fi, <& creati da Dio con l'anima immor* 
téle, ne più ne meno,chefia quella de é Re, er de gli Im= 
peratori;<? gli eletti di Diofitrouano in tutti i gradi • 
Tenga- quefta famiglia dccoftumatd,cafta , religiofa , con 
Unente, er tale, che non meno t figliuoli prendano buo* 
no efempio da i famigliari, che da i genitori . cr penft, 
*cbe le più uolte fi fuol far giudicto de' padroni per lcfa\ 

fi v 



LIBRO 

tnìglie.Chi e colui , che ueggendo la corte d'alcun Vren* : 
tipe uirtuofa,nobile,honefla, piena di religione,piena di j 
giuftitia, piena di carità, piena d'ogni bel coftume; non 
iftimi molto più uirtuofo, molto più nobile , molto più 
religioso, graffai più giù fio, cortefe , er accoftumato 
quel Frencipeji cui è la cortetsia apprefjb la buona ma 
trona auuertente, che niuna parte della cafa,niun luogo, 
niuna mafferitia lefìa nafeofa: ma per tutto miri, per 
tutto confideri, per tutto indrizzi i p*fii i affine , che 
quando auuiene il bifogno, occorra alt odo er alla mas j 
no quello, che fi chiede, previamente er fenz* fatica , a , 
guìfa di Capitano, che'l numero de 1 foldati fpefje uolte ri 
conofee et riguarda.Et riuolga tocchio^aìla qualità della 
[acuità famigliare^ quello,cheficonuieneper il uiuere, i 
er a quello,cfrè richiefto per il ueftireiet mentre ellafie 
de o lauorando,o altro efercitio facendo nel circuito del 
lafua camcra,difcorri con l'animo per tuttala cafa: er 
confiderife \alcuna cofa manca, fé alcuna foprabonda ; 
quel,ch'è me/Itero di rifare, quel che di comperare,®* 
quel, che di uenderefa di bi fogno . Credete a me Signo 
ra Dorothea,che quefta diligentia è molto utile in con* 
feruare er accrefeere lefoftanze er bi fogne domeniche: 
ma l'ordine ottiene il principato, ilquale tuttauia dalla 
diligentia nafee ♦ qnefto è quello, che dalla uittoria a gli 
eferciti : che (fi come io difii della concordia) conferua 
le città,*? mantiene le cojc priuate ,er fenza quefto gli 
elementi e il mondo rouinerebbe . Si trouerà ancora in 
diuerfi tempi prefente a tutti i labori cr uffici della ca* 
faipercioche quefli dinanzi U padrona s 'ejpedifcono fem 
pre er più tofto, er meglio , e? con maggiore utilità ♦ 



SECONDO. SS 

\Verò è prouerbio antico, che niuna cofa più ingraffa il 
\cauatlo,ey più rende fertile il terreno, di quello che fd 
ìtccchio del padrone . Quefta parte di regger la cafd , 
latta Donna è tanto necefjaria; che fi comefenz* la cafti» 
ita CT l'amore uer o il marito , non può efjer ne buono 
ine tranquillo matrimonio: cojifenza Ielle facultà fami* 
ìgliari non poffono durar lungamente . onde l'Apoflolo 
[paolo , ilquale niuna ammonition pretermette per ri» 
\trar thuomo dalle tempefle de' negotij mondani;aggiun 
\ge aUa prudentia cr alla caftità della Donna li cura del 
\te co fé della famiglia . Stimaua perauentura quel fan» 
tifiimo uafo dì eleti ione, che nella cafa ben retta cr mo» 
derata fecondo le leggi di Dio, fu dato alla Diuinagrd 
tiapiu ampio cr più fermo luogo d'babitarui.ma quel» 
Ltydoue è la con f ufi otte, è tiranneggiata di continuo dal 
Prencipc delle tenebre Al buon gouer'no èfegno dì buon 
ànimo : cr chi ben compofta ha la mente, non può uede» 
re alcuna cofa disordinata . La Donna a'ìccra,che e oc» 
cupata nella ammimjtration della fud cafa , non di faci» 
le può dar luogo a piaceri, atte fefte , cr alle uanìtd del 
tnondoicr per quejlo ne auuerra,che fu fempre CT pile 
continente cr più cafta . di qui ufcì quella bella rifyofld 
d'una giouane Spartana ; laqualprefa in guerra, effen» 
do da colui,di cui era fatta prigionera,addimandata,di 
quello, che fapeua fare, rilj>ofe , che fapeua gouernar 
la cafa . Per laqual cofa intendo di ridurre in quejlo rd* 
gionamento , quanto d'intorno a tal materia è fritto 
Ì Arinotele nel 'etondo libro della fua Economica : il* 
chefaràqiufi uno epilogo, cioè brieue raccoglimento di 
quello, che iojìn qui ho ragionato ♦ 

H iij 



LIBRO 

Dor, Voi uedete, S. Flaminio , che la lunghezza del 
giorno u y inulta a non ti 'affrettare : delquale ci refla afe | 
cora tanto ff>atio , che hauete campo di quattr'bore. 
F l a.i/ ridurjì in queflo luogo è flato alquanto più per ' 
tempo hoggi y che non fi fu fatto hieri. maio uorrei,che j 
ni [offe caroyche fi come hierifi terminò nella Donzella; | 
cofi hoggi habhia fine il ragionamento nella maritata . 
Dor» ¥acciafi,come pare a uoi: Z7 queft' ordine tanto 
più m' è grato: quanto cofi facendo, haurete da parlare 
più lungamete.Y l a. Anzi ho da parlarne poco:perche 
quello y che fcriue kriflotele* e cofa di poche parole ; C 
a me poco altro refla da douer dire.Scriue adunque que 
(io Tilofofo, che alla buona moglie s'acconuiene trattare 
il gonerno di tutte le cofe,chefono dentro della cafa: CT 
adduce l'autorità delle leggi : dico della natura ; laquak 
(fi come egli pone nel primo libro)tacitamète dimoflra, 
che ufficio del marito per effzr l'buomo più forte, debba 
efjtr la fatica dell acqui fiarc ; e? della moglie, per effer 
la f emina più debole, di conferuar nella cafa le acqui fta* 
te cofe,Scriue,cheella non dee permettere Ventrata ad aU 
cunoyfe non è di uolontà del marito;parte per ifchifare i 
t infamia, che le può uenire ,• er parte , perche i fecreti 
della cafa non uengano manifeftati in publico& del ma 
le,che mi fi commetta, fi rimanga la colpa prefifo di lui 
Che nelle fpe fé, che fi fanno, di tanto habhia potere , di 
quanto rè conceduto dal marito, non meno dintorno al 
uiuere,che d'intorno al ueftire : ilqual ueftire ufi nella 
fuaperfona con minor pompa di quello . che è conceduto 
dalle leggi della città,confiderando,che l'ornamento deU 
U Donnu.non tanto confi (le ne i panni fregiati 3 neUa bel 



SECONDO. $* 

lezz* del corposo in hauer molti copii d'oro ; quanto 
netta modcjlia, ne i coftumi,cr netta boneftà detti ulta : 
perche queflo ornamento per ueccbiezz* non fi confa* 
nu,cr peruicne etiandio ne i figliuoli. Pero ne i maneg* 
gi famigliari dee e/Jcrfemprc intenti crfoUecita confi 
fatto animo ,che ne riporti bonorcuonciofia co falche no 
s'appartiene xl marito la cura delle cofe domeftiche . Ne 
gli altri affari non efea de 9 termini , che fono prefcritti 
atta domiaicane in non cercar difaper quetto,che fi trat 
ta nella Rtpublica;cj in non trapporfi ne le cure de' ma 
ritaggi. Na,cuando e tempo di trouare o marito attefip 
gliuole 3 o moglie a figliuoli, di queflo lafci la cura al nte 
Titolo' quello fcguitiydyè deliberato dalui,conofcendo 
tffer più biafimo alla Donna, uolere {come inutile /pia) 
intender le co fé, che fi fanno difuori,che non farebbe aU 
Vbuomo in far quelle, che fi conuengono di dentro. Dee 
ueramznte filmare .che i ceftumi del marito le funo /cg= 
gè detta ulta : laqual legge Ce impojìa da Dio per mezo 
del legame er congiungimento del matrimonio. Se que? 
fìi cojiumi dia fopporterà con buono animo Je farà cofa 
molto ageuole regger la cafaife altramente, haur a ddof* 
fo carico di molto pefo. Onde è conueneuole y cbe non folo 
nette cofe prolperefi dimoflri obbediente er ufficio fa al 
tnaricowa etiandio nette auuerfe.Et fopraucnédo a quel 
lo o pouertàyO difetto di corposo di animo Jempre fi con 
tenga nelfao ufficioulquale e di amarlo, w diferuirlo: 
iucafotch'eglinon trapafii ìbonefio . Et s y auuerrà,che 
egli per alcuna perturbatali di mente incorra inquaU 
che errore ,deuela moglie\deflramente riprenderlo:per= 
ibe quando ejfì ritornerà nel diritto fentimev.io, tao* 

H ni 



LIBRO 

fcendoilfuofaUo,lene haurà doppio oblìgo, zrlafì 
terrà più cara * Fero nelle co fé dishonefte la conforta a 
non obbedire : ma dice, che in tutte le altre è più tenuti 
di confentire atlauolontà del marito , che {egli compe* 
rata thaueffe : aggiungendo , che per gran prezzo fu 
comperata, rifletto alla compagnia della uita ,z?aUi\ 
generation de figliuoli : di che non è opra ne più grata 9 
ne più [anta fra li mortali ♦ Scriue , deue ancora con* 
fiderare,cbe effendo congiunta a huomo, ricco, er ab* 
bondeuole di que beni,che la fignora Fortuna afuo pia* \ 
ter toglie er dona ; lafua uirtk non haurebbe trouate 
cofì uiue fauille da rivendere . percioche, quantunque 
non fu poca loda ufar bene la felicità : nondimeno Ufop 
portar con modejlo animo la miferia di gran lunga la* 
uanzà ;Z? tener folleuata er falda la mente nelle per* 
coffe delle calamità er ingiurie del mondo ,èfegno di fot 
te er magnanimo cuore . E x uero,che dee pregar D/o, 
che tali auuerfìtà non auuengino : ma, quando auuenu* 
tefono,deeftimar, effcrle infume uenuta occafìoned* 
potere afcendere a grande honore, reggendo in quelle 
fé medefìma dirittamente : er confiderando , che Alce* 
fte non haurebbe fatto acqui fio di tanta gloria ! ne Pene 
lope farebbe iUuflre di tante chiare lodi ; fé i loro con* ■ 
forti foffero flati fortunatima i contrari er noiofi acci* 
denti, che ad ambedoi auuenntro,fur cagion, ch'effe ni* 
uono nella memoria de gli huomini con fregi nobili d'im 
mortalità : perche nelle miferie, fi come oro neUefìam* 
me, la fede er tamóre^ch'e/Je a quelli portarono , più 
bella er più uiua dimoflrarono la loro chiarezza . T$? 
tempi delle dolci felicità è facile , che ogni moglie ilfuo 



SECONDO. 60 

tmarìto decomponi : ne gli infelici niund , eccetto la 
puond moglierd, confente d'efjeré d parte dette dtnaritu* 
\iini . Per lequai tutte cofe cónchiude > Untò pia effer 
fuo debito d'honoraré er fempre offeruare il marito . 
Poche parole fono quefte, Signor a Dorothea: mxdguU 
udi gemme , lequali dudnzdno col pregio ld piccioli 
\auMitd loro;ette col fugo detta dottrind,cbe in effe con 
tengono, fouerchiano la breuita * 
D o r . Co fi e uer amente i ne mi mdrduiglio bora dette 
molte laudi 1 che ho r entitó recar fempre dd dotti a tal 
Yilofofo^marauiglìomi io bene, che eglifcriud di quefla 
materia cofì chiaramente, effendó fama, lui e/fere ofeu* 
rÌfiimo,& per queflo intefo dd pochi . md forfè di ciò 
è cagione Idf dedita & la purità $ suturale cr propru 
dettd uoftrd lingua . Fla. Anzi pure efjo Ariflote= - 
U contro, il fuo coftume in quefta fua Economica e inuc* 
ro molto aperto cr chiaro , hauendo perduenturd ri= 
guardo .ch'egli fcriueu.i di cofe fdmiglìdri , cr pertU 
nenti d Donne , cr parimente d ogni idiota e? f empii* 
ce huomo * Onde nette altre fue opere, nette quali trat* 
tdndo di cofe alte , non ricerca , fenon glialti intettet* 
ti , (benché anco fra le Donne fi troiano intelletti fpc* 
Culatiftimi , fu ofeurifimo d bello éludio , come [fi uè* 
de netta fud Voeticd ,• in cui , doue egli park detta Trd* 
gedia 3 per injlno U diffnition non fenza molta fati* 
ed fi può intendere. Md torndndo al proprofìto nó/lro* 
per il gouerno detta cafd non fi dimentichi la mdtroni 
Vhonore , che ft deue d Dio : md fornite le bifogne ne* 
teff arie dettd fdmiglid y riducafì ogni giorno nettd più fé* 
creta parte ietta fua edmerd : cr fc non può ogni gion 






r 



LIBRO 

no, ogni fejld dimeno : er quitti, lafciando alquanto dn 
parte i ptnfieri dell* cafa,con ben compojlo animo fi ri 
uolga a con foderar la uanità delle cofe del mondo, fi pei 
e (fere elle leggiere er inftabui,&fi per effer fragili t 
tranfitorieidi manierale nonpare.che la ulta camini 
ma noli con uelocifiimo impeto alfuofine : che, come d 
ce il Petrarca, 

A penafyunta in Oriente un raggio 

Vi Solj ctìa V altro monte 

De ìaduerfo Orizonte 

Giunto il uedrai per uie lunghe er diftorte . 
Quindi (ì erga con la lettion delle fiacre lettere a confi 
aerar labettezz* eterna delle cofe celefìi;zr poì,che lui 
ga pezza haurà dijcorfo la infinita bontà del figliuoli 
di Dio, torni afe medefimaizr ricono fcendo la imperfet 
tionfua , er tanti peccati, che fi commettono di giom 
ingiorno,chieggia humilmente perdono delle fue colpe 
pregando inficine la diurna bontà, che col raggio ddl 
fua pietà fgombrando afefieffa,al marito,?? a figliuo 
li le tenebre de gli errori mondani , dimoftri loro il di 
ritto camino , che fi /ìee tenere netta ofcura er faticof 
uatte di quefta mifera uita . Ne rimanga di ofjeruare 
fantifiuni ordini della Chiefa catholica : perciocht non j 
puofodisfare a Chrifio non fodis facendo alla fua chiefa 
dico non tanto della chiefa materiale, quanto della mui 
fibile, di cui Chrifio ajfolutamente è capo : benché e, 
quefia ancora fi può dire uifibile ipercioche io intenda 
la union de fedelUiquali non fi ueggono , in quanto fok 
Dio er efii conofcono,fe fono fedeli icrfi ueggono, L 
quanto alla imagine efteriore, che ci fi rapprefenta a g< 



SECONDO. J4 

occhi . Ma perche il fine del matrimonio habbiamo det 

to ejfer la generation de* figliuoli ,• fé <x Dio piacerà di 

concederne a lei alcuno; quelli alieni cr ammaejìri nellx 

gin fi, che fu detto buri : auegna>cbe quanto a i mafchi, 

c\ da far di ft unione : cr forfè, che di quefìi altra uoU 

ta ne parlerò feparatamente . Se non uè ne potrà haue* 

re >• ringratij la bontà di Dio, che ha uoluto alleggerir* 

la d'un granfaftidio : cr fi come può da una parte con* 

fiderar la contentezza che uiene atta madre per cagion 

de* buoni figliuoli : cofì all'incontro uolga il penfiero 

a ì tormenti, che deruuno da i cattiui . perche pochifii* 

mi fono quei figliuoli, che amino le madrì,quanto le do* 

uerebbono amare : cr pochi, che riefeano tali, quali ef* 

[e gli uorrebbono uedere . Ma poflo, che crefeano bone* 

flit? ben difciplinati,zr che femore amino cr bonaria 

no la madre , è di necefiita , o che foprauiuano <xlci,o 

che muoiano inanzi . Se muoiono manzi, ciafeuno ,fen* 

Zd ch'io il dtca,puo imaginarfi, quanta pafìone foglio* 

no apportare alle madri le morti de* figliuoli , cr t nto 

più, s'egli auuiene,cke per qualche ftrano accidente(cht 

] mille fempre ne fono) quefte morti fi ano uiolenti , cr 

non fecondo il corfo della natura ♦ Se a lei foprauiuono; 

no e cofa,che tanto perturbi l'animo detta madre* quato 

il douer lafciare morendo i figliuoli priui di goucrno.se 

ti di moleftia il non bauer figliuoli per cagion di locare 

Uf acuita ;laqual peruenendo in loro, è rimanere in fé 

medefima ; ha da penfare > che tutti ipoueri di Qhrifìo 

le fono figliuoli , cr fratelli . a quelli fouenga, a quelli 

ne faccia parte, dividendola infume <x coloro ,chc le fono 

parenti ulche dee fare ella ficf[a>o alunno efortarui it 



LIBRO 

marito, non hauendo libertà. Ora mi potrefle addiman* 
dare : Quefla tua fpofa deue ella rimaner fempre rin* 
cbiufa dentro le porte della fua cafa f Non già . ma ufci* I : 
re, come ho detto altre notte } di rado : er in tutti i luo» \ 
ghi ferbxre honejìa di Donna,zr granita di Matrona co 
fi nelle parole,come nel uolto^ in tutti i gcfti.Ne pen* 
fi,che per effer maritatajeftia bene udire ogni cofa,par • 
lar d'ogni cofa; <zr hauer pratica con ogni perfona ima r 
trouandofi a corniti, afefte, folamente con Donne ho* '■ 
neftifiime , er di buona fama s'accompagni: enfiano ì x 
fuoi ragionamenti graui er prudenti A motti lafciui,cht 
da giouani licentiofi foglion qui et là tjfer detti,non af* • 
coltile ueggagli atti di<honefti,cbe in diuerfì luoghi fi l - 
fanno : anzi di/ponga feftefja in modo, che iui il corpo, 
come foreftiere , peregrini , ma l'animo col marito & ■ 
con la fua famiglia fi ritrouineUa propria cafx,come in p 
fuo Regno . Hauendo Tigrane fatto unfolenne conuitc ! 
a Cyro Re de' Perfcnel quale egli,percbe non rimaneffr ; 
4 dietro cofa, con che honorare ne lo poteffe, u'hauea ut K: 
trodotta la moglie: fubito,che'l conuito bebbefine, 
che Cyro fu dipartito i nacque lungo ragionamento fc 
pra la beUezz* di quel Re ; perche effo era uno de' pU * 
belli er ben formati corpì,cbefì trotta (fero a quella eté «f 
Dimandò Tigrane alla moglie quello, che a lei la ptrftò » 
na di Cyro foffe paruta . Ki/pofe ella , che in tutto ft n 
(patio, che durò il conuito, non baueuamai riuolti gM 
occhi da Tigrane : onde poteua affermare con ueriti è 
non bauer ueduto Cyro . Dor, Uonefta Reina, © i 
degna d'ejfere imitata . Fla, Bella etiandiofu la ri » 
ftoftadi Bilia a, Duetlio ;ìlquak primo appreffo Ré k 



i 






SECONDO* 6z 

uni trionfò diuittorid acquiftatain mire. EjfaiJo 
gli quafì in ultima ueccbiezza.glifu recato a biafimo, 
be'l fiato gli puzzajfe.Di che dolendo fi forte con la mo 
litiche di cotal difetto non lo haueffe auuertito, per* 
he curato fé ne farebbe ,g/i rifpofe Bilia.cio haureifaU 
o, s'io non bauefii penfato,chequefta puzza foffe na* 
urale odore di tutti gli huomini . Kecbijl la matrona 
òpra tutto in mente,chepotentifiimi nimici fono gli jlU 
noli detta carnei juali in ogni parte ci accompagnano : 
upiu forti fi fanno fentire in fi fatti luoghi , doue e 
'efea e'I focile detta lufuria . Di qui Paolo(come ben fu 
'.otato da Agoftino)dice ì che a gli altri peccati dobbia* 
wfar refìftenza;ma dalla libidine del tutto a fuggire ci 
[orta.Yugga aduque la uirtuofa matrona tutti i luoghi, 
\e quali puofoprafìar pericolo attafua honefla ; ne curi 
li fare ifperienza detta jua fortezza. 1/ fauio Nocchiero 
iguarda,quanto e* puo,di non commetter le uele a&inu 
?eto de gli sforzeuoli uenti,quando e fiero et turbato il 
nareima trouandofì infortunai adopra ogni arte er de 
ìrezza per faluar fé mede fimo er // fuo Ugno , Co/I 
? accia etta : non entri nelle tempefiofe onde delle uolut* 
■i : er, quando pure auuiene, che uifi troui , fojknga 
'impeto de defìderij non Jani>col faldo braccio detta con 
inenza;%r hablixfempre la ragione per Reina er Ini* 
ìeradrice dette fue opere . La conforto ancora allonta= 
wr dal fuo animo, fi comepefle. dannofa, Cambinone : 
ie faccia filma di que titoli et di quegli honori uam y che 
f| danno dal uulgo alla nobiltà : confidcrando,cbe quelle 
mtiche Romane y chiare per tante uirtk y fenza titolo di 
Madonna y ne di Signora (onde boggidi tutte le orec* 



U I B R O 

éhit fon piene ) delfemplice nome contente, dfcefero d 
fommo di tutti gli bonorLProcuri (er queftofirà d bd* 
jtmzji) (tacquifìar nome di caflamatrona,difauia ma* I 
trotu,&'di prudente matrona, : er talefìa ne gli ejjet* 
ti , quale defìdera ìeffer tenutd . quantunque efjendoì 
l'honore non altro, che uerd teflìmonianzd di eccellente \ 
uìrthrfd uirtu difefleffd è contentd ; er quello men cer*\ 
ed, quanto è più nobile. Ma fi come non può efferfiamx 
nufenzd luce ; coft è neceffario,che h uirtk fu decorna 
pagnata daWhonore: & qui fard poftofine al ragion** 
mento d'hogguDomani feguirò del terzo fiato; crten* 
terò di formdre una uedoua.qualefete uoì ♦ Md fé iofo* 
no fiato hoggi alquanto più breue di quello ,ch 7o fui 
hieri ; è, per che ho date molte parti èia Donzella, che 
fono communi aìld maritai adequali d replicare giudico , 
che farebbe fiato fouerchio . Se io non riho fodisf atto, 
come era il mio defiderio, incolpate non me , ma il mio 
nonfaper più innanzi ♦ Dor, Voi, Signor Flaminio, 
bduete uintd ldff>ettdtion mid ♦ Et quefla uofìra fyofa e 
tale, che merita efferui inuidiata da tutti gli huomini, 
er quantunque molto ancor d del giorno auanzh nondU 
meno uolendo io, come è conueneuole,cbél nofìro coni* 
modo uada innanzi al defio,c'ho di uedere quefto ritrat 
to fornito; attenderò il dìfeguente, non per udir formai 
retina Vedoud,qualfono io(che troppo pouera Idfdre* 
fie)md qudl dourebbe efjer ciafeuna Donna, cui ld ingiù* 
riofafortund,leudndole il fuo dolcifiimo appoggio , ha 
fatto cadere in quefla libertà amara,neUd quale alpre* 
ferite è il mio &ato . Et piacemi, che più non s'è fatti 
wntion di libroiche doue ddduceuate tdutoritd d'altrui 



SECONDO. $6 

T dar maggior credito alle uoflre parole, meco perdei 
\te gran pur te di riputatione : concio fio. cofa,chefem* 
e io riho tenuto per tuie , che non ui faceffe bifogno 
ualerui delle fatiche d'alcuno. Fla, lo in quejlo 
m uoglio rifondenti : perche [eie laudi, che mi date, 
no nere, tacendo confefjo di meritarle : fé tumore uin 
inna,honcfia co fa non è, che io ricetti iti me queWhono 
; che fi conuiene all'Autore d'una bella opera . Et fé 
mani non uoglio mancare alla promeffa , farà for- 
x , ch'io ricorra per aiuto o <x M . Pietro Aretino, o 
di dotto M . Fortunio Spira : altramente corre* 
rehbe pericolo , che io perdefi di leggero 
tutta quella buona openion,che in= 
fino a qui m'è uenuta acquU 
fiata dalla uoftra bon* 
ti. Dor. Fate 
pure>co= 
me uipare : che'l frutto di que* 
jii ragionamenti rico* 
no/cerò fempre 
da. uoi . 




LIBRO TERZO ET 

VLTIMO DEL DIALO 

GO DI M- LODOVI- 
CO DOLCE. 
NELQVALE SI RAGIONA 

DELLA INSTITVTION 
DELLA MARITATA. 





FLAMINIO, DOROTHE^L. 

| 
Vante uolte io ueggo cr coni 
fiderò la bellezza di queftouo^ 
ftro Laur ottante , Signora Do: 
rothea, benedico le mani, che\\ 
coltiuarono.Et porto fermifiime 
openione^he fi come quello^ch 
piantò il Petrarca [opra la r tua 
di Soderebbe pwper la uirtk della jua penm,che per\ 
thumore del uicino fiume; cofi queflo in fi bnue tempo 
fi a peruenutQ a tanta altezza per la nobiltà del uoftro 
ingegno ,afiai più che per la fertilità del terreno, o per 
la bontà dell' aere, di che e priuilegiato queflo paefe. Et 
fi come il ghiaccio del uerno; che molti arbori fecca,& 
tutti de" lor più grati honorine priua*> non h*forz<t di 
fogliar delle fue fiondi quefla honorata pianta: cofi 
folpa dicolei ,cke non pur glihuomini, mi* città di-, 

ftruggt, 



TERZO. 64r 

flrugge,leuando a uoi il uoftro carifiima conforte, non 

ha potuto penetrar nella fortezzd del uoftro franco 

animo : in tinto che co fi morto non uiud fempre nel 

uoftro cuore , chi mentre uijfe, bebbe di quello pienif* 

fìnta Signoria . Dor. Siate contento Signor Flami* 

mo,d incominciare a infognarmi Unita, che dee tene* 

re una Vedoua.comefon'io : er lafciate da parte il lo=> 

I darmi con quefte nuoue Poefìe . Fla. Io per quello 

\ non m'allontano dallo arringo, cheuolete ch'io corra: 

\ anzi uoglio,chefopra quefte ultime parole fìa fermato 

il mio ragionamento .Dor, Prima fatemi ckuro,qiu 

le de' tr? fiati è più grato a Dio . Fla. Hitri , s'io 

ben mi ricordo , u'bo detto , che di ciò rimettcua il far 

giudicio a i jbeologi: cr tuttauolta il dì inanzi hebbi a 

concludere, che lo flato uirginale era più fìmile agli 

Angeli ; e? per quefto etiandio più perfetto : ilebe ime 

ro m'era fuggito di mente . 1/ medefìmo adunque affer 

mando bora , ui porrò inanzi > quanto n'ho udito rd* 

gionar da M , ¥or turno . alquale , mentre che io di tal 

cofa il parere addimandaua (che fu fubito , ch'io mi 

dipartij dauoi) egli piaceuolmente , come femprefuol 

fare, mi riftofe con quefte parole. Tanto e più degna U 

uirgimtk Flaminio, quanto ella e più dalle nofìre forze 

lontana ; er è dono da Dio conceduto d poche Donne, 

er a pochi huomini . Non però fi dee toglier l'honore a 

gli altri due flati : de' quali il primo luogo e dato a quel 

lo della uedoua,cr il fecondo al matrimonio . Etuol- 

gendo l'ordine, lo trouerai tale : ne tuttauia anteponcn* 

done l'uno , fi reca biafimo all'altro . percioche non 

fi antepone la uirgmiUal matrimonio in quel modo, 

I 



LIBRO 

che fi antepone toro alpiombo,mafi come gmma a oro 
er tal cede a quefla lo fiato uedouile, quale perla a roa ;, 
bino, nondimeno pareggiando quello a quella, fé feran* \ 
no ambedoi ne lor gradi d'eguale perfettione , [tara in ; 
duhio la mano a qual delli due debba piegar fi. Ora lega I 
ga luno er l'altro infieme, uedrai che aihor accrefceran < 
no non meno il pregio, che la bellezza . Apprefjb ha 
ciafcuno di questi frati propria er particolare uirtìi , 
per laquale uà innanzi glialtri . Perdo che nel matrU ; 
monio l'Apoftolo Paolo loda il generar de figliuoli, o* 
tammaefirargli nella relighn del Signore : promettete , 
do a fi fatto merito la beatitudine di la fu. Onde concio* 
fiacofa,chefanto ufficio è feruire in effo matrimonio a i 
Dro,er nuoue creature con le buone difcipline acquiflar 
gli, per quejla ragione la maritata fi potrebbe anteporn 
re alla uedoua . a che fi aggiunge , che'l matrimonio fu 
celebrato nel Paradifo per bocca di Dio . onde fé la nos 
bilta confifle neftanticbiù,zr in hauer più in un luogo* 
che in altro , origine er nafcimento ; il matrimonio fi 
dcurebbe dire etiandio più nobile della uirginita . Da 
l'altra parte tanto fu efja uirginita grata al padre CT; 
creator nofìro,che egli prima la facrò nella madre ; er , 
di uergine uotte prender carne humana ♦ Tuttauu,pers 
che alcuna ciò non poffa malignamente riuolgere inum 
tupero del matrimonio ; dei auuertire, che piacque be* 
iti al Saluatore della perduta generation ejjer figliuos 
lo d'una Vergine, ma d'una Vergine congiunta amari* 
to, in modo , che fé non fu prodotto di imtnmonio(fi 
come quello , che fu conceputo difpinto fanto) nacque 
purefetto le leggi del matrimonio. Ma fé uolemq riguar 



TERZO. 6$ 

dare dì giuiicio detld chiefa clld il primo honore attrU 
buifce dlìd Virginità . cr nondimeno il mdtrimonio tra 
| //' fette fdcr unenti bonora . Dirò io bene, che fi come è 
I cofi pia honoratd la Virginitd;cofi il mdtrimonio e più 
fecuro . Serbu lo ftdto Vedouile dncord egli lefue don* 
\ti,pcrlequali perduentura fi potrebbe dnteporlo d gli 
altri due . percioebe fi come bd Ix continenzd [commune 
con te Vergini ; cofi dncord bd la creatione , er la edu* 
cation de" figliuoli commune con le maritate . cr non di 
ri cidfeuno che lo dftencrjì dal piacere incominciato d gu 
ftare fìd di maggiore lodd.che frrezZdre il non gu flato* 
Non dira etidndio, ch'egli fia ufficio di mdggiore buina 
ititi lo bauer tutta ld card de* figliuoli , priui,&* or fa» 
ni del pddre loro , che non e uiuendo il marito ,efjère di 
leggieritd della mdggior pdrte i Debito di natura cr di 
madre è nudrire i figliuoli : cr fonimi pietà ammaeftrda 
re i pupilli, che non hanno altro appoggio , che quello 
della madre; deUd quale pietà non èfacrificio più grdto 
a Dio . Vedefì adunque quefti tre flati non tanto diffe* 
venti di dignità , quanto di gradi : cr penfando a ciò, 
mi fi parano dtnanzi le tre età della ulta humaita : nelle 
quali li prima, che ne fanciulli equafifiore , apprcz* 
zumo cr cara babbiamcla uirile, perche è atta alle fa* 
fiche, honoriamo : ld Senile, concio fid cofa, che hauen^ 
do ella la efperientia d'ambedue ,• e più accorta , cr di 
più maturo con figlio , riueriamo cr offeruidmo . Cofi 
in Roma le V ergini, che fiacri ficaudno alla Ded Ve fi a, 
dieci dnni prendeudno cura d'apparare i mimftcrij di 
queUd Ded, dieci in mettergli in operdtione , cr altre* 
tanti in infegndr quelli alle altre Vergini, chefoprauc* 



h I B R O 

niudno : dopo ilqual tempo era in libertà di ciafeuna il 
maritar fi . a tutte nondimeno eguale bonorfi rendeua : | 
ne c'era altra differenza ; fé non che in quelle , che im* I 
parauano , ejf/e«io elle più giouani , appareua grada \ 
maggioreialle feconde per li maneggi de facrifici fi ren* I 
deua più riuerenza : le ultime per l'ufficio dell' infegna» j 
re, haueuano più autorità* Ecco, ebeogniun diquec i 
(li gradi, com'io dico, baia fuauirtu: ne per apprcz* ' 
Zar l'uno fi dee riputar uili gli altri due: ma nella guU 
fa, che le tre Gratiefi dipingono unite er accompagna* 
te in(ìeme,in modo, che tuttatre fi tengono per manOj 
CT fì pareggiano tra loro di bellezza, di età, er d'amo» 
re^cofe gli doneremmo unire con egual dignità. Ammiri 
fi la Vergine, come cofa tutta pura, tutta cele/le , tuU 
t 'a Diurna: ma bonoriamo la maritata e? la Vedoua y 
quella come madre, er quefta, come maeflra: due effetti 
non pur neceffarij ,ma utili alla conferuatìon degli huo* 
mini , er alla ulta bonefta er ciuile . Quantunque la 
laude di ciafeuna di loro non tanto èpojìa nella qualità 
delio ftato,quanto nella bontà dell animo di chi lo poffe* 
de : laqual potrebbe effer tale,che le feconde er le terze 
nozze d'alcuna matrona farebbono più care a Dio, che 
la Virginità d'una Monaca. Et fé riguardiamo a gli 
efempi, pochifiime Donne «e* libri di Mosi troutremo 
effer celebrate per titolo di Virginità : ma in quelli del* 
la noflra religione un grande er bellifiimo coro di fan* 
te Vergini ci fi dimoflrerà innanzi lequali per amor di 
Christo, infiammate del fuo fanto fririto , non 
folo i mondani piaceri,ma la propria ulta prezzarono, 
Diqueflo coro uedremo Dorma er Reina co/a, che par 



T E R Z O. 66 

ìtorì h noflra fallite : onde è ben degno , che fé ne deb» 
ìbano gloriare tutte le Vergini : ma non fono però fole 
la. tal gloria: pcrcioche etiandio le maritate ne uogliono 
ila parte loro : atte forche ella ancora hebbe marito : ne 
\meno le Vedoue altretanta ne ricercano. Che dilegua 
ìcbenonfì fappia>cbe Giufcppe chiude ffe il fuo giorno 
linnanzi <&* Bcatijiima Vergine: quefio e ben chiaro, 
ìchefe dopo la morte dell'unico figliuolo di Dio effo uiue 
\ua,tale era a lacuale fé battuto in marito no ihaueffe, 
ìnonfolo guanto alla Virginità (raggio che in quel fan* 
io animo er in quel fanto corpo mai non s'eflinfe) ma 
quanto algouerno ♦ conciofia co fa , che ella di continuo 
era con gli Apoftoli : er injìeme con le altre Vedoue di 
continuo fcruiua er ammimflraua a bifogni loro . Co/? 
nel uecchio teftamento,capo delle maritate e Sarra : er 
nel nuouo Helifabetta, madre di quel gran Profeta Gio* 
uan Battifla : di cui dopo Christo non hebbero le 
madri più honorato figliuolo . Le Vedoue etiandio teiu 
gotto dalla parte loro molte iUuftrifemine ; fi come nel* 
le uecchie carte Giudith : la quale due nobili uittorie in 
fieme riportò : luna del nemico uccifo : l altra della pu* 
dicitia conferuata:queUa a (alute della di frerata patria, 
er quefta di [e fteffa : percioche ingannò er tolfe di ui* 
U il più libidinofo cr più forte Capitano di quetla età ♦ 
Euui ancor Debora : laquale infemedefimafoflenne tre 
perfone, di Profeta, di Giudice , er di Capitano . C'è U 
Vedoua Sarettina , che cortefemente concedette alberm 
go> cr pietofamente diede mangiare ad VLelia . Ce Noe 
mi ; che fu infume baleflrata datl'efilìo, dalla mo\ 
manto , er dada perdita de' figliuoli. Et ceco , che 



LIBRO 

nella prima entrata \delVEuangelio ui accorerà et glìoc* 

chi Anna,uecchia difomma riuerentia : lacuale rimafa 

affai per tempo Vedoua,continnò nello flato uedouile in 

fino aUo efiremo della uecchiezza,non già in odo , o in 

delicatezzeima fi bene in oratione er in opre di pietà + 

come [erbata in uita,perche ella uedeffe ilfanto BambU 

nocche moffa dallo fyirito di Dio, hauea profetato, che 

douea nafeere . Verrà ancora lafuocera di Pietro , che 

il Signore dalla febbre guari , er aWufato ufficio U ri* 

tornò . Hauendofin qui detto Meffer Fortumo,er fa* 

cendo punto,? Aretino, che le fue parole afcoltaua, fé* 

guitò ; lo non penfo Flaminio, che affettiate, che Me/* 

fer Fortunio ui ttada ricordando il numero quali infinta 

to di quelle uedoue;lequali con le lor proprie f acuità fo* 

ueniuano a gli Apofioliie^r lanciando da parte gli erro* 

ri del mondo, feguitauano la uera dot "trina, che [emina* 

ta dall' Agricolt or celefle ne i cuori de gli eletti, già co* 

minciaua a germogliare ; er in quelli non pur fiori, mt 

frutti mandaua fuori. Non uifouiene hauer letto, che i ■ 

preghi d'alcune Vedoue San Pietro ritornò in ulta Dor 

cade* Non hauete uditi i nomi di Marcella, di Saluia,di ; 

Vaola, diBlefilla , er delle altre >• lequali quel nobile 

Dottor della Chiefa Girolamo con lì belle er eleganti 

cperelor dedicate facrò alla memoria dituttiifecolie 

Quantunque nella legge Hcbrea , in cui non fi rìguar* 

dalia altro, che la fecondità de' corpi ; er alla uirgimtì 

non s'era ancora incominciato a rendere Ufuo honore ; 

tra lo flato uedouile anzi biafìmato,che noifi come etia* 

dio Uflerilità . ma ciò fol amente appreffo gli huomini* 

non ueramente appreffo Dio; ilquale dtmoflrò àìhauert 



TERZO. 67 

ìfretial cura delle Vedoue: quando, come fi legge neffE* 
[l'odo yiiife; che alla Vedoua ey al pupillo non fi face fjc 
\mgiiiria : perche a gridi loro y egli^mo/fo da giujlo [de* 
ìgnoycol coltello della giuftitia periterebbe gli offerì* 
ìiitcri: onde diuerrtbbono le megiieri Vedoue, ey or* 
fini i loro figliuoli . Qual teftimonio uolcte uoi mag* 
ìgiore in comendation delle Vedoue t qualpiu nobile CT 
roftgrw d'amore f il Prencipe dell' uniuerfo fi 
ha particolare difenfore ey uendicater delle Vc« 
dout . l\a che diro losche nel Deuteronomio ci cornano 
da, che non fi tolga la uejìa della Vedoua in luoco di pe* 
gno * Etfimilmente in Giobbe, ihauer tolto per ricoro 
danza un Bue dalla Vedoua,c imputato a uno de" princi 
pali peccati,che prouocajfero lira di Dio.Etpurela leg 
gè non meta riceuere alcun pegno da debitori : ma uotlc 
egli ornar la Vedoua di quejlaprerogatiua.onde ancox 
rafi legge ne' Salmi: Dio padre degli orfani,et Giudice 
delle Vedoue:et tuttauia egli è pure padre et giudice uni 
uerfale di tutti 1 uiuenti;tna per certa p articolar proui* 
dentia a queflo flato dimoftrò effer molto più inclinato 7 
fi come fiato, che più alle ingiurie i fottopofto . Et ben 
conuicnc.che quclle y chc fono abandonate da i patrocini] 
mondani y frano di fé fé dai diurni . Ma uegnìamo alla 
legge di gratta : ey ucdrete prima in Mathco ,che"l Si* 
gnor e minaccia feueramente a quegli Scribi ey Earifei, 
chefotto ffetie di pregar con lunghe oratiom la Maefìa 
di Dìo ne i cerimoniosi faenfici loro,m.wgiauano ey co 
fumauano 1 beni delle uedoue:ilche e fegno , che la moU 
ta religion di effe y ey la finceriù de' cuori uelaua loro 
fiocchi, di maniera , che non dijcerneuano U mah 



LIBRO 

hipocrefìd di coloro . Dapoi ueniteuid Mdrco:zr trd* 
noi decorrete ,' quanto godefje il Mde&ro deUd uitd in 
uedere ld pouera Vedoud offerire i duo piccioli dana* 
ri, ch'etti foli haueua, nel tempio delfuo padre : hduen* 
do piugrdta ld buond intention di 'colei, che i grdn do* 
ni di qualunque ricco . Ne ui fu grdue di pdffdre etiatta j 
dio d Lucd ; cr nelle fue carte confìderate, che ld pietà 
del Signore,non foflenne le lagrime di quett 'altra Vedo* 
uà, chela morte delfuo unico figliuolo, ch'era portato 
dtta fepolturd, piangeua: ma ritornando l'anima in quel 
morto corpo,tal glie lo refe,qual da lei per confoktione 
de'fuoi giorni trifli per la perdita del marito, era fom* 
inamente defìderato.Paolo ancora con loffiiritodiQhrì 
fio impone d Timotheo,che le Vedoue honori; er quel- 
lo , che a Timotheo Paolo , a tutti i Vefcoui comdndd 
Chrifto:nefolo , che ft honorino , ma aggiunge, che fi 
fouengd loro . Et non bajìò all'Apoftolo il dire : Soue* 
niteapoueri, intendendo fi per queftd uoce ogni quali* 
td di perfond : che uotte feparatamente nominar le Ve* 
doue . Ora non uogliofare, come il dipintore : ilqude \ 
ricercando, che con la forza de' lumi alcuna parte della j 
figura , che egli dipinge, efca fuori , un'altra con lom* 
brene caccia in dentro Alche farebbe qualunque uolta ! 
parlando de gli altri due fiati , hauefii in animo ìofcu* 
rame alcuno . md conchiudo, che tutti fono egualiiper» ; 
cioche tutti dal raggio di Dio fono itluftrati : itquale fé i 
bene più rifolende netta uirginitd i quafi in crifiallo più ii 
lucido er più tra/parente ; non è però , che i duefeguen 
ti non fiano adorni detta fua luce . Co/? parlò quel mi* I 
rtcolo di Ndturd : er quindi d'alcune cofe pertinenti aU , 



TERZO. 6% 

le attioni dette Vedoue ragionò : lequali , fi come atti 
mente mi fi riiuyratino,raconterò a noi. Dok.I/ ragio* 
mamento di M. Fortunio m'e partito nel fitte alquanto di 
ferente dal principio : o che io non Iho intefo bene^ma 
uoi nondimeno feguite . Fla. Mefjer Fortunio in pò* 
ìcke parole dottamente mi pofe innanzi U difpnition dU 
\quetto,che logli addimatidai ; dapoi difeorfe per dimo* 
virarmi, che gli altri due fiati etano , riguardahdofi a i 
[frutti, che ne deriuano,non manco grati a Dio . É uè* 
\ro,che Meffcr Vaolo Strefw ; che in cafa l'Aretino m= 
fiemecon Meffer Fortunio fi trouaua ; còntefe affai luti 
ga pezza in fattore del matrimonio : con quefto argo* 
\mento,cheH fine, per cui Dio creo Ihucmo'f'u perche col 
mezo del generare er con lo accrefeimento della genera 
tione humana,fi nempieffero lejedie, note dalla fu per* 
bia de" cattila Angeli : ma perche feprauennero alcuni 
gentWhuomini,non fi ccnchiufe altro . Bor, Quefto 
importa poco . uemte atl'infegnare . Fla, Conofct 
adunque la uirtuofa matrona netta morte del marito ha^ 
uer grandifimo danno riceuuto . efferle futo tolto quel 
petto ripieno di carva er d'amore : nel quale foleua dU 
ponete ilfafcio de' fuoi penfìeri.nefolo hauer fatto per 
dita della metà detta f uà animala fé medefìmaafe me* 
defma effer totalmente leuata er eftinta. Di qui dolga* 
fi, lamentifì, empia ilfeno di lagrime : de hcnefto è il 
pianto , honefti fono i lamenti , honefto e il dolore. 
É tenuto crudele, chi uieta atta madre fpxrger lagrime 
[opra il corpo del morto figliuolo : crudeli fimo chi attx 
mogliera pianger la morte del marito non confente : lU 
quale non puf era il corpo er Unimx fui , mx rettori 



LIBRO 

de'fuoipafii, foftegtw difua uita,configliere dette [ut 
<tttioni> maeflro, er duce . Le perdite delle f acuita er 
de" figliuoli fi pofjono ageuolmente tolerare : perche 
tfjendo uiuo il marito , può U moglie acquiflame de gli 
altri, cr ritornare in iftato di miglior fortunaima mort 
to lui, la perdita è irrecuperabile er il danno maggio-, 
re : perciocbe è da credere, che leggiermente amafjeili 
fiiofpofo Donna , che dopo la morte di quello a nuom\ 
nozze s'apparecchia : er rimanendo Vedoua,conuie* 
ne, che quel carico , ch'era diuifo tra loro, rechi tuttofo 
pra le fue fratte, zr jottentri a pefo , er di donni er dh 
huomo parimente . Non )rìe afeofo , che alcune Don*\ 
ne(ma non detta qualità, che habbiamo formata la no» 
ftra fpofa) non che ette $ attristino, ma s'allegrano del* 
la morte de' loro mariti, non altramente, che fé foffe Iom 
rofeoffo dal cotto un graue giogo diferuitu ♦ Et non fi 
accorgono, che non può dirft libera quella Naue , che i\ 
priua di Nocchiero, ma fi bene abandonata d'ogni difiei 
fa : ne altrefifenza il maeflro è libero il fanciullo , ma 
errante,priuo di ragione , er priuo di legge . Co fi la\ 
femina orba di marito , e uer amente ne gli effetti, co- 
me fuona il nome, V edotta ; cioè del tutto diuifa d'ogni 
fuo bene ; er a guifa di legno, a cui manca il gouernato 
re,zr di fanciullo lontano dal fuo maeftro, è combatta 
ta da i uenti de' trauagli mondanti hor qua,hor la con 
Vanimofe ne Uà errando fconfoUta ejfenza configlio ,: 
Ma di quefle tali non e da parlarne , hauendo dimoftre 
hieri,niuna efjer degna di queflo nome di buona er d( 
moglie Jaquale il fuo marito al pari di fé flefja non ami. 
Jàaoprouida Natura: anzi più tofloofapientifium 



T E R Z O. 6 9 

iddio jnieflròfenza alcun fìmile de" coftumi buoni, per* 

poche non è uirtk,di cui effo non habbU formato alcu* 

ho animale in modo offa-tutore , che colfuo efempiojì 

buo meritamente riprender thuomo^di ragione z? d'in 

ìtetletto dotato, che quella co fi poco foglia apprezzare » 

libi agguagliera con parole la indujlria delle apula foU 

ìtcitudine delle formiche;?? la fedeltà de" caniiNon rim 

prouerano quefli a mortali la dapocaggine , Vocio, & 

la perfidiai Le femplici pecorelle lafraude er iaftutia i 

er le colombe er le tortore non s'infegnano elle là fede 

i|er U carità, che fi ricerca nel matrimonio ? Le cui fé* 

\nine (fé ad Arinotele fi preftafede) diun folo mafehio 

contente uiuono • Et laTortcrahauendo perdutala 

fua compagni 3 non bene d'altra acqua , che di [torbidi 

V fango fi fragni ; ne fi ferma , fé nonfopra ramifecm 

hi ,o [fogliati delle lor foglie ine più fi mefcola con 

gli altri uccelli allegri cr fejleuoli della fua flette ♦ 

Onde Salomone uolcndo fignificare amor cafìo er fan* 

tOyfa della fyofa(cioè della Chiefa)comparatione > quali* 

io a Colomba, er quando a Tortora. A che fi conforma 

Vlinio,doue parlando delle Colombe due } che elle ama* 

no la Cajlita,non commettono adulteri), & -erbario per 

petuafede . Et di qui e , che nella legge antica uoleua 

Domenedio,che le maritate dopo il primo parto offerì* 

feero alfanto Altare Colombe er Tortore, pcrfegno>. 

he y l fanciullo i che fi apprefentaua nel coffettofuo , era 

nato di caflo er amoreuole matrimonio.il fìntile fi legge 

delle Cornicucioè, che fi fittamente mafehio ^r femina* 

iquali congiunfe la forte , s'tftfl ano infume, che dopo là 

morte ielXuno, l'altra più a mafehio ueruno non fae» 



LIBRO 

compigna. Onde appreffo\gli antichi fi foleuadopo 
iRynno, cantato a Uymeneo, efclamar (quafì in pegno 
er teftimonio di concordia)il nome della Cornice . 

Gtufta cagione adunque ha la Vedoua , onde detU 
morte del marito fi dolga : er molti faui er graui huo* 
mini non pure delle moglìere er de' parenti , ma de gli 
amici la pidnfero.Solone, che die le leggi a gli Athenie* 
{incornando, che fi celebr afferò le fue efequie con le lagrì 
me de'fuoi più carhaccioche efii dimoflrafjkro con quejli 
talifegni , quanta triftezzd haueffero prefa della fui 
morte . In Roma , poi che Lucretia s'uccife, hauenda\ 
Bruto, uindice er della morte er della molata cafiita ii\ 
coflei, cacciato fuori il dominio de i Re igrper quefli\ 
cagione effendo a Romani moffa guerra da i Tarquinia 
nella prima giornata fu morto : la cui morte], come di 
ualorofo capitano della pudicitia toro,pianfero le Ma* 
trone Romane un'anno intero. Ma fi come ildolerft 
ér il piangere è ufficio di buona er pudica moglie : con 
fi il non faper poner fine alle doglie er alle lagrime, i 
fegno d'animo troppo debole , er non ricordeuole àeU 
lacommune necejìiù. Ccnuiene , che'l dolore, dapoi 
che'l cuore è disfogato alquanto, dia luogo alla ragione^ 
er che la Vedoua confideri , d'effer priud di marito ini 
quanto alla carne; ma in quanto atto jpir ito , uiuafem* 
pre il maritò in lei: uiua nella memoria, uiua nella iman 
gine de' fuoi figliuoli ; er fé auuien,che uè n'habbiasht 
non uè n'hauendo, er effendo molto giouane, per ifchU 
far mala uoce,zr il pericolo detta caftità,puo bene fan* 
za riprenffone alcuna -, feguendo] la liccntia , che le d* 
Paolo, rimaritar fi ♦ ma hauendo figliuoli, far a non fcl* 



TERZO. 70 

boeo amoreuole uerfo il marito , ma empii centra di 
\queUi 9 fe Vedoua in perpetuo non uiue.Dolgafì adunque 
\:ome s'è detto ,ma non fi dia in preda al dolore : er peti 
\(t tra fé (le/) a, non dirò, che le città rouinino , zrche i 
\regnifi diflruggano ,ma che tutti gli huominifono nati 
mcrtalùzr uiuono con obligo di rendere il debito di que 
{la terra caduca alla madre natura, che ce tha prefiato: 
[quando auuiene,che ella, come fa il creditore ilfuo,cc* 
io dimandi : alcuno più toflo, er alcuno più tardi , ma 
\tutti con una condition commune co fi di ulcere, come di 
uiucre, cr di morire . Dall'altra parte le torni in men- 
te, t anime effer e immortali : er che la dipartenti, che 
tUe fanno da queflo corpo(laquale noi chiamiamo mo= 
rire) non e morte, ma un paffar dalla uita finta alla uè* 
rdy&da i tormenti alla beatitudine, preparata fu in 
cielo a coloro, che mentre pellegrinarono giù in terra, 
chiamati CT illuminati dalla Diuina pietà, cam inarono 
per la uia di C h r i s t o, e? purificati nel j 'angue del 
l'Agnello immaculato,dipofero la uefta immonda: la fce 
ran^a detta qual beatitudine era fi) fa con ftjaldicho* 
ui nel cuore di Paolo i che lo induffe a difidcrar d\jfcr 
difciolto da i lacci della carne . Tale conforto entri nd 
fuo animo : /peri, la merce di Dio, quando che lì a di ri* 
ueder colui nella patria, che prima di lei u'c armato . 
\iua\ntanto, come io dico , il morto manto nella fui 
manona,ricordandofi la mia Vedoua della rifyojladi 
Valeria Mefjalinailaqualedopola morte diSulpitio 
dimandata dal fratello, fé rimaritare)! uolcua , ella tut* 
to che alhora foffe nel più belfiore della età , er della 
bellezza, rifrojh, nonhauer bifogno di altro marito > 



LIBRO 

perche Sulpitio in tei fempre uiuerebbe . Betla riftoft* 
di Donni, , che era pagana, cr incerta deUa immortala 
delle anime . Or che dourà fare la Chrijìiana f Uonor 
qucjìa il confortinoti come morto, ma, come off ente d ! 
ìàiVT più con gli uffici di pietà , che col pianto.Et quin ; 
di riuolgendofi a i cari figliuoli, ZT in queUi riconofeeì 
do la uiux imagi ne del manto, congiunta infieme con l 
fua ; tale s'affatichi di mojirarfi ne gli effetti uerfo d 
loro, che efii poffano ueramente giudicare non effer pr 
ui di padre: tale alla famiglia, che etla fi auegga non hi 
uer hifogno di caporale finalmente uerfo iddio eterno!- 
che u egli habbia giufta cagione (fé lecito e dire) di mo\ 
flrare in lei, quanto fta fempre difenfore er protettori* 
delle Vedoue , er quefti a punto faranno i capi, Untoà 
no a i quali girerà il mio f emione . 
Dor, Di quejlo principio io m'aueggo , che uorretc 
formare ma Vedoua di eccellente perfezione ♦ 
F l a . Qo fi intendo di fare, s y io potrò zrfaprò . EJ 
perche dopo i pianti er / rammarichi, e cojlume di ra 
cdrfi i corpi alle fepolture con quelle pompe, che fi pof 
fono far maggiori ; non uoglio trapaffar quefta partt 
fenza parlarne alquanto. Que fio coftume,fi come etian 
dio alcuni altri, e a noi deriuato da Gentili • Percioche 
eglino, fi comefuperflitiofi, che erano, haueuano opU 
mone, che t anime de" corpi, che fenzd fepoltura giace* 
uano,patifJero certe pene nett ' inferno & appreffo ufo* 
uano lunghe er pompofe efequie d gloria del morto,?? 
de' nomi loro . Ben uhebbe di quelli , che di tali feioc* 
chezze fi rideudno :fì come Virgilio, che in per fona di 
Ancbìfe diffe^hc er* cofa di poco momento la perdite 



TERZO. 71 

detta fepoltura& Lucano, che lafciò fritto. 
Ne/ molle grembo la natura accoglie 
Ciafcun,che moreizr cui terra non copre, 
Gli fa per tutto ampia coperta il Cielo • 
Appreffo, queiueri amatori, cr feguaci àeUi fapien* 
tia, "Diogene, Tbeodoro, Seneca, zr Cicerone ; ma pri* 
ma Socrate meritamente giudicato f uio dall'oracolo 
d'Apollo ; infegnauano con eficacifiimi argomenti, non 
effere d'importanza. , che un corpo più in uno , che in 
altro luogo bauefjè a immarcire . Marco Emilio Lepi* 
do,huomo lUuftre di molti honon,poco innanzi che egli 
tnorifje , ordinò a figliuoli, che ponejjeroil fuo corpo 
[opra un letticiuolo,fenzà non che drappo di porpora, 
ma di qualità alcuna lo ricoprifje ,- er nel rimanente del 
l'apparecchio funebre non j^endeffero più , che tre da* 
nari : dicendo, che tefequie di egregi huominijì nobili* 
tauanoper la gloria de fatti loro , er non per la gran* 
dezza delle f^efe, che fi faceffero in tali pompe ♦ Va* 
Uno Publicola , er Agrippa Menenio (duo chiari In* 
mi detta Republica Romana) er altri eccellenti huomi* 
ni, fi fattamente tennero a mie l'honore della fepoltura; 
che quantunque foffero uiuutifempre glorioUmente ne 
ifommi Magistrati di quella Kepublica ; er abotuùjfe* 
ro di molte ricchezza non fi curarono però uiuendo di 
comperare il terreno, doue foffero fepelliti dopo more 
te : ne meno ne i loro tejlamenti di ciò alcuna parola U 
feurono feruta. A che lenza dubbio haurebbono hauuto 
rifguardo,fe hauefjero iftimato , che netta qualità del* 
le fepolture fi trouafje atte anime tanto di bene, quanto 
era creduto dal uolgo • Se ueniremo con la cwfideratio* 



£ I £ R O 

fie 4 | wo/ìrt j marmo quei fanti ^Martiri , cfce la ulti 
per Chkisto co fi uolentieri forezzauano , molto [ 
più hauere /prezzata Ufipoltura del corpo :fapendo s i 
che efjo Christo nel dì, ch'egli ritornerà i corpi i 
all' anime, f^prà molto ben raccogliere^ ridurre infie:\ 
me ogni minuta parte d'infinite migliaia d'huomini, che ' | 
in diuerjì terreni per grande internatio di paefi fi troz : | 
ueranno diuife cr fyarfe ♦ La cura adunque de" Morto 
rij (che noi Vinitiani diciamo Baldachuu) la condition 
delle fepolture, ey la pompa delle efequie , poffono 6e= 
fie mercè della [ciocca ambition de mprtali , apportare 
alcuna confolatione a uiui , ma non beneficio a morti . 
Altrimente a grande infelicità deli anima farebbe la con 
dition de' pouerid cui corpi fono pofli in poco fiatio di 
terra , accompagnati le più uolte da un folo cherico , er 
da pochi lumi ♦ Apprefofe all'anima d'uno federato re 
caffè utile lafepoltura honoratajxefeguir ebbe, che la ui 
\e,o il non hauerne alcuna recajje danno al buono . ma \ 
gli ef empi fi ueggono in contrario . Grida tra le pene j 
de' dannati(come habbixmo neUe fante lettere)quel rics 
co, che in pompe cr delicati coniati haueua confumato 
tutto ilfuo tempo : quantunque vr fuperbe efequie , er 
ricca fepoltura, haueffeilfuo corpo : cr gode nelfeno 
d'Abraam Lazaro, che in poco terreno, pouerp cr ne* 
gletto fu fcpellito ♦ 0,mi potrefte dire,dunque tu dan* 
ni le fepolture ? * cr quafì nuquo Creonte, uorrefti , che 
i corpi humam nmanefjero wfepolt d Sfrondo ,cti io fa* 
rei empio, fé hauefii quefta uolonti : per cloche que fan* 
ti antichi padri Abraam, lfaac,Giacob, cr Giufeppe, 
fiorendo lanciarono pure dema memoria delle fepoltu* 

re de" 



TERZO. 72 

re de* corpi loro : cr e lodato Tobia dell' Angelo,perchc 
egli fepellua i morti . Mauorrei bene, che conofeen- 
dofi i mar mi, i bronzigli ori, gli intagli , i grandi epU 
taf, cr /e flatue;onde fi fabricano cr adornano lefcpol 
turca morti inutili ,• la(fefa,che in quefte uane pam* 
pe , CT pegni della nojlra fuperbia fi confuma , s'impie* 
gaffe utilmente nelle opere della carità : lequali fono le 
limofine,che fi fanno abifognofi,cr nonle rendite, che 
fi lafciano a coloro, che abondano . Vcr^ limofinaè, 
fouuenire alle Vedoue, a miferi orfani, a gli (pedali, cr 
oue il bijogno apparifee maggiore : cr non in lafciar le 
groffe entrate a ricchi Conuenti , perche fi faccia al 
tiojlro corpo un fontuofo fepolchro , o una Capella in 
nojìra memoria con le infegne delia famiglia : lafciando 
da una parte quel pouero ignudo , cr dall'altra quella 
mifera uirginella,ey quella afflitta Vedcua, luna per 
fame uendere a prezzo la uirgimtk, cr l'altra morir fi 
di fame . Tali deono effier le noflre limofine, cr tali ce 
le comanda Christo, Quejlefono lefepo!ture,che 
giouano all' anime de" nofiri dejonti,quefta. e honefla ufu 
ra,ey tanto larga, che ella auanzadi gran lunga cia= 
j cuti 'altra, fé uera e la promeffa del padre nofiro: ilqiu* 
le tuttauta e uerace,ncpuo mentire. Ma che dirò io d y al 
cune Vedoue : lequali per più fuperbamente ornar di fé 
poltura il corpo del morto mar ito, pretermettono difo= 
disfare a debiti, eh' egli uiuendo haueua contratti * Se/J» 
Za che molte fiate per quefla cagione reflano d'adempire 
i legati de' teftamenti:quello,cbc prima debbono i)egiu* 
re con ogni cura.Certa cofa e, che ì debiti fi trasferito* 
no nella perfona di colui, in cui e ucnuta la bcrcditaw 

K 



LIBRO 

d quegli tinto e tenuti la moglie per le leggi bumane et 
diurne, quanto il marito : er chiunque il debito non p<t* 
g.t , è uer amente Udrò . nix di tal materia ho detto for= 
fé troppe p Avole. Dok, Voche a petto a quello, che bi* 
foglerebbe, che fi dicefje. F l a . Fatto adunque fepellU 
re la mia V edotta il corpo delfuo caro manto,non come 
nfa il mondo, ma come fi contitene a Chriftiano^ey rat* 
confolatafi compiut.ime.nte coti le ragioni dette difopra; 
dicafrafeftefJa.Ecco io ho fodifatto al Marito, cioè al 
le leggi e amili: bora che alla prouidentia di la fu e piax 
cinto di difeicglier que fio legame , conuiene,che più IU 
berami riuolga per fodisfare (colmezo della fuagra* 
tìa)a Dio, Re ey Signore cy Kedentor mio . hoperdu* 
to lo ffofo terreno , è di mefiicro , ch'io procuri il cele* 
fie . Lequali parole in lei tacitamente fauettando il caos 
re, incominci ella a fogliar fi tutti quegli ornamenti , 
che uiuendo il marito era ufata di portare : ne fi rechi & 
uer 'gogna di prendere i panni negrr.che quefii non ofeu* 
Yano ne l'honore , ne la bellezza di faina Donna ; pur 
che bella ey candida babbitt ianìmaima tenga glioma* 
menti ueri detta Vedouaefjere i digiunale orationi,ey 
la uitafincera cy lontana da tutti i diletti del mondo . 
Et e ben degno, che uolendo piacere atlofpofo immor~~ 
tale, ponga da parte tutti i piaceri mortali :ey che fia i 
tanto più intenta alle opere del Signore, quanto non b* ' 
ixgiont\chz la rimana : perche e I fendo uiuo il manto , 
tra dimfa tra Dio ey thuomo. bora è ; uttafua,ey pe= 
rò dee ejfcre tutta di C h r isTo.Me più chiaro argo* 
incuto fi può h.iuerc dcttmtrinfcco d'una Donna , che 
nel tempo , che ella nman Vedoua: perciocbe fi come gli ! 



TERZO, 7* 

I VcceUi,0" i Leoni , quelli tifiti detti gabbia ; cr que* 
ìfri Uberi d.dle catene, glium riuolano in cima a gli aU 
beri , cr glialtri ritornano alle •ielue : cofi le vulture 
Donne [libito, che fi trouano priut del marito ,ripiglu 
no la prima natura, cr quei uitij , che franano occulti, 
\ fanno alhora palefì.ma lebuone,fciolleda quelTobligo, 
che alle uolte più chine alla terra,che leuate al ciclo le te 
\ne;ta >• come oro diuifo dal piombo, er da gli altri me- 
talli ,• dimojìrano più bella crpiu chiara la loro bontà. 
ÌAnna figliuola di Samuele Jaquale fett anni uìjfe col"™* 
rrto,cr ottantaquattro Vedoua;fu troiata da Chrtfto 
uecchifima dentro il Santo Tempio^da cui non fi dipar 
tiua giamav.ma quiui in ajlinenze CT orationi dì et not 
te menaua la (uà fianca ulta . Dopo laquale non pcnjo y 
che da quegli [inni a qucjiijì poffa trouare efempio pia 
nobile di quello , che Jì uede nella Marche fa di Pefcara : 
laquale dopo la morte delfuo ìllujlre Conjbrte,quelfa= 
uio er dotto petto , che fempre fu tempio di cajlo amo- 
re, bora l ha fatto di religione cr di lanuta, dimofrran* 
do quando con le opere,a quando con lapenna^di quan 
te ricche gioie, cr di quanti nobili thefon delle fue gra = 
He habbia Dio da tutte parti fregiata, cr adorna queU 
la ben nata anima . Ma lafcundo da parte gli efempi, 
alhora uer amente fi può far pieno giuditio ddla cafrità, 
Cr de gli bone fri cojìumi della Matrona ; quando, ha* 
uendo libertà di peccare, non pecca: che, come due Gì* 
rolamo,a cui altro, che la occafione d'efrer e , impudica, 
non manca,nonfidee dar titolo di pudica . Cnde ejfcn* 
do la Vedoua pnua di quel capo, che lei cr la famiglia 
regMeua\> dee etiandio con maggior curuejfer fetteat* 

K i; 



LIBRO 

di non commetter co fa, che macchi ìlfuo honoreiper* 
cioche uìuendo lui, per cagione del dominio, che egli ha j 
ueua [opra di lei.fi potata ifcufare di molti difetti ,• co* j 
me fanno i feria alcuna fiata de y misfatti brocche gli at J 
tribuifono a i padroni. Apprejjo hauendo tutta la men* 
te r molta a Dio ; che come puro ey immortale Jfofo> e 
gelofo della cafiita delle anime^hMia lui in tutte le fue j 
attionì fempre capo maefìro , ey guida . Et fi come gii \ 
fckua la fua uolontà dipender da quella del carnale ma* 
rito, co fi bora prenda forma da quella dello Jpiritileiet 
cjuejla uolontà quale ella la troua feruta ne i finti libri, 
tale la fi porti imprejfa nel cuore . Et (quello , chefo* 
pra tutto impcrt*)dellc buone opre>che in là dalla uirs 
tu della uiuafede , come da diuinfime , flutter anno di 
giorno in giorno , tutta la gloria a, Dio (datore d'ogni 
bene)fempre ne renda : le nule in tutti i tempi conofa 
ejjer di fé medefima. D o r . Quejìo e co fa tanto chU 
ra, che chiunque la nega , nega infume Upotenz*& 
la bontà di Dio^ey noi ulti cor picciuoli di terra fuor di 
debito efdta . Fla. Ora auegna,che i fanti huomtm 
uolcjfero,che la Vedouafofje afiidouamente nel tempio 
del Signore,^ afidoua nelle orationunon le toìfiro m 
rò la cura delle cofe humane ♦ Anzi dijfe il Dottor delle 
genti : fé la Vedoua ha figliuoli, o nipoti ; quejh prima 
imparino a regger pienamente la propria cxfa.y rende 
re il cambio a progenitori . Deue adunque ella in luo* 
codelfuo morto Conforte (quajì Prencipc, che Succeda 
a Prencipe)trattar con ogni diligentia il gouerno detti 
fua cafa.Nel che la principal cura farà de figliuolncon* 
àofìacofa,cbe effendo eglino pnui di padre, parecchi 



T E R Z O. 7 4 

IfroNmo pf« /*6er\t //cefrtù al male ; fi come quelli , che 
\non cofi temono la madre. Onde è nato il prouerbio ,che 
ir aro e quel figliuolo, che [otto ti gouerno della Vedoud 
fètfcd buono . Per ifcbìfare adunque tal biafimo er tal 
pericolo, io giudicar ei benfatto , cheimafòi, perue* 
nuti che fio ff ero a certa età, s'aUogij fero in cafa de' fra* 
telli dei padre o di IcUouero di qualche buomo dotto er 
di ottima iuta, che infegnaffe loro lettere er buoni co* 
\ftumi : er d'intorno quefìofoffe la Yedoua nonfolo li* 
\berale,ma prodiga neilaffiefa . percioebe non è danaio, 
che maggior frutto rendaci queìlo.per cui i noflri figli 
itoli s'allettano uirtuofì er àccoflumati ♦ Belle figliuole 
io non parlo : perche in quejlefi eftende tutto il fuo ufi* 
ficio, er il primo giorno ne parlai a baftanza.NeUe al* 
tre cofe rejiringa, quanto puoje ffiefe , menomando U 
famigli a, moderando il cibo,e^ conferuando con dtli* 
genita le facilita er rendite de" figliuoli ; in modo, che 
appaia, la morte del padre efjer loro anzi dd utile , che 
4 danno.Et perche a ciò fare, ui entrano di molte attio* 
monelle quali la Donna non fi può trouaracome in com 
prare,in uendere,in rifcuotere,in comparer ne giudi» 
cij,folìecitare auocati,zr fi fatti ne^ocij; che intrauetu 
gouo tutto di ; è mejliero , ch'ella fi elegga huomofuf* 
fidente er fedele , a cui commetta il pefo di quefti ma* 
neggi : ilquale 9 quando le [offe o fratello , o parente ; 
meglio di lui fi potrebbe fidare 5 er t\on darebbe occa* 
fione a maligni difettare : perciochc ogni foretto , 
che pofja naficre della fua honeftà, dette a tutte fitte for* 
Ze eftinguere er leuar uia: attefo chela infamia,* di 
uero o dafalfo rumore, che fi moua , ojfir, le nm fio 



LIBRO 

Vhonor di lei, ma quello ancora delle figliuole . T)i qui j 
nella [ili cafa non pure non entrerà huomo ; ilquale aU \ 
tro, che ftrettifiimo parente le fu (CT quefto etiandio 
rade uolte)ma ne anche femina/e non buona er di buon 
nome. Or [e tanto nuoce alla fama delle figliuole il falfa 
foretto della madre : quanto dee nuocer l'effetto uero;. 
Ma lafciando le cattiue ne i lor uitij , dico che oltra di 
quejìo dee la Vedoua hauere nella cafa una Donna, ami 
ci d'anni er di fenno, con laquale ff effe fiate fi configli 
Et quefta non potendo effere o madre,ofuocerade fi.: al 
meno congiuntalo per lungo tempo amica , cr efberU 
mentita affai . Et perche algouerno della cafa molte co 
fé, come ne fu parlato hieri, ricercano ; lafomma fi ria 
Jlringa in quejìo, che conferuandofi pienamente eie che 
ci ha, non fi lafci hauer difagio alla famiglia : ma que~ 
ila fi come abonda di opera ( per ujar la parola d'Ari* 
fiotele ) co fi abondi ancora honcflamente di cibo cr di} 
uejìtmenti, non fcemandojì ad alcuno il falario^ne co x 
che per debito le fi conuengx. Le uiuande delicate fé fi ri 
chieggono poco ad alcuno fiato ; certo a quello della Ve 
doua molto meno.Vcrcioche la prima uirtìi , che le ap- 
partiene , fi è la februta : laquale e pofìa non folo nel 
uiuer moderato, nel corpo pudico, er nel tufi ir e hone* 
fio : ma etiandio nella famiglia, laquale dee effere acco* 
ftumata,cy prendere efempio della padrona . Etar* 
ca il uejìire di lei, benché ella h abbia dipojle le perle ey 
t panni allegri ; non la configlierei però a ufare il citi* 
ciò, o drappo troppo rigido : ma tenga in ciò una certi 
mifura, che non fi accojìi ne alla pompa , ne poffa ren* 
dere odore d'bippocrefiaipercbe Iddio non riguarda aU 



TERZO. 75 

meuefii, 1** all'animo : ne penfi, chel ucflir Ihabito di S. 

o aedi fan Domenico , mais* Benedetto con 

muchi l'anima al Paradijo: pcrcicche quantunque i pu//= 

Ili humtUfiano neramente degni di Chriftiana fannia > - 

mondimeno il ponerjìdutia in quefte uane diflintiom, e 

moti pure idolatria ,ma puzzi*. Et che dirò io di duine 

Yciocche ey bumbe, lequali nelle infimi ù di loro mede* 

mime o de' figliuoli uotano di uefiirp di cotali haliti, m 

manto chel bigio è rimedio non pur contra lafebre, ina 

Vontra la pefte ? come che Iddio y o quel Santo a modo lo 

wro piuprezzafje un mutamento di utfia , che di iuta . 

Lodafì hoggtdì una Vedoua, che porta lefargie o le ra= 

(eie di pinzochera : ey non fi confiderà, [e ella adultera 

il letto di qualche e afta moglie, o profani la cella d'aU 

cuti Santo Monaco . Dico Santo apprefjo la turba degli 

[ciocchi , ey non apprefjo i prudenti : ey quanto meno 

apprefjo Dio-o quanto mi duole Signora Dorothea,cke 

la lorda ulta di molti federati huomini(eyfempre rU 

uerifco i buom)hog7idì infami la religione cbnjliana . 

Ma torniamo aìli Vedoua.Xel parlare ferbifempre mo 

do , di miniera , che ne fuori di tempo, ne odo fa , ne pc= 

co confiderai a le efia parola di bocca . fugga, quanto 

dia può , hraiche non è cofa,chc più a Donna fi iifcpn* 

uenga , che garrire ,ey efjere a contefa con le fanti : con 

ciò fi a cola, che gli errori, che fi commettono da quelle , 

o fono tolcr abili, o no : Senonfono;bcne fia a mandar* 

nele con la bencdittione di Dio : fé fono tolcrabili ; dee 

riprenderle con carità ; ey corregger la loro ignorane 

tia y oinauertenz** Et perche i mutamenti della For= 

tunafono hor lieti , hortrifli :ey quelli a quelli , cy 

K vij 



3 



LIBRO 

quefli d quelli fuccedono;quìui coprendofi tutti difor* j 
tezz<t>nonfia mai ne maggiore, ne minore difemedefìa 
ma . Le Umofine (ìano mifurate con la f acuita, che tie* 
ne:cr fecondo quella più & meno fi facciano,?? non ai 
ogni qualità di perfone,ma a buoni folamente.z? a quel 
luche più conofce effere aggrauati dalpefó della pouer* 
tà: perche il bene farà maggiore, O^ui farà più utilità. 
Nejo/o faccia ella le buone opre, ma altre ancora a ben 
fare ne e forti . ne curi d'ejftr ueduta ; ma più apprezzi 
t effetto, che'l nome ♦ Lefue orationi non fiano di quelli 
maniera, che le ueggiamo iti alcune : lequali con lunghe . 
fili di pater no fin in mano, bar bottando tra denti, uan 
no ricercando tutta la cafa : & per ogni picchia fiftuc 
ca,che loro s'incappa tra piedi, interrompendo le fante 
parole, o gridano , o maladicono . mariducendofi dU\ 
dentro lafua camera, chiù fa in quella, con gliocchi deU 
la fronte riguardando la ùmginc del Croci fiffo, con quei 
dell'intelletto riuolta d Dio,Jparga non men preghi, che j 
lagrime: penfando a i tanti beneficiategli per fua meri 
gratia ci ha fatti er ci fa di continuo*, traila ingra* 
titudine noflra uerfo di lui : zrfia il fine di tutti i pres 
gin , che effo , che può , er èfommo amore & boti* 
tà , le dia uera fede > z? forze di confentire alla fui 
uolontà. Non curi d'ufeir di cafa per andare a fejie, 
a nozze, er d fi fatti luoghi ; ma folo per udir la pai. 
rola di Dio , er uijìtar lafua Qhiefa : nella quale non 
fu la prima a entrare , ne t ultima a ufeir fuori : per* 
chefempre il troppo da [cagione del foretto deluuU 
go ; ilquale fofpetto ,'come s'è detto , dee fommamen* 
te fuggire. Alla confezione , che fi fa alfacerdote 9 io > 



TERZO. 76 

ìer me non Vaftringerei,fe non a tempi comandati d 
i u Chic fa, che fono una due uolte tanno . A quella, e ì.e 
yxnutifiamo di [area Dio, non fi dee pretermetter non 
\fur giorno, ma bora : percìoche quando e, che noi non 
mecchiamo,fe non con l'opera, al meno cclpenfìero, cól 
mijìderìo,zr con la twlontà t Et perche alla ncftra di* 
ìkepola habbiamo dita la cognition delle [acre lèttere idi 
ilo, che olirà a i fanti Dottor i cbe le e/pongono >ne i dub 
Mi y che poffono occorrere alla ìgnorantia noilra ? dee 
Hper non fi fidar di fé ftefja) riccorrer fubìto a qualche 
muomo ben dotto nella uerità,£r di buona uita:alla ejpo 
wìtion del qu.xle effendo puragr euangelica, come afaU 
mfiima ancora , fermila nauicella dtlfuo ingegno . Et 
wixomc dee adorare un foto Dio, co fi dee honorare tutti 
i Santi : iquali bora r intendenti in cielo del lume della 
ha gntia,con l'efempio delle belle cr pietofe opere, che 
llimoftrarono in terra, e multano al camino della beati* 
■udineima auertifea di non attribuire alle creature, quel 
!o che fi conuiene al creatore : ne porga ifuoi preghi al 
f e imagini materiali,che que fio farebbe non adorar Dio, 
ma commettere idolatri a:b:n dee nutrirle, fi come queU 
k,che rapprefentano le nere: cr fepra tutto guardi fi di \ 
non incorrere nell'errore d'alcune troppo credule cr fu* 
perftitiofe;lequali moffe da certa fiocca ajfettione carnei 
le, hanno maggior diuotione in alcun fanto particola* 
re, che in Christo mede fimo : ma fappia effer per 
lei appreffo il padre eterno un pietofifiimo procuratore 
Cr riconciliatore Christo benedetto ; nel quale è 
la giuftificatione cr falute di tutti i fedeli . Uon ri* 
fiuti le honefte conuerfationi con le Donne di buona ui* 



LIBRO 

taeyfue pari; con lequali non dimojìri affettatane 
dijantità; come fanno alcune, più ambitioje di parere; 
che d'effere : ma ufi con efjo loro ogni qualità di raglo* 
namento,che può cadere tra le fame ey bonefìeiey feo* 
fri fempre un'amabile piaceuolezza ey hilarita nella 
fronte . Di ninna parli, ne penfi male ; difetto comma 
ne a molte : lequali curio fé difapere i fegreti delle cafe y 
ogni cofa ifyiano, d'ogni cofa fanno giudicio , ogni cofi 
recano in peggio, ey di tutte ne compongono lenoueU 
le . I peccati pale)) riprenda modefl mente : de gli oc* 
culti Ufi fare giudicio a Dio ,- ey iftimi fempre ifuoi 
ejjere ey maggiori ey peggiori di quegli di ciafcun'aU 
tra.Nelle diuerfita delle openioni dica il parer fuo fenz* 
contendere : penfando fempre di potere errare . L e ho* 
utile delle piazze ,come de' maneggi de" Re > delle deli* 
berationi de* Prencipi, della pace, delle guerre , ey (1 
fatte cofe, non curi, che peruengano alìefue orecchie; 
ne di quefle ragioni : ma tenga di continuo il penfiero, 
come ho detto , parte riuolto a Dio , parte afe fteffa, 
parte a figliuoli , ey a tutto il reggimento della fami* 
glia ey della cafa ; A palazzine qualche grandi fiima 
necefiìta non l'astringe , non uada giamai . Le chiefe, 
alle quali fi conduce, piano non le più frequentate , * 
le più dìuote : ey doue u'habbia maggiore occafwne . 
orare, ey men di peccare :ey qui uoglio, che ella ten* 
ga per cofa certa, che non pur quefta ey quella chiefa, 
ma tutto il mondo e tempio di Dio . Lefìrette prati* 
che, che io ueggio tenere ad alcune con religiofi,non lo* 
domon perche non ce ne fiano da per tutto di molti fan* 
ti buomini, ey efcmplari : ma perche noi non poliamo 






TERZO. 77 

tirar più a dentro detta pelle . Et tale perauentura 
potrà!, ìonna nella fuperficie riputare Agnello , che 
di dentro lo trotterà Lupo \ ilqiude non folo la caftiU, 
ma h [acuità le cercherà didiuorare . Ne meno mi pia= 
\cc, ch'ella frequenti molto le cafe ne delle amiche, ne del 
fùf*renti:coja,che e dannata da Paolo . Percioche fono 
mtune tanto odofc,cbe prendono infinito piacere di ri= 
\durfilfcffo nell'altrui cafciay quitti o configliando y o 
\riprendendo,uogliono moflrar difxpcr molto: cr mah 
tre fono wgieniofe et di fottìi ut/la nelle ca.e dell'amiche 
dhnoftrano efjer femplice cr a guifix di Talpe nel gouer 
no delle loro . O u r . Mal fa quel Signore, che lafcia 
rouinare il fio Domìnio , per gwitrnat quello di altrui, 
F l a . Et tonando alfojpetto 7 che più uolte ho ejors 
tato a fuggire ; doueiefapere , che in quejlo non meno 
fi può incorr. re dentro la capi? che di fuori, ey non me 
no per cagione de* famigliari, che deglijìranieri . 

ueggUmo quetloycht a Saluina ferine il Beato Gi 
rolamo . La fama della caflitd (dice egli) nelle Donne e 
coja tanto fragile yebe a gui'à di uago fiorerai ogni tic* 
uè aura s'ammarcifee , ey ad ogni picciolo fiato fi gua* 
fta:zr t /penalmente quando In età è piegheuole al uitio; 
CT l'autorità del marito le manca : la cui ombra è il ri= 
paro cr ilfoflegno della moglie . Deh, che fa ellafraU 
moltitudine de famiglia fra la turba de mimftrifiqua 
li non uoglio giacche dijprezZiiCome feria ; ma che di 
loro , come d'huomini , fi uergogni . Certo fé la cafd 
ambitiofa molti fer ultori ricerca; fi dee preporre a quel 
li per capo et maggiore alai uecchio di cojlumi honefti: 
il cui bonorefia riputation detta padrona.Benfo io>ckc 



1 



LIBRO 

molte, attenga, che le porte detti lor cafafojfero chiufed 

cìdfcuno;tion fuggirono però la infamia de' famigliari : 

de* quali hdfcettd foretto o per cagione di troppo orna 

to ueftire,o per molto delicato a/petto ,o per la eùgioui 

nile,o per l'alterezz^che fpeffe uoltefuol far paJeje ti 

more occulto;?? e cagionejbe'l feruo uoglia efferfupt* 

riore al conferuo^hia perchè fi come l'acciaiolo il cnlid 

lo èfpecchio de noftri affetti ; co fi i buoni efempi fono 

ftecchio ditta uirtu;poi che a me non reftano altri parti 

colar i ammaeflramenti da dare atta Vedoua^parmi, chz 

utile cofafia , che noi meco alquanto la uita di Giuditb 1 

confideriate: laquale una dee effere uniuerfale efempio 

tutte le Vedoue.è noto a ciafcuno.fi come quefta Vedo[ 

ua(qual dice alcuno)zr faggia,zr cafta>et forte,Uccideiì 

do il già quafì uincitore Oloferne,liberò lafua citta dal 

uicin giogo della feruith ,Dor, Mi farà molto taro, 

che difeorriate alquanto per quefti efempuet col difegnà 

di coftei penfo che ridurrete a maggior perfettione il ri 

trattOyche m'appartiene : itqualefin qui è molto gentiU 

mente colorito.? l A.Era la cafa di Giuditb fcolafantif* 

fimadi bontà[: nella quale ella di continuo ammaefìraus 

lafuafamiglia.quìui non tonuerfauanogiouani.pompoA 

fi diuejììmenti , ne profumati di odori, conguardatunf 

lafciue, cr con parole impudiche.non ui haueua entrate 

alcuna giouane, che con habito,o con bellezza con dtt 

ti lufuriofì accende ffe gli animi de i riguardanti de i del 

ierij non fani . il fuo albergo nonrifonaua difuoni,i 

di cantane fi fentiuano rumori di danze •> nefiuedeua-. 

no apparecchi de' corniti fontuoJÌMon haueua perauei 

tura figliuoli, perche U frittura di ciò non ne fa paro* 



TERZO. 73 

\a : onde tanto più meritò maggior leda la cura delle fui 
wtitd y qudtito i Giudei dannauano lo flato dclh Vedo* 
<a.cr più la perditi . Ma teneua appreffo di lei alcune 
uncinile per ancelle ey difcepole di caftitì]: il cui ufficio 
m eri di apprefentarle innunzi lo frecchio, acconciar 
e chiome y pro fumar le carni , er le ueftimenta d'odori, 
7 fi fatte fuperbe uanithna tutto Ujuo tempo bora in 
irttionij bora ne le Unioni de ifacri libri,qiundo in rd 
nonamenti fanti,quando in lauori,v quando in pietofe 
imofine <x poueri fi diPpenfaua.Vortaua la uefta uedoui* 
eiUquale non mai in alcun tempo, fé non per kreue fpa= 
io una fola uolta depofeiet quella fu per cagione di con 
eruar la patria.Ornò alla fine fc medefima co molti rie 
hi cr pompo)! panni , non per parer bella fo piacere d 
fiocchi de gli amanti ; ma per toglier di ulta il nimico 
iella cittdfanta,& della religion diurna. Grande fu te 
norfuo uerfo la patria, er grande la autorità appreffo 
Vrencipi, cr [ani della fui citù : a iquah con la uirtit 
ielle fue parole diede freranzdjeuò ignorav.tia, er ap- 
porto configlio, grande finalmente fui 'ardire , conche 
"emina fola ey di far mata, ottenne la uittcvù di colufiU 
pale tanti armati buominì difrerauano di poter uince* 
re.Bellifiimo fu il trionfo, che ella riportò delle guada* 
inate foglie del nemico uccifomodimeno tutto quel trio 
fo recò folamcnte a Dio'.eyfubito che la gloriola impre 
fd hebbe formi a,nuefii i panni grofii. Voi uedJefomma 
fortezzd d'animo congiunta dfomma nodelìia,ey forn- 
irla prudentia d fomma pietlGran forza percertoha U 
uirtìdaquale doue e ritritiamone anche autor ità-.Erd 
Giitdub fewind,crd Vedoud>non bdueud dominion muti 



LIBRO 

i .wrggio publko fi cflendeua lafua mano.Et nondime* 
no i più ueccht di quel popolo,?? il mede fimo Vrencipe 
Ozia y non fi sdegnavano di ricorrere a lei per confìglio. 
A quali ella con uoce di gratuita piena, ey con parole de 
gne di quell'alto animo in quefu guifx parlò.Granieme ì 
te io mi marauiglio popolo di Dioiche uoi habbiatefah ; 
tu deltberationeje ilfoccorfo in capo di cinque giorni no i 
uìcne,di dir la citta in mano de' uoftri nimici^ey molto \ 
più che a que)lo,Ozia;cbe fare non lo dourebbc,effindo j 
hnomo prudenti fimo ey forteti confenta.Deh per Ino 
immortale chi fletè nocche uogliate tentare il Signor? \ 
quefie non fono parole da mouere in lui mi[ericordm\ \ 
ma ira ey) degno ♦ Voihomicciuoli afjegnate tempo a \ 
Dio,da ufarui lafua pietàfuoi fecondo t arbitrio uojìro ■■ 
gli ditcrminate il giorno; nel quale ui debba fouemr del 
fuo aiuto ? Marauigliofa coja e , che quegli huomitti 
graui d'anni ey grandi nel dominio della città ,fentendo 
fi riprender da unafemplice Vedoiujiuemffcro mutoli; : 
ey l'un l'altro in uifo per uer gogna riguardandoci fa 
peuanOyche dire. A quefio ella benignamente gli confo?* 
tò a mutare il mal prefo confìglio,ey a riponer tutta U 
loro fferanza nel grande Iddtoja cui pietà muno,cI?in 
luififida^bandonagimaiìdimojhandoycbe le paffute 
et le prefenti calamità fi dòucuano imputare a i peccati 
loroiey che non era daprouocar la uendetta,ma chiede 
re humilmentela mifericordia del Signore.Rìfpofe a lei 
Ozia,che tutte le fue parole erano nere, ey che ninna fé 
nepoteua riprendereima che ella, che era f anta Donna r > 
ertemeli* Dio,pregajfe per loro Peccatrice fono io } dif 
je Giudithietfepure trouate in me qualche buona opra* 



x M ix /l \), 7 ? 

tndetene la laude ali* bontd del Re celefte,ckt la proda 
e.cy tutti meco pregate lajua pietà, che fìafauoreuok 
limo difegnoiponcndo h fiducia della uittoria.non nel 
uojire braccia, ma nella dejìra di lunckefe egli non di 
vide V corner ux le città Jn damo $ y affaticano coloro , 
he legouernano. Cofififece da tutti, cy co fi lamino fa 
louane accompagnata dati.» man di Dio,cntrò nelpadU 
'Itone del [no nimico : ey lui con la prudentia uinfe^ey 
on la fortezza uccife : onde tornata uincìtrice netta cit 
A con la bombii tefta in manomorta il popolo a pren= 
er l'arme, ey asfaltar le genti nimiebe ; lequali jenza il 
or Capitano timide ey difoerfe fuggiuano. Ottenuta in 
ine cojì bella uittoria>non fu la cura fua,che a lei fi inai 
:afferoftatue>ey apparecchiafjero trionfi ; ma infieme 
on le fue ucrgini y ancelle cantaua laudi a Dio y ccme a 
atore detta uittonaA uafi d'oro cy d'argento^ leaU 
re pretiofe cofe r che furono trouate nel padiglione di 
Oloferne , il popolo , per konorarne la limatrice >ap= 
refentò a Giuditb. Ma ctta,che non meno difbrczzaua 
e ricchezze ,cbe la gloria del mondo Jefaa ò alla feomu 
ica deWoblio>ne alla e afa fu a più ricca , ne più altera fi 
Uomo. D o r. O efempio raro difantùa . t l a. Sol 
uggiamo con quante bel 1 e cy ornate parole aLuni cio= 
menti huomim e) alt ino là uirtu di certi ualorc 
uguali de uinti eferati.cy delle ejhugnate citi 
Itroripcrt Mtano ne le loro priuate calciche la gì: 
dia quale tuttauia erano cotanto ambitiofi ,cl:e no;i)o= 
tmentede gran conyiomi^nactiandio alami jì orns.ro 
io detta Deità.NLa lanojlra Vcdoua,che egualmente ui- 
ipefe ey le ricchezze cy gli bollori, con quale co' ( aa di 



LIBRO 

grdui er eleganti parole fi potrebbe lodare a bafidnzdì j 
Oltra di quefe^quartunque ella uiueffe cento er più <m. 
vùncn diede però mailucco a penfuro di nuoue nozze^ 
Venuta alio cjhcmo de'fuoigio)ni,quakfu lafua uiuJ 
tale uolkychefofje lafepoltura : zrfenzA titolo alcuno,\ 
fece purre ilfuo corpo apprejfo quello del marito.Vuo\\ 
fi egli,Signora Dorothea, negli antichi er moderni feriti 
tori ritrouare efempw , che più dalle Vedoue debba efftz 
re imitato di quefto * Fu mai Donna ne più cafta y ne più 
fineeraìoue con più chiaro lume fi uide rìff leader la ui= i 
ta attiva ey contemplatiti Seguitino adunque le Cbri-.. 
filane Vedoue lo efempio fantifi. di Giuditb . Et quando 
pure non habbiano^ne forfè uorrebbono hauere occafto 
ne di metter fi a rifeo con Oloferne ;la uittoria,che Giui 
dìth ottone da coflui^procurino elle di ottenere drftmr 
fario nofcro:ilquale,piu forte nimico di Oloferne, fa di 
continuo alle offe fé dell'anima f Kon penfate però che in 
quefta noftraetdci manchino efempi per le Vedoue di 
Donne illufòri* eydihoneftifjma , tzrfanta uitx . del 
quali 9 pr ima ch'io chiuda quefto ragionamento , nean* 
drò brevemente^ quafi per aia di trdfcorfo,commemo 
rando alcioni . Douetefapere, che la ìtiuftnfi. S* Anna 
LaconU,o uero di Lanfon,nelìa più giouane etd rimafe 1 
Vcdoi'4 del Signor Guglielmo murcheje di Monferrato^ 
con due figliuole f emine et un mafchiome folamente ejfi 
la morte del con forte fupportò<on molta patienz*,e co 
fortezza di animoima la mifer abile er uiolenta del figli 
uoloiilqu&h gioitane di gran ualore,ey di mdggiore iff>e 
ranzdy per cafo ftrano , cadendo dei cauatto fi fojfocò: 
fupportotla^ico con tanta fortezz^che niuna delle pilli 

honordte 






tutu 



TERZO. 80 

honordte &fccnofc antiche è da preporre d kixy Ufo* 
vigilante fece nella morte delia maggior figliuola. Vero 
wìle la benignità di Dio, che q e auuerfitafoffe* 

Yo rincompenfatt da altrctata allcgrezZd.Vtrcioche tal 
tra figliuola congiunta a Federigo Marchefe di Manto* 
uaj?ebbe di lui quattro figliuoli mafchi,ar duefemine* 
parimente dotati di udore ey iurta più che bum* 
er quantunque cuci signore mancafje pochi anniap 
effo. etta a tmUatton della madre efimpre uiuutacon 
ima bonejla,ct con tanta prudenza ha gommato ifuà 
ti, che re fio. in dubbio ciascuno , cjuai debba in lei più 
mmirm\o la religione^ la giuj'ùtia.o la bewgt:ita,o le 
tltre uirtìi heroiche>che conuengono non dico a Trend* 
pcjfa,ma a ottimo Vrencipe . Et fi come la prodezza dì 
quella nelle paffute guerre con'eruò mola luoghi da ifer 
riyda i fuocbi,dalle rapine,hcmicidi ì &' fiupri de nimici 
foldatr.cojì la modeftia di qucfla riconciliò tutti gli anU 
vii r ubelli dc y fuoi popoli,procurando fempre il bene>o* 
iutiiepublico: talmente , che ciafcunofigode cr gioifce 
fotto dominio giujloyCt ripieno di tranquiUità.Cofì bora 
la madre gouerna Monferrato^ la figliuola Mantoua, 
con fodisfattione incredibile di tutti quei popoli.Debbo 
ui anco ritornare in mente la Signora Margherita di fan 
Gìorgiojnadre del S.Guglielmc,Prefidcnte di Mon ferra 
to,honefla ej uirtuofa Donna,cy ben degna di cofi giù* 
ftoyCy ualorofo figliuolo. Belli filmo efempio hauetefimd 
mente nella [ignora Bona Mari* di fan Giorgio, 

V nella Sxictuapur da fan Giorgic,di cui il primo gior 
no fu detto-.et in Anna da Prato.HH poco ctiandio e quel 
losche po/fono imparar le VcdoucdatiaS. Violante & 

L 



LIBRO 

Bentiuogli già moglie del S.Giouan Paolo Sforza f ratei 
lo del Duca Francefco fecondo^ detta S. Leonora Mo* 
tona de' Botti, di cui molto a lungo udì io ragionare in 
Melano. Quejìe non folamente fono adorne di quelle uir 
tu più nobdi,che pofjono adornar Donna ; ma ne hanno 
adornato ancora,l 7 una il S.Mutio fuo figliuolo >et t altra 
il S. Broconzo. nel numero mcttefì ancora dette honejle 
er uirtuofe Vedoue la S.Amabilia Morona y la S.Leono 
ra Vifconte da Patii J,et alcune altre.Torno alla Marche 
fa di Pefcara 9 e dico etiandio detta Contefja di Qoreggiox 
ornamento non pur dette Vedouejna di tutte le Donne, 
Certo ne in più degnane in più perfetti efempi di que&t 
due,poffono terminare inoftrifermoni.Dunque Signora 
Borothea mia le Vedoue hanno largo campo da potere 
efercitar la uirtkvr il loro fiato è caro a D/o,er molto \ 
u \\U al mondo. La onde io hauendone parlato,quanto io 
jo: fenza ir più innanzi farò quifine.D o k, Qnantun* 
que Signor Flaminio in materia di quefta Vedoua (ne 
penfo , che la mia openione ?inganni)habbiate infìnoa 
qui detto tutto quello, che fé ne può dire : er che io più 
tofio dourei affaticarmi di trouar parole da ringhiar 
nuche nuouo carico dagrauarumon dimeno,perche que 
fto e lo fiato mio&fete flato in ragionar di effo più ire 
ue>cbe nonfofìe ne glialtri due;ui prego carifitmamente, 
chzl ragionamento non habbia qui fìneianzi poiché egli 
i coja,cbe appartiene a merliate contento diauanzare i 
due paffatijnfegnandomi quetto y di che infume con le al 
tre Vedoue mi fa più bifogno,che di altra parte.Et quem 
fiofta, che attefo che noi Vedoue in ifcambio detto f}>o)o 
mortale h abbiamo il Diuino,che cChkisto, c'infc* 



TERZO* Si 

ìgniate hora,come dobbiamo fare ptr accenderci in amar 
ilo, nel modo che meriti un tanto fpofo;zr come dobbiu 
imo feruirló,difiderando non meno di congiungerci feco 
co lo fair ito per godere la fu* immcnfa bellezz^di quel 
lo che difìderauamo di cóngiungerci al terreno con gli ef 
fetti detta carne. Fla. Signora mia,io dijìdero fomma* 
mente difodisfarui co fi in quefto , come ho fatto nel ria 
mamente;pure che io ci fa atto:i'cheff>ero,che debba ef 
fere colfauore difopraipercioche comepoffo io dubita* 
re che lo fpirito di Dio non fa con noiipofeia, che ambi 
qui ridotti nel nomefuo.ragioniamo di coje pertinenti al 
la uìta Cbriftiana , er a Salutifera medicina delle noflrc 
dnimeìDico adunque,che uolendo amare Iddio 7 è mefite* 
ro prima conofcerlo.Et iddio conofee chi conofee i bv:e* 
fici, che egli ha fatto alia generatane bumana.Però do* 
ura la mia Vedoua con tali della confi derat ione nolar 
molto ffteffo d'intorno alle opre del Signore:cofa, che io 
difopra,&* anco il primo giorno accennaiillche farà el* 
Uife primieramente leuarà gUocchial cielo;et confìdere 
ra quetla prima circonferenza, che contiene tutte le al* 
treilaquale fu,come fi uede,da Dio creata di forma sfe* 
fica er rotonda, per effer coiai forma er più bella er 
più capace di ciafeutì altra ; er creoUa di niente infoU 
uirtk della fua parolaie? dapoi la ornò di marauigliofi 
Moltitudine,®* uarietì di (Ielle, facendo che ella fi giraf 
fé con continuo mouimento fopra taffe(fl come le nojlrc 
menti uanno imaginando)chelafoftiene,le eflremiù del 
quale fono dette Poli. A quelU(per non ragionar di co* 
tai cofe^come Aflrologo minutamentc)fottopoje fette pu 
mi 7 tuno dall'altro diftantì er differenti fi pò- i/putio, 

L ij 



LIBRO 

tome per grandezza > iquali con mouimento al prima 
contrario 9 i loro corfi in diuerfì tempi fornifcono. Tra 
quefli il Sole er la Land; due occhi di tutta la circonfe* 
renza; più betti, er più nobili di ciafcun altro pianeta; 
notte che con perpetuo corfo dijlingueffero le ftagioni,et 
ficefjero le alterationi generatìoni <& corrvttioni,cbe fi 
veggono in quefto cerchio inferiore, A tutti ctiandio cfii 
Pianeti diede la diuina bontà diuerfe proprietà er uir* 
tkyfecondo leparue,cbe cìafcuno conuempeilequali non 
eflendo al noftro ragionamento neccfjarieje pretermet* 
to.Confidereràapprejfo l'intelletto Iettato a discorrere k 
opre marauigliofe di Dioiche [otto a tutti quefti cidi egli 
puofe et locò per ordine gli elementi, dando nel mezo di 
tutti,quafì come ombelico de y corpi celejlijeggio immo* 
bile alla terrai intorno citta quale pofe il mare,di [opri 
Vaerei oltra all'aere il fuoco:& fi come il mare empii 
di pefci;coft l'aere d'uccelli in tanto numero,*® 1 uarietàj 
che appena fi poffono annouerar tutte le (petit. Ne meno- 
e difftcile,a poter raccontar le diuerfe forti d y animali,cbe 
habitano la terra,parte a diletto,parte a nudrimenio>et 
parte a utilità delVhuomo.Et inueroychi potrebbe deferì 
nere bajleuolmente i parti marauigliofì della natura;chi 
la grandezzata bettezzuil fUo,le ricchezze ^et i frutti 
detta terra.Poncteui,Signora Dorothea 7 poneieui inanzi 
gliocchi dell'intelletto tutto ilfuo mirabile er riguarde* 
noie aff>etto:contemplatz i monti Je UàUi,i Burnì J fonti, 
i laghi, le campagne ,i bofebije felue,cbe fono in lei. Ri* 
guardatele biade Je piante J frutti J'berbe : mirate con 
quale ordine>con quale arte,co quanta uarietà quel crei 
tor di og>i coft Iddio trebbia prodotte^ ordinate con 



LIBRO 

la betlezzdj'ordìneja proporzione, er lamdrduigliofé ;l 
arte,con che quello flupendo Artefice zrfolo fapientt ti 
Maeftro formò di pdrte in pdrte,et compofe queflo cor \ 
pò mortaleiet tale egli uifì dimojlrer^che i marauiglii t 
ft alcuni non fapendo trouare altra noce a tanta eccelle» 
Zd conueniente, lo chiamarono picchi mondo. Ma che! 
Non pdrue affai alla infinita carità di Dio di hauer erti 
to tkuomo 9 zr tante cofe per tbuomo: fé ancord ueggttk 
dolo per ld dìfobedienza del primo padre caduto dalli | 
Ulta atla morte ,dal domìnio attaferuitu,& dalla he ditti 
dine aUa miferia>non mandaua ilfuo unico er immdcuU 
to figliuolo di cielo in terrd y per fodiifare alla eterna gin 
ftitia con la fua morte y et al debito giuftamente contratto 
da tutti idifeendenti di Adamo.Confiderando adunquek 
Chriftiaha Vedouajddio hauer creato ogni cofa per Iti, , 
er in cdrne humanajn quanto huomo,ejJer uenuto a mo . 
rir per leUcome potrà effer di co fi duro et freddo cuore, \ 
che non fi fenta intenerire er infiammare tutta di uiud 
amoretzr antmdolójw procacciar di adempire ad ogni 
tempo la uolontd del celefie fpofof E x uero, che niuno lo 
può amare>quanto conuieneipercioche chi è quefìhuomo 
o quella Donnd^che habbia la mente,l 1 animo>&' il cuore j 
fi fattamente rìuolti a Dioiche non ami molto più le coft 
terrene??? quantunque a noi paia altrimente ; alhora ci 
accorgiamo del nofiro errore^quando mancandoci alcun 
Hi cofa cardyfenzd fine ci attristiamo ; difiderando non 
iquetlo 3 che uuole il Signor e,maqueUo,cbe aggrada a noi 
Solamente lamor nofiro è giunto a perfettiòne, quando 
il uoler nofiro è cofi unito con quetlù detta cofa <mata 9 
che diuenendo un filo , necejforidmenU dipende ad lei* 



TERZO. 8! 

|mj quefla union di uolerli>c affiti più dgcuole a poter jì 
drc con lo fpofo carnale y che con quefto fyir itale V fo 
\o buono. Co fi è uer amente f e mifuriamo lobligo noflro, 
y le forze noftre : ma fé amene che lafua pietà rompi 
la pietra de* noflri cuor i y facendogli teneri z? di carne, 
o come alhora il fuo fanto fuoco entrandoui dentro>ab* 
brucieremo tutti in fornace di caldifimo et ardentifiimo 
Amorc;cr per conjeguente quel,cb y era non pur malage* 
wle>ma imponibile appo noiifxrà in uirtk di quella tati 
o facile >che folamente lafua uolontà regnerà nella no» 
tira animalo' morti di maritici mogli,di fìgliuoluper* 
iittdi ricchezze*?? de beni mondani ;infir miti, perfe* 
:utioni,zrfìfatti,tutti bauremo alhora per nuUaifapen 
io ciò effer di uolontà del noflro padre, nel noflro fr atei 
lOyfigliuolo,zr frofo Christ obliquale per noflro uti 
le ci di quefle co fé mortali , erper noflro utile le ci to= 
glieXonfiderando ancoraché hauédo iddio in mano (ne 
uoglio qui bora entrarle nel profondo Abifjo della prò 
uidenza Diuina)U gouerno delle cofe cojì terrene, come 
celefli , niuna opera qua giù aidem , fé non di ordine di 
quella fapiez*,cbe nò può errare>di quella fomma bontà, 
che non può nofempre procurare di bene de'fuoi diletti; 
di quella fomma potenza,di cui ogni forza è mmore.Ri» 
corra adunque quefla uedoua(zr par landQ della uedoud 
intendo ciafeuna donna,zr ciafeuno huomo)con lo ffùri 
tofouenteaDio; lui preghile accenda il fuo cuore di 
quello amore,cbe gli fi conuieneiperciocbe da lei farà fem 
prefredda.et ciò facilmente otterrà , chiedendo il dono 
con falda fededaquale fempre precede ogni buona attio* 
ne,fi come d lampo la fatta er il tuotio.DJtpoi nefegui 



L I B R O 

ranche preponendo lamor di Dio a tutte le créature or 
diletti del mov.ic.c.mcra quefte cole mortali^ come opt 
re di cfjo Dic;cr di citfeuna- fi ftruirk fecondo ibìfogri 
della uit* a gloria fitditutto benedicendo ,er tutto ruotai 
feendo àaUafuagratia.Se hdurx alcun figliuolo filmerei 
che bene per lei era ad hauerne fenoli ne baurdjertm 
trefiycke bene (ìd a non batterne : cy con qiufìx regoli^ 
confìdererd tutte le altre co/è. Sempre (lari con tema di 
offendere il fuo fpofofempre con certezz* di batterlo 
fefo ; er fempre con ijperanzx di ottener perdono de 
fue colpe.Sarì di continuo in fé fxeffa humile.et tutu A 
dente dì carità uerfo il profilino; farà contenta di rimi* 
nei' fi ncUx prigione delle membra, quanto dggraderdm 
fuo amante ; & allo incontro hxurd caro di partirfei 
quando piacerà a Iucche uè Uhi mxndatxifemprefe 
do titUe uifeere tejfetto di quella uoce.uenfimo tefl, 
nio di chi ama ; Si a fatta la tva volq*i 
t 4: concio fd cofd^che chiunque cerca y che lafua uo> 
tà fix pofix innanzi a quella d'iddio^ non lo conofee 
perche non lo conefee+non tama.Cofi adunque cieco 
empio.non s\wedendo ^procaccia il fuo male.Queflo t 
fommx quanto io guidicOyche pofjx abondeuolmente 
ftare,non pure ad una uedoua,ccme fete uoi,ma d eia 
ti' altra donna er buomo per uiuere chrijlianamente 

IL F I N E. 

REGISTRO/ 

ABCDEFGHIKL. 

Tutti fono Quaderni, eccetto L^ch'è Duerno ♦ 



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